Lesione della dignità del debitore - Contatti telefonici insistenti e visite non concordate con il funzionario di recupero crediti

Parliamo, in pratica, dei contatti telefonici ripetuti, non graditi al destinatario ed intrusivi (detti anche del ‘terzo tipo' ) che ingenerano nel debitore stati di soggezione psicologica, timore, ansia, paura e ai quali, troppo spesso, fanno ricorso gli addetti alla phone collection delle società di recupero crediti come metodologia di lavoro, quasi sempre al riparo dell'impunità.

Una società di recupero crediti può incorrere nel reato di stalking (ed assumere, di conseguenza, la connotazione di stalker) quando un proprio dipendente integra nei confronti del debitore (non solo attraverso telefonate, ma anche ricorrendo ad sms, messaggi in chat e via e-mail) comportamenti reiterati nel tempo e tali da turbare la vittima, pregiudicandone le abitudini di vita.

Stalking vuol dire, letteralmente fare la posta. È un reato previsto dall'articolo 612 bis del codice penale che punisce con la reclusione chiunque metta in atto comportamenti tali da ledere la libertà, la privacy, la serenità, l'equilibrio psicologico altrui.

Le condotte che integrano lo stalking possono essere varie: appostamento, minacce, molestie, ricatti, sorveglianza intrusiva. Per quanto attiene il contesto di cui ci occupiamo, lo stalking può anche prescindere da comportamenti di tipo fisico e consistere, coma abbiamo già accennato, in ripetuti contatti telefonici (o via e-mail, chat, Facebook ed altri social network) non desiderati dal destinatario.

Per poter essere considerati atti persecutori, le richieste di contatto da parte della società di recupero crediti devono essere reiterate (almeno più di due episodi, a parere della Corte di Cassazione Penale - sentenza numero 6417 del 2010) e devono implicare documentate conseguenze negative sulla salute e sull'equilibrio psico-fisco della vittima.

Pertanto, il debitore che volesse dichiararsi vittima di stalking perpetrato da una società di recupero crediti e intendesse intraprendere azioni legali finalizzate alla condanna dello stalker ed al risarcimento del danno patito dovrebbe poter esibire documentazione medica attestante uno stato di prostrazione. di ansia e di disagio emotivo, conseguente al comportamento adottato dallo "stalker", tale da indurlo a modificare le proprie abitudini di vita e a provocare un effetto destabilizzante sul proprio equilibrio psico-fisico e su quello dei propri familiari.

In pratica, si tratterebbe di proporre querela contro la società di recupero crediti, affrontare un processo penale e poi, in caso di condanna per stalking del soggetto querelato, procedere alla richiesta di risarcimento del danno in sede civile.

Ma, esiste un'altra soluzione per porre fine alle persecuzioni delle società di recupero crediti e degli esattori telefonici che in esse vi lavorano, troppo spesso incoraggiati e sicuramente mai sufficientemente dissuasi dal mettere in atto comportamenti al limite dello stalking verso i debitori.

Soluzione meno impegnativa, ma che non pregiudica la possibilità per la vittima, di proporre querela in un momento successivo.

Le norme di cui all'articolo 8 del decreto legge 23 febbraio 2009, numero 11 (convertito con modificazioni in legge 23 aprile 2009, numero 38) possono essere utilizzate, in particolare dal debitore vittima di persecuzioni telefoniche, per inoltrare al Questore (autorità di pubblica sicurezza territorialmente competente) un'istanza finalizzata ad ottenere l'ammonimento (in sostanza un richiamo orale) della società di recupero crediti, oggettivamente responsabile della condotta in ambito lavorativo dei propri dipendenti, e la diffida a perpetuare azioni lesive della libertà, della salute, dell'equilibrio psico-fisico del debitore stesso.

Basterà semplicemente compilare un modulo in cui andranno riportate le generalità della società per conto della quale sono stati e/o vengono effettuati i contatti telefonici indesiderati e quelle dei testimoni che possano riferire dei toni utilizzati dall'addetto al recupero crediti, delle eventuali minacce profferite, dell'insistenza delle telefonate e del loro ripetersi nonostante l'invito esplicito a desistere, rivolto dal destinatario all'interlocutore. Sarà altresì utile riferire di eventuali violazioni della privacy che risultassero essere state integrate con maldestri tentativi di contatto del debitore presso il luogo di lavoro, gli amici e i parenti, senza nascondere le motivazioni per cui si stava effettuando tale ricerca.

Il Questore, una volta che sia stat presentata la richiesta di ammonimento, convocherà il presunto stalker ed ascolterà le persone informate dei fatti indicate dal debitore. Potrà anche, qualora lo ritenesse necessario, chiedere agli organi investigativi di acquisire ulteriori informazioni e/o prove sulla fondatezza di quanto esposto.

