Quando il creditore può comunicare a terzi dati personali del debitore

I dati relativi ad un contratto di finanziamento, anche di credito al consumo per l’acquisto di un veicolo, sono da qualificarsi come personali e non come dati sensibili: la lesione della riservatezza si ha se, detti dati, si portano a conoscenza di soggetti terzi, ma, nel caso in esame, la concessionaria è parte del contratto.

Il codice della privacy, infatti, riporta tra i casi nei quali il trattamento dei dati può essere effettuato senza consenso quello in cui il trattamento stesso sia necessario per eseguire obblighi derivante da un contratto del quale è parte l’interessato o per adempiere, prima della conclusione del contratto, a specifiche richieste di questi. La norma è evidentemente intesa a favorire lo svolgersi dei rapporti commerciali e richiede che il trattamento sia necessario ai fini della conclusione o dell’esecuzione del contratto.

Il requisito della necessità, ai fini della corretta esecuzione dei contratti di finanziamento e di acquisto del bene, sussiste nel caso di contratti (finanziamento ed acquisto del bene) tra loro collegati.

Inoltre, nel contratto di finanziamento il debitore indica un recapito telefonico (che può essere la propria residenza o il proprio studio professionale), con ciò legittimando il creditore ad effettuare ogni necessaria comunicazione presso di esso, né l’illegittimità del trattamento del dato personale può derivare dalla circostanza che la comunicazione viene effettuata con un soggetto diverso dal debitore (ad esempio un dipendente, un collaboratore o un familiare), trattandosi di soggetto evidentemente dal debitore delegato alla ricezione di ogni tipo di comunicazioni.

I passi sopra riportati rappresentano la sintesi della sentenza della Corte di cassazione 1655/16.

2 Febbraio 2016 · Giovanni Napoletano

Social Mailing e Feed


condividi su FB     condividi su Twitter     iscriviti alla newsletter del blog     iscriviti al feed RSS degli articoli del blog forum

Seguici su Facebook

Approfondimenti

Violenza e minacce al debitore da parte di un addetto al recupero crediti - Quando è configurabile l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni e quando, invece, si tratta di vera e propria estorsione
Il delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e quello di estorsione, si distinguono non per la materialità del fatto, che può essere identica, ma per l'elemento intenzionale che, qualunque sia stata l'intensità e la gravità della violenza o della minaccia, integra la fattispecie estorsiva soltanto quando abbia di mira l'attuazione di una pretesa non tutelabile davanti all'autorità giudiziaria. In pratica, si tratta di estorsione se, ad esempio, la pretesa è fondata su di un credito ormai prescritto, oppure quando l'iniziativa nei confronti del debitore viene assunta da un soggetto che non è in alcun modo titolare del diritto derivante ...

Le telefonate e gli SMS degli addetti al recupero crediti possono integrare il reato di molestia o disturbo al debitore
Abbiamo spesso invitato i debitori a rivolgersi all'Autorità giudiziaria con un esposto denuncia a fronte delle insistenti telefonate effettuate dagli addetti al recupero crediti che si reiterano nel tempo, anche dopo la chiara diffida verbale del debitore ad astenersene. Il diritto del debitore a non essere molestato via telefono, o attraverso SMS, poggia sull'articolo 660 del Codice penale che configura il reato di molestia o disturbo alle persone. Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l'arresto fino ...

Legittima la segnalazione in Centrale Rischi se dopo il pagamento in ritardo delle rate pregresse il debitore rifiuta di regolare l'adempimento delle rate in scadenza tramite Rapporto Interbancario Diretto
L'appostazione a sofferenza di una posizione debitoria implica una valutazione da parte della banca inerente la complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo di quest’ultimo nel pagamento del debito. Tanto premesso, ai fini della segnalazione alla centrale dei rischi, la nozione di insolvenza non si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come deficitaria, ovvero come di grave difficoltà economica, senza, quindi, alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità del credito o a quello dell'insolvenza fallimentare. Il cosiddetto modulo RID ovvero Rapporto Interbancario ...

Assistenza gratuita - Cosa sto leggendo

Richiedi assistenza gratuita o ulteriori informazioni su quando il creditore può comunicare a terzi dati personali del debitore. Clicca qui.

Stai leggendo Quando il creditore può comunicare a terzi dati personali del debitore Autore Giovanni Napoletano Articolo pubblicato il giorno 2 Febbraio 2016 Ultima modifica effettuata il giorno 21 Agosto 2017 Classificato nella categoria attività di recupero crediti Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore

Commenti e domande

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo (o commentarlo) e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima accedere. Potrai accedere velocemente come utente anonimo.

» accesso rapido anonimo (test antispam)