In caso di ritardo nell'adempimento di un contratto, si possono chiedere gli interessi al debitore?

Gli interessi sono dovuti di diritto, in ragione del tasso legale, dal momento della scadenza del credito e se il credito è liquido, cioè se è determinato nel suo ammontare (cosiddetti interessi corrispettivi).

In caso diverso gli interessi sono dovuti dal momento della costituzione in mora del debitore (articolo 1224 del codice civile). Inoltre è sempre possibile stabilire convenzionalmente un tasso di interesse, che andrà a sostituirsi a quello legale, purché il saggio non sia considerato usurario (articolo 1815 del codice civile) e il relativo patto sia stipulato in forma scritta (articolo 1284 del codice civile).

Infine, in taluni casi, la giurisprudenza ammette il cumulo degli interessi legali con la rivalutazione monetaria. Ciò avviene per le cosiddette obbligazioni di valore, ad esempio per le ipotesi in cui il credito non sia costituito da una obbligazione pecuniaria, oppure per il risarcimento del danno derivato da inadempimento contrattuale.

Il decreto legge 231 del 9.10.2002 “Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali” ha previsto inoltre che se il termine per il pagamento non è stabilito nel contratto, gli interessi decorrono, automaticamente, senza che sia necessaria la costituzione in mora, alla scadenza del seguente termine legale:

1. trenta giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
2. trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;
3. trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;
4. trenta giorni dalla data dell'accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell'accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data.

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Stai leggendo In caso di ritardo nell'adempimento di un contratto, si possono chiedere gli interessi al debitore? Autore Paolo Rastelli Articolo pubblicato il giorno 5 luglio 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 5 novembre 2016 Classificato nella categoria procedure di recupero crediti azioni esecutive ed espropriazione dei beni del debitore Inserito nella sezione recupero crediti.

Commenti e domande

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  • luigetto 5 novembre 2013 at 13:06

    Buongiorno. Dopo un decreto ingiuntivo emesso nel 2001 dal Giudice del lavoro nei confronti di un Comune dove prestavo servizio per il riconoscimento di una somma remunerativa dello stipendio non corrisposta, seguiva una prima opposizione dell’ente la quale veniva dichiarata inammissibile per scadenza dei termini dal magistrato e subito dopo una richiesta di riammissione con ricorso in appello dal quale scaturiva il 4 marzo scorso una sentenza definitiva con condanna dell’ente al pagamento della somma richiesta più gli interessi legali. Dopo i vari tentativi fatti dal mio legale compresa la trasmissione della sentenza il Comune si ostina a non pagare. Cosa si può fare. Mi hanno detto che anche con decreto esecutivo l’ente può fare un nuovo ricorso e ritardare ulteriormente il pagamento, E’ vero?

    • Simonetta Folliero 5 novembre 2013 at 13:18

      L’avvocato che l’ha assistita, le avrà certamente spiegato quali possono essere gli scenari futuri. La sentenza, da quanto lei riferisce, dovrebbe essere passata ormai in giudicato e non potrà essere rimessa in discussione la sua qualità di creditore e quella del Comune di debitore insolvente. Il Comune può ritardare di ottemperare ai suoi obblighi come un qualsiasi debitore, dal momento che è pressoché impossibile pignorare i conti correnti dove vengono versati gli stipendi destinati ai dipendenti e i fondi trasferiti dallo Stato e dalle Regioni a vario titolo (ammesso che ciò avvenga). Può tentare la strada della compensazione forzata, con il supporto di un buon fiscalista (non si devono sbagliare i calcoli), versando nelle casse comunali, a fronte di tributi locali dovuti (IMU, TIA, Tarsu), solo la quota di competenza regionale e statale.

  • Giusy81 27 maggio 2013 at 07:29

    Circa un anno fa ho azionato un recupero crediti ottenendo in prima istanza un decreto ingiuntivo, reso esecutivo nonostante l’opposizione del debitore.

    Ottenuto il D.I. il debitore mi propone una transazione evidentemente con il preciso intento di prendere tempo al fine di sottrarre i beni all’eventuale esecuzione.Ed infatti non trovando accordo ho notificato il precetto ed ho iniziato così la ricerca dei beni da pignorare, escludendo il pignoramento mobiliare per una situazione di precedente insolvenza con le banche ed anche perchè non saprei proprio come ricercare eventuali banche presso cui il debitore ha aperto dei conti, ammesso che siano coperti. Avevo intenzione di azionare così il pignoramento immobiliare, ma il furbo debitore risulta nullatenente. Al PRA ha delle auto che risalgono addirittura al 1970 con un valore che certamente non coprirebbero l’ammontare del credito (€15.000 ca.). A questo punto ho pensato o di contattare una società e cedere il credito ( ma non ho idea di quanto potrei recuperare) oppure sostenendo ulteriori costi in aggiunta di quelli già sostenuti per le ricerche effettuate, ingiungere con un pignoramento mobiliare presso l’abitazione costringendo il debitore ad indicare i beni……se non lo fa potrei denunciarlo ai sensi dell’art. 388 c.p.
    Che ne pensate?

    Ho letto il vostro articolo “Quali sono i mezzi predisposti dalla legge per recuperare un credito?” ma in effetti non trovo una risposta alla domanda “ma perchè se io sono creditore la legge non mi consente di recuperare il credito di fronte a chi vuole sottrarsi ad ogni costo?”
    Vi ringrazio per l’attenzione che vogliate rivolgere alla mia problematica.

    • Annapaola Ferri 27 maggio 2013 at 07:49

      Per denunciare il debitore che asserisce di non avere beni da indicare per soddisfare il pignoramento, è necessario, io credo, dimostrare che egli abbia dichiarato il falso. Per far questo, il creditore deve individuare beni pignorabili che siano nella disponibilità del debitore.

      Ed allora, il cechio si chiude. Il creditore potrebbe innanzitutto agire per recuperare quanto gli spetta. Poi, se vuole, può anche togliersi lo “sfizio” di denunciare il debitore …

      Ma, comunque, bisogna trovare prima i beni pignorabili.

      Se vuole cedere il credito, è difficile che una società di recupero crediti lo acquisti. Loro lavorano all’ingrosso.

      Potrebbe invece trovare un avvocato che si occupi anche di recupero crediti e proporre un “patto di quota lite”. In pratica una percentuale sull’importo recuperato. Di solito, questi professionisti sanno come individuare beni (in particolare conti correnti) nella disponibilità del debitore.

      Per rispondere alla sua ultima domanda, l’ufficiale giudiziario può accedere all’anagrafe tributaria. Ma deve volerlo e saperlo fare. E/o trovare un creditore che glielo chieda autorevolmente. Di più la legge non prevede. Al creditore, per fortuna, non è consentito di compensare il proprio credito con il prelievo di una libbra di carne viva del debitore nullatenente …



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