Come funziona il recupero crediti nella fase giudiziale

La fase giudiziale di recupero del credito viene avviata nel caso in cui l'intervendo in sede stragiudiziale non abbia dato esito positivo oppure nel caso in cui si intenda comunque procedere in giudizio nei confronti del debitore inadempiente.

Il ricorso al tribunale è l'ultima via da percorrere quando la fase stragiudiziale (che consente di ridurre tempi e costi) non produce alcun risultato; OBBIETTIVO PRINCIPALE: ottenere un titolo esecutivo, ovvero l'atto o il documento in base al quale è possibile avviare l'esecuzione forzata sui beni del debitore (es.: l'automobile, la casa, somme di denaro, i beni della società, ecc.).

Generalmente, l'azione legale viene intrapresa previa verifica del buon esito del recupero coattivo del credito, ovvero solo quando, a seguito degli accertamenti economico/patrimoniali eseguiti nella fase stragiudiziale emerge un capitale sufficiente a coprire il credito insoluto (il possesso di beni pignorabili).

La mancanza di beni pignorabili, di solito, rende “sconveniente” avviare l'azione giudiziaria, anche perché in caso di esito negativo sarà il creditore a sopportare le spese legali. Solo in caso di crediti di importo elevato potrebbe essere utile procedere comunque con l'azione legale, al solo fine di portare in detrazione i crediti insoluti (tale fine è perseguibile anche attraverso la cessione del credito).

A seconda dei casi, il creditore può agire in diversi modi per far valere i suoi diritti.

Ad esempio, se il creditore è in possesso di prove documentali che attestino il suo diritto, il nostro ordinamento prevede un procedimento sommario che consente di ottenere, in tempi brevi, un titolo esecutivo. Per avviare tale procedimento è necessario che il credito sia:

  • certo (esistente, ovvero provato da documenti quali: contratto, fatture, bolle accompagnatorie, estratto autentica registro IVA ecc.);
  • liquido (certo nel suo ammontare);
  • esigibile (non sottoposto a termine o condizione).

Nel caso non si verifichino tali condizioni o non si disponga già di un titolo esecutivo (che consente di agire subito con atto di precetto), sarà necessario agire in via ordinaria (con atto di citazione) sempre al fine di ottenere un titolo esecutivo, ma con un notevole prolungamento dei tempi.

Se il creditore, invece, è già in possesso di titoli esecutivi (ad es. cambiali o assegni protestati) potrà agire immediatamente per ottenere l'esecuzione forzata sui beni del debitore. Negli altri casi l'esecuzione forzata potrà essere effettuata solo in virtù di titoli esecutivi costituiti mediante sentenza o altri provvedimenti.

Con l'atto di precetto il creditore intima al debitore di adempiere l'obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine, non inferiore a 10 gg.

In caso di mancato pagamento entro il termine stabilito, il creditore ha la facoltà di chiedere all'ufficiale giudiziario il pignoramento di tutti i beni del debitore fino all'integrale soddisfacimento del proprio credito.

Il Pignoramento dei beni

Il pignoramento ha la funzione di vincolare i beni da assoggettare all'esecuzione forzata e consiste in una ingiunzione che l'ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito i beni oggetto dell'espropriazione e i frutti di essi.

Con il pignoramento, quindi, ha inizio il processo esecutivo diretto a sottrarre coattivamente al debitore determinati beni (pignorabili) facenti parte del suo patrimonio ed a convertirli in denaro, al fine di soddisfare integralmente il creditore.

Sequestro conservativo

Il sequestro conservativo è una misura cautelare diretta a garantire il credito, quando vi sia il pericolo o il fondato timore di perdere la garanzia dello stesso (ad es. quando si presume che il debitore possa “nascondere” i beni oggetto di pignoramento, approfittando delle lungaggini del procedimento ordinario).

Pertanto, ancor prima di iniziare l'azione legale di recupero crediti è possibile vincolare giuridicamente i beni pignorabili del debitore per poi convertire, successivamente (con l'ottenimento della sentenza di condanna esecutiva), il sequestro conservativo in pignoramento.

I presupposti per la concessione del sequestro conservativo sono: -la ragionevole apparenza del diritto (ovvero, esistenza del credito); -il pericolo o il fondato timore di perdere la garanzia del credito.

La fase giudiziale di recupero crediti in caso di fallimento del debitore

In generale, nel caso in cui il debitore sia un imprenditore commerciale e si trovi in stato di insolvenza è possibile attivare la procedura concorsuale di fallimento. Tale procedura è finalizzata a realizzare coattivamente ed in modo paritario i diritti dei creditori, attraverso la liquidazione delle attività presenti nel patrimonio del debitore.

Quanto ai due requisiti, la qualità di imprenditore implica che sono esclusi dalla procedura fallimentare: piccoli imprenditori, imprenditori agricoli, enti pubblici (per i quali è prevista la liquidazione coatta amministrativa), e le grandi aziende in crisi (per le quali è prevista l'amministrazione straordinaria).