Completata l'attività istruttoria, il Questore potrà decidere se rigettare l'istanza, nel caso in cui gli elementi raccolti fossero valutati come non sufficienti a procedere. Oppure, ritenuti i fatti esposti fondati, attendibili e classificabili come espressione di atti persecutori o, comunque, come gravi indizi circa la possibilità che il reato di stalking sia effettivamente consumato in futuro, procederà all'emissione di un motivato decreto di ammonimento.

Il decreto di ammonimento potrà comportare, come conseguenza, la sospensione della licenza per le attività di recupero crediti e la procedibilità del reato d'ufficio. Il che significa che, nel caso in cui il soggetto ammonito dovesse continuare a reiterare, attraverso i propri dipendenti, condotte persecutorie nei confronti dei debitori, il Questore potrà procedere alla denuncia presso la Procura della Repubblica senza aver bisogno di una querela di parte.

Per porre una domanda sui comportamenti lesivi della dignità del debitore e su tutti gli argomenti correlati, accedi alforum, nella sezione riservata a debiti e sovraindebitamento.

17 agosto 2013 · Chiara Nicolai

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Commenti e domande

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  • daros 2 marzo 2017 at 14:47

    Vorrei avere un Vostro consiglio su come comportarmi inerentemente ad un problema con un prestito del 2003 del quale ho bloccato i pagamenti, a suo tempo, poichè non erano state conteggiate alcune rate pagate con bollettino anzichè RID e che, nonostante le mie richieste, non sono state reinserite. Successivamente ho avuto dei problemi lavoratrivi a causa dei quali non ho potuto pagare le rimanenti rate.

    ….
    ….

    Secondo voi è stata violata la mia privacy e , nel caso, cosa posso fare per far valere i miei diritti. Secondo voi ho subito un danno morale che può essere risarcito oppure è tutto normale?

    • Simone di Saintjust 2 marzo 2017 at 15:26

      Caro Daniele, le abbiamo già risposto, e da tempo ormai, nel forum: precisamente qui.

  • hyland 24 luglio 2013 at 16:54

    Buonasera a tutti e spero, in questo forum, di trovare una risposta al mio problema.
    Ho ricevuto la telefonata (molto gentile) di un’addetta di una società di recupero crediti per conto di un banca che, prima di richiedermi le modalità con cui avrei voluto rientrare dal debito, mi ha elencato perfettamente tutti i miei dati riguardanti il reddito, il luogo di lavoro e il nome dell’azienda per cui lavoro. I dati in oggetto sono stati forniti direttamente dal datore di lavoro. Vorrei sapere se è lecito questo “trasferimento” di dati sensibili o se da qualche parte è stato commesso, diciamo…un errore!!.
    Grazie.

    • Simone di Saintjust 24 luglio 2013 at 18:06

      La procedura di pignoramento presso terzi prevede che il creditore si procuri un decreto ingiuntivo presso il tribunale, preposto a vagliare la legittimità della pretesa. Poi, munito di precetto, egli può ingiungere al datore di lavoro di presentarsi al giudice e fornire tutte le informazioni necessarie per consentire la corretta definizione della quota dello stipendio da pignorare, nei limiti previsti dalla legge (reddito percepito dal debitore nonché l’importo di eventuali pignoramenti preesistenti e di cessioni del quinto in corso).

      L’approccio diretto al datore di lavoro messo in atto dal creditore, privo di titolo esecutivo (decreto ingiuntivo e precetto), integra una palese violazione della privacy. Che può essere sanzionata dal Garante, qualora il datore di lavoro sia disposto ad ammettere il contatto ravvicinato del “terzo tipo”.

      Insomma, il primo, grave, errore lo ha commesso il creditore. Certo, il datore di lavoro non ha lesinato le informazioni, ma può ben invocare di essere stato contattato e di aver creduto, in buona fede, che le richieste avanzate dall’interlocutore fossero legittime.

  • giangigi 22 febbraio 2013 at 10:15

    Gentile Signora De Bellis,
    la ringrazio per i suoi consigli.
    Come diceva quel personaggio, la risposta è “la seconda che hai detto”.
    Stamane sono stato chiamato nuovamente dalla finanziaria e alle mie rimostranze su quanto già esposto, mi è stato risposto grosso modo che “avendo io stesso dato comunicazione dell’indirizzo del mio luogo di lavoro al momento della rischiesta del finanziamento, in pratica sarebbero autorizzati ad inviare l’esattore anche presso il mio luogo di lavoro”. La mia risposta è stata “Staremo a vedere” e provvederò oggi stesso ad inviare una diffida.
    Grazie ancora.

