Differenze funzionali fra CAI e RIP

Fra le banche dati CAI e RIP (a parte le differenze strutturali già esaminate) va sottolineata innanzitutto la diversa funzione assolta. Il bollettino dei protesti nasce con la finalità squisitamente civilistica di dar notizia del fatto obiettivo del rifiuto del pagamento degli assegni da parte del traente del titolo, a prescindere dalle ragioni che ne hanno determinato il mancato pagamento; la CAI, invece, si configura come servizio finalizzato al perseguimento del corretto funzionamento del sistema dei pagamenti, rappresentando lo strumento informativo necessario per dare attuazione al nuovo sistema sanzionatorio degli assegni bancari e postali. Nel suo nucleo centrale l'archivio in discorso consente, infatti, di rendere efficace ed operativa la sanzione della revoca di sistema realizzando una pubblicità costitutiva, necessaria per impedire a chi abbia emesso assegni senza autorizzazione o senza provvista di emettere assegni per un periodo di sei mesi dalla data di iscrizione nel medesimo archivio.

A differenza di quanto previsto per il bollettino informatico dei protesti, l'iscrizione dei dati nominativi nella Centrale d'Allarme Interbancaria non presuppone il protesto dell'assegno, ossia l'accertamento con atto pubblico del rifiuto di pagamento del titolo, essendo sufficiente che il trattario abbia accertato il mancato pagamento dell'assegno alla data della presentazione del titolo effettuata in tempo utile(dichiarazione equivalente al protesto per i soli effetti dell'azione di regresso).

D'altro canto non in qualsiasi ipotesi di rifiuto di pagamento il trattario (banca o poste) è obbligato ad effettuare la segnalazione in CAI, ma soltanto qualora accerti che l'assegno sia stato emesso senza autorizzazione o senza provvista, e, in quest'ultimo caso, solo dopo il decorso del termine di sessanta giorni senza che il traente abbia fornito la prova di aver adempiuto al cosiddetto "pagamento tardivo" dell'assegno.

Diversamente, qualsiasi ipotesi di rifiuto del pagamento accertata con atto di protesto è destinata ad avere pubblicità nel bollettino, anche qualora per esempio attenga ad assegni emessi con firma apocrifa.

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  • Rosaria Proietti 26 aprile 2012 at 03:48

    Il protesto dell’assegno, com’è noto, consiste nella constatazione ufficiale eseguita con atto autentico (di notaio o di altro pubblico ufficiale a ciò abilitato, come i funzionari delle stanze di compensazione della Banca d’Italia) del rifiuto del pagamento del titolo, il cui compimento costituisce condizione necessaria affinché il portatore possa esercitare le azioni di regresso (art. 45 del r.d.l. 21 dicembre 1933, n. 1736 nota come legge assegni), mentre il suo difetto non pregiudica l’esercizio dei diritti cartolari nei confronti del traente.

    Anche se nel caso di azione di regresso nei confronti del traente il protesto non è necessario, di solito accade che il creditore, e per esso usualmente la banca negoziatrice, proceda a far constatare con un atto autentico del competente pubblico ufficiale il mancato pagamento del titolo alla data della presentazione. Evidentemente il motivo risiede nel fatto che l’assegno protestato è titolo esecutivo sulla base del quale è possibile ottenere direttamente il precetto.

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