Il redditometro » Conosci il tuo nemico

L’abbiamo ripetuto fino alla nausea: il redditometro, il nuovo strumento di accertamento emanato dall’agenzia delle entrate, è ufficialmente partito. Le prime comunicazioni di accertamento sono state, infatti, spedite ai contribuenti che sono considerati dall’agenzia delle Entrate a rischio evasione, per la differenza troppo marcata fra le spese effettuate nel periodo d’imposta 2009 e il reddito dichiarato. Ma non finisce qui: in alcune fattispecie sono già stati effettuati gli incontri di confronto con i contribuenti. Comincia, dunque, a prendere corpo il meccanismo del redditometro.

Ma come devono fare i consumatori a difendersi efficacemente dal redditometro?

Innanzitutto, analizziamo il funzionamento della procedura.

Per cominciare, va riscontrato che le spese certe quantificate nell’accertamento siano corrette.

Si tratta, infatti, di pagamenti che risultano nell’Anagrafe tributaria imputati al contribuente, quali, ad esempio, utenze, canoni di locazione, leasing o rate di mutuo.

L’Anagrafe tributaria, normalmente, determina il dato presumendo il regolare pagamento del contratto a monte.

In queste ipotesi, è fondamentale dimostrare che la quantificazione effettuata è fondata sulla presunzione di regolare adempimento degli obblighi contrattuali del contribuente, ma che ciò non è avvenuto.

Potrebbe essere utile allegare, per esempio, solleciti di pagamento o richieste di interessi di mora.

Come espediente, inoltre, è sempre possibile giustificare il proprio tenore di vita, superiore rispetto al reddito dichiarato, facendo ricorso ai proventi provenienti dagli altri componenti della famiglia

Va tenuto conto, infatti, che ai fini del redditometro rileva il reddito dei familiari, non quello dei conviventi, con la conseguenza che l’accertamento sarà molto più difficile per famiglie allargate e conviventi.

Qualora, invece, la maggiore fonte di reddito provenga da una donazione di un familiare, è sempre necessario prevenirsi con una scrittura privata.

Per far ciò, i documenti necessari sono una scrittura privata (meglio se con data certa), un bonifico bancario e la prova della restituzione delle somme prestate negli anni successivi.

Un’altra fattispecie nella quale le spese a nome del contribuente non dovrebbero valere per la quantificazione di maggior reddito, si verifica quando sono sostenute da una terza persona.

Parliamo, appunto, alle utenze intestate al figlio, ma pagate da uno dei genitori.

Se ciò è avvenuto attraverso canali bancari, sarà sufficiente produrre le contabili.

La questione, invece, si complica quando gli oneri sono sostenuti con denaro contante.

Per questo scopo potrebbe essere utile qualunque elemento che possa concretamente dimostrare la circostanza, come, ad esempio, i prelevamenti effettuati in concomitanza del pagamento delle fatture del figlio ovvero l’alto reddito dei genitori

Per situazioni più ordinarie, invece, il consiglio è quello di ottenere la prova che il contribuente aveva denaro, di legittima provenienza, a propria disposizione.

Oltre ai redditi esenti o tassati alla fonte, possono rilevare anche prestiti, donazioni, fidi bancari o denaro accantonato.

Se i pagamenti sono avvenuti con sistemi tracciabili, sarà sufficiente produrre le ricevute. In caso contrario, potrebbe essere utile ricostruire coincidenze di date tra possibili prelevamenti di contanti rispetto alla data di pagamento.

In caso di redditi incapienti rispetto agli investimenti che sono stati effettuati, invece, il contribuente sotto esame deve procedere alla dimostrazione dell’esistenza di elevata liquidità sui conti correnti, di disinvestimenti effettuati negli esercizi precedenti o di ottenimento di mutui.

Qualora, invece, le spese ordinarie risultino superiori al reddito dichiarato, per difendersi, bisognerà fare riferimento all’utilizzo di fidi bancari, al sostenimento delle spese da parte di terzi, oppure all’ottenimento di finanziamenti, prestiti e donazioni.

Passando alle spese presunte da contratti registrati, come mutui, locazioni o leasing, il contribuente potrà verificare il corretto pagamento di tutte le rate. Qualora non lo facesse, dovrà documentare la propria situazione con solleciti ricevuti o con la richiesta di interessi di mora

Fate attenzione: conservare i soldi in banca non vi salverà dal redditometro.

Il fisco, infatti, presume la ricchezza del contribuente e l’eventuale evasione anche sulla scorta dei risparmi sul conto corrente.

28 Maggio 2014 · Andrea Ricciardi

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Stai leggendo Il redditometro » Conosci il tuo nemico Autore Andrea Ricciardi Articolo pubblicato il giorno 28 Maggio 2014 Ultima modifica effettuata il giorno 2 Agosto 2017 Classificato nella categoria dichiarazione dei redditi Inserito nella sezione fisco, tributi e contributi

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