    • Ornella De Bellis 22 febbraio 2013 at 10:28

      Come lei ha già compreso, cosa che mi fa molto piacere, le affermazioni dell’addetto al call center sono libere chiacchiere al vento.

      Mettiamola così: al momento, l’unica azione lecita concessa al creditore, che non deve essere preventivamente concordata con lei, è la notifica del ricorso per decreto ingiuntivo.

      Anche la eventuale segnalazione del suo nominativo ad una Centrale Rischi, come CRIF, deve essere preceduta da un avviso ad adempiere inoltrato a lei con raccomandata AR.

  • giangigi 21 febbraio 2013 at 15:57

    Vengo subito al dunque, come per la maggior parte di noi, sto perdendo il lavoro e già da qualche mese mi è stato ridotto lo stipendio e non sono più in grado di far fronte ai miei debiti con due finanziarie. Oggi ho comunicato il fatto a una delle due che in risposta mi ha inviato un sms con questo contenuto: “Preso atto del mancato riscontro ai nostri solleciti bonari, le comunichiamodi aver predisposto la visita di un funzionario esattoriale presso il suo domicilio o in alternativa presso il posto di lavoro. Si renda reperibile onde evitare l’ulteriore aggravio di spese a suo carico. Ufficio…”
    Dagli articoli che ho letto mi pare di capire che potrei già appellarmi alle disposizioni del Garante della privacy, in quanto sembrerebbe che la procedura minacciata dalla società non sia esattamente in linea con queste ultime.
    Pensate che potrei cominciare a tutelarmi inviando una lettera alla società, citando il richiamo del Garante, ed invitandola ad attenersi allo stesso?
    Vi ringrazio anticipatamente anche per le indicazioni su come intervenire direttamente nel forum.

    • Ornella De Bellis 21 febbraio 2013 at 18:02

      Mi sembra di capire che lei abbia ricevuto un sms dall suo datore di lavoro, che minaccia di inviarle visita fiscale, causa assenza per malattia, e le chiede di rispettare la reperibilità di legge.

      Se, invece, è stata la finanziaria a scriverle Preso atto del mancato riscontro ai nostri solleciti bonari, le comunichiamo di aver predisposto la visita di un funzionario esattoriale presso il suo domicilio o in alternativa presso il posto di lavoro. Si renda reperibile onde evitare l’ulteriore aggravio di spese a suo carico. allora è proprio vero che non si finisce mai di imparare. Dalle formule giuridiche prese a prestito per intimorire i debitori con messaggi ingannevoli, adesso sono passati a scimmiottare le ASL.

      Inutile aggiungere che lei non è obbligato a ricevere funzionari esattoriali. E se dovessero farle lo scherzo “cinese” di inviare qualcuno sul luogo di lavoro, può immediatamente presentare esposti per violazione della privacy e molestie rispettivamente al Garante della privacy ed all’Autorità Giudiziaria.

  • ferdinando gattuccio 26 novembre 2009 at 11:38

    Stalking e recupero crediti

    Esattamente quattro anni fa, con provvedimento del 30 novembre 2005, il Garante per la protezione dei dati personali interveniva su alcune discutibili abitudini delle agenzie di recupero crediti, imponendo un piccolo codice comportamentale mirato alla tutela della dignità del presunto debitore.

    Ma se è vero che oggi le attività di recupero si concentrano sul solo debitore (non essendo dunque più consentita la pubblica gogna con tecniche subdole, mirate a far conoscere la morosità a colleghi, vicini e familiari), gli operatori osservano però quotidianamente una sempre maggiore aggressività (nel caso di chi scrive, sulla base dei racconti dei propri clienti): il presunto debitore viene assillato – soprattutto negli orari del riposo e più volte al giorno – a mezzo telefonate ed sms dal contenuto molto duro, quando non riceve addirittura continue visite di agenti (pur in forma ormai riservata, per fortuna) a casa o sul posto di lavoro.