Infine, stato di insolvenza significa che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, e può essere provato ad es. attraverso una serie reiterata di protesti cambiari, un verbale di pignoramento con esito negativo (ad es. per mancanza di beni pignorabili), ecc.

L'importante è che il debitore non riesca a dimostrare la sua capacità di rimborso anche mediante un piano di rientro. Con la sentenza dichiarativa di fallimento il debitore viene privato dei suoi beni (con alcune eccezioni: assegni a carattere alimentare, beni e diritti strettamente personali, ecc) che vengono sottoposti all'amministrazione del curatore fallimentare, il quale redige l'inventario e provvede alla loro liquidazione.

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Stai leggendo Come funziona il recupero crediti nella fase giudiziale Autore Andrea Ricciardi Articolo pubblicato il giorno 17 marzo 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 15 giugno 2018 Classificato nella categoria attività di recupero crediti Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore.

Commenti e domande

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  • Loredana Costa 20 gennaio 2019 at 19:16

    Simone di Sainjust , la ringrazio in anticipo per la pazienza, ricapitolando: la mia è una sanzione amministrativa che non prevede il ritiro del passaporto in caso di mancato pagamento.

  • Loredana Costa 20 gennaio 2019 at 17:19

    Simone di Sainjust la ringrazio ancora per essere stato cosi esaustivo, e deduco che per una multa di 350 euro verso il comune della mia citta, di una vecchia bolletta, non rischio di vedermi ritirare il passaporto.
    Questo mi tranquilliza molto.

    • Simone di Saintjust 20 gennaio 2019 at 17:36

      Forse non è stato chiaro il precedente commento: la sanzione amministrativa per violazione al codice della strada non è tecnicamente una multa, anche se viene comunemente chiamata così. La multa in senso proprio, invece, è la sanzione pecuniaria che si paga invece di scontare una pena detentiva, nei casi in cui la legge prevede questo scambio.

      Insomma, a lei è stata comminata una sanzione amministrativa di 350 euro, non una multa.

  • Loredana Costa 20 gennaio 2019 at 16:13

    Simone di Sainjust , la ringrazio, e in effetti il mio passaporto non e cosi prezioso. Ho fatto questa domanda perche proprio ieri ho letto su un quotidano che un signore si é visto rifiutare il rilascio del passaporto per una multa dimenticata di 15000 euro. Penso si riferisse a multe del codice stradale.

    • Simone di Saintjust 20 gennaio 2019 at 16:18

      La legge numero 1185 del 21 novembre 1967, prevede che non possono ottenere il rinnovo o il rilascio del passaporto coloro che debbano espiare una pena restrittiva della libertà personale o pagare un’ammenda. Per questi ultimi, tuttavia, può essere richiesto il nullaosta all’autorità giudiziaria.

      Quando ci fanno una contravvenzione per infrazione al Codice della Strada in realtà ci rifilano una sanzione amministrativa. Ma, in qualche circostanza, l’infrazione prevede, congiuntamente alla sanzione amministrativa, anche l’arresto.

      E’ il caso della guida in stato di ebbrezza (per tassi alcolemici superiori a 0.8 g/l) o in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti, o anche quando ricorre l’omissione di soccorso.

      Ora, tecnicamente, si definisce arresto la pena detentiva che consiste nella temporanea privazione della libertà da 5 giorni a 3 anni. L’arresto fino a tre mesi può essere convertito dal giudice, quando siano rispettate specifiche condizioni, in una ammenda, vale a dire una pena pecuniaria sostitutiva dell’arresto.

      Per completare il quadro dei rischi che si corrono quando non si paga un’ammenda, aggiungiamo anche che, secondo l’articolo 102 della legge 689/1981, l’ammenda non pagata per insolvibilità del condannato si converte nella libertà vigilata per un periodo massimo di sei mesi oppure, a richiesta, in lavoro sostitutivo. In pratica, con un giorno di libertà controllata si scontano 38 euro (o frazione) di ammenda e un giorno di lavoro sostitutivo vale 25 euro (o frazione) di ammenda.

      Quello che è certo è che il mancato pagamento della cartella esattoriale originata da un’ammenda impedisce il rilascio o il rinnovo del passaporto senza il nullaosta all’autorità giudiziaria cui compete l’esecuzione della sentenza.

  • Loredana Costa 20 gennaio 2019 at 10:13

    Mi è arrivata una intimazione di recupero crediti dalla P.A.
    Mi hanno dato 60 giorni di tempo, dopodiché procederanno coettivamente. Essendo invalida, nullatenente, non avendo né risparmi né beni mobili ed immobili, possono sequestrato il passaporto per una cifra di 350 euro? Grazie

    • Simone di Saintjust 20 gennaio 2019 at 10:36

      La procedura di riscossione coattiva è finalizzata ad espropriare i beni del debitore e rivenderli all’asta per ricavare qualcosina. Lei crede che il suo passaporto troverebbe un acquirente in un’asta pubblica? Insomma, può stare tranquilla.



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