    Ritengo che detti comportamenti – ovviamente non riferibili a tutte le società che operano nel settore – non siano compatibili con la recente disciplina del c.d. stalking, che sanziona le molestie assillanti. Sarebbe opportuno un nuovo intervento regolatore. cav. avv. Ferdinando Gattuccio

    • Anonimo 25 luglio 2010 at 19:13

      a me telefonano a tutte le ore anche dopo le 21 e pure di sabato e domenica, se non rispondo continuano imperterriti ad intervalli di un’ora o meno, anche se rispondo e dico che al momento non posso pagare, continuano tali e quali. Oggi alle 16.35 l’ultima (sempre con numero non disponibile naturalmente), registrata dall’operatore con mio consenso, ho subito detto che stavo proprio in quel momento scrivendo una lettera di intimazione (cosa vera), ho voluto nome e cognome del tizio, mi ha dato solo il nome ma si è rifiutato di darmi il cognome (bè tanto l’ha registrata), ha detto che il recupero crediti può telefonare a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno, in pratica a sentir loro sembra che ne abbiano diritto dato che sono in arretrato e loro devono recuperare… premetto che ho solo il cellulare e solo quel numero e me lo devo pur portare appresso quando esco. Non so se rientri nel stalking ma sicuramente facendo così mi rendono impossibile starmene tranquillo almeno di sabato e domenica, quando magari sto con amici.
      Spesso sono costretto a mettere a zero la suoneria e a volte perdo altre chiamate. Di cambiare numero non ci penso proprio. Ho o no il diritto a non essere tempestato di chiamate? Per di più anonime (potrebbe essere chiunque, anche se si sa ormai). Ultima cosa, nonostante il perfetto italiano, ha detto che chiamava dall’ufficio di Dublino… sarà mica che da là possono violare la privacy di quì?
      E tutto questo per una carta revolving.
      Posto la lettera che ho intenzione di trasmettere alla finanziaria:

      ****** 25 – 07 – 2010 – ore 16.35

      Spett.le Bar*****, in data e oario indicato, ricevo l’ennesima telefonata domenicale da uno dei vostri
      incaricati al recupero crediti (un certo sig. A*****, il cognome si è rifiutato di fornirmelo),
      telefonata registrata dal vostro operatore con mio consenso, che alla mia lamentela sul
      fatto che oggi è domenica, dice che il recupero crediti può chiamare in qualsiasi giorno
      anche di sabato e domenica e anche a tarda sera.
      So bene la mia posizione debitoria nei vs. confronti ma questo non giustifica l’utilizzo
      spropositato che state facendo o permettendo, del mio contatto telefonico, che come
      ben sapete è l’unico numero in mio possesso, chiamando più e più volte al giorno.
      Con la presente quindi vi intimo a non continuare, tramite vostri incaricati, uffici recupero
      crediti o chiunque per vostro conto e/o su vostre disposizioni, a tempestarmi di telefonate,
      a tutte le ore, sabato e domenica compresi al numero 392 *******.

      Sono esasperato dall’accanimento con il quale mi si telefona, ripeto, a tutte le ore, ripeto
      di sabato e anche di domenica, senza nessun rispetto per la mia libertà personale.

      Richiamando il provvedimento prodotto ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. c, da parte
      del Garante della Privacy del 30.11.05 “Liceità, correttezza e pertinenza nell’attività di
      recupero crediti”, ed in riferimento al medesimo, intimo voi e chi per voi a non contattarmi
      più, nè a voce nè con sms, al numero di cellulare 392 ******* (ripeto unico numero attivo
      in mio possesso), in quanto l’attività di recupero crediti telefonico si svolge attraverso
      modalità invasive ed insistenti, tali da incidere in maniera significativa sulla qualità della
      mia vita privata.

      Detto questo, fermo restando che ho coscienza dell’obbligo nei miei confronti di
      adempiere la prestazione creditizia da voi fornitami, vi informo nuovamente
      che riprenderò regolari pagamenti appena la mia situazione economica me lo consentirà.

      In base al D.Lgs 196/2003 Codice in materia di protezione dei dati personali,
      vi autorizzo al contatto esclusivamente tramite servizio postale all’indirizzo:
      *************, già in vostro possesso e solo attraverso plichi chiusi indicanti esclusivamente
      le informazioni strettamente necessarie all’individuazione del mittente, oppure tramite
      PEC (posta elettronica certificata) al seguente indirizzo e-mail:
      *******@****.it del quale vi autorizzo il trattamento.

      Appurato che ora di contatti per le vostre comunicazioni ne avete a sufficienza, qualora
      dovessi ricevere ulteriori contatti telefonici come sopra, adirò tutte le vie consentitemi
      dalle norme e dalle leggi in vigore al fine di tutelare i miei diritti alla privacy
      e alla tranquillità familiare e personale.

      Saluti.”

      Spero sia utile ad altri e se qualcuno ha migliorie da proporre saranno ben accette grazie.

    • cocco bill 25 luglio 2010 at 19:44

      Ciao Anonimo. Il tuo prezioso apporto di debitore esperto sarebbe ancor più efficace se erogato in questo forum.

      In ogni caso, grazie!




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