Quando l'artigiano è un piccolo imprenditore non fallibile

Com'è noto sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici.

Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti:

  1. aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila;
  2. aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell'istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila;
  3. avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila.

I piccoli imprenditori non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo, anche se non in possesso congiunto dei requisiti appena elencati.

Il codice civile definisce piccolo imprenditore l'artigiano che esercita un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

E' rilevante, allora, capire quando un artigiano, che non possieda i requisiti congiunti sopra elencati, possa essere considerato un piccolo imprenditore (non un imprenditore) e, come tale, escluso comunque dalle disposizioni sul fallimento.

L'artigiano va considerato un normale imprenditore commerciale, come tale sottoposto a fallimento, allorché abbia organizzato la sua attività in modo da far assumere al suo guadagno i connotati del profitto, avendo in tal modo organizzato una vera e propria struttura economica a carattere industriale con un'autonoma capacità produttiva, sicché l'opera di esso titolare non sia più né essenziale né principale.

In tale ambito, al fine di accertare la ricorrenza della qualità di piccolo imprenditore occorre valutare alcuni criteri tra cui l'attività svolta, il capitale impiegato, l'entità dell'impresa, il numero dei lavoratori, l'entità e qualità della produzione, i finanziamenti ottenuti e tutti quegli elementi atti a verificare se l'attività venga svolta con la prevalenza del lavoro dell'imprenditore e della propria famiglia.

Non può escludersi la natura artigiana dell'impresa, e quella di piccolo imprenditore del titolare, sulla base del suo volume di affari, inteso come l'ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi effettuate dall'artigiano, registrate o soggette a registrazione con riferimento ad un anno solare.

Tale criterio, infatti, di per sé solo non appare sufficiente per riscontrare od escludere la natura artigiana di un'impresa. Essendo evidente, ad esempio, che un artigiano orafo, il quale per creare i propri gioielli utilizzi metalli e pietre preziose, avrà un volume d'affari di un certo rilievo dovuto al valore intrinseco degli oggetti creati e successivamente venduti, derivante dalle materie prime utilizzate anche se abbia svolto la propria attività di persona e senza dipendenti.

La natura artigiana dell'impresa va dunque accertata in riferimento ad altri parametri che nel loro complesso possono portare ad una adeguata valutazione.

In primo luogo sarebbe necessario individuare l'incidenza del lavoro del titolare dell'impresa ed eventualmente dei suoi familiari nello svolgimento dell'attività imprenditoriale in relazione ai dipendenti utilizzati.

In tal senso occorrerebbe conoscere quanti questi ultimi siano. È infatti evidente che un imprenditore che abbia alle sue dipendenze un grande numero di lavoratori non potrebbe comunque essere considerato artigiano poiché un consistente apporto esterno di forza lavoro comporterebbe l'esistenza di una organizzazione dell'impresa di dimensioni tali che farebbe escludere la prevalenza della attività lavorativa del solo titolare.

In secondo luogo, sarebbe necessario accertare il capitale investito nell'impresa, sia in termini di strutture e macchinari che di materie prime poiché anche in tal caso un capitale di rilevante entità porterebbe ad escludere una prevalenza del lavoro umano del solo titolare dell'impresa.

Così si è espressa la Corte di cassazione nella sentenza numero 5685/15.

24 marzo 2015 · Patrizio Oliva

condividi su FB condividi su G+ condividi su Twitter iscriviti alla newsletter del blog iscriviti al feed RSS degli articoli del blog forum

Approfondimenti e integrazioni dal blog

Recupero del TFR quando il datore di lavoro è fallibile ma non può essere dichiarato il fallimento
La legge prevede il pagamento del TFR da parte dell'INPS qualora il datore di lavoro, non soggetto a fallimento, non adempia, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro, a detto pagamento, ma requisito indispensabile è che il lavoratore abbia infruttuosamente esperito l'esecuzione forzata per la realizzazione del credito. Ricordiamo, ...
Impresa familiare e trattamento fiscale - Come funziona
Nel regolare i rapporti tra titolare dell'impresa familiare e suoi collaboratori, parenti e affini, quando tra questi non sia stato configurato un diverso rapporto (quale prestazione di lavoro subordinato, società, associazione in partecipazione o comunione di azienda), Il Codice civile (articolo 230 bis) prevede che ai collaboratori che prestino la ...
Esdebitazione fallimentare - la liberazione dai debiti dell'imprenditore fallito
Va innanzitutto chiarito che un imprenditore, per poter essere considerato "fallibile", deve possedere almeno uno dei seguenti requisiti: aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall'inizio dell'attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo superiore ad euro trecentomila; ...
Irap dovuta dall'imprenditore commerciale che è titolare di impresa familiare
Deve ritenersi soggetto all'imposta IRAP l'imprenditore commerciale, titolare di un'impresa familiare (non i familiari collaboratori), afferendo l'IRAP non al reddito o al patrimonio in sè, ma allo svolgimento di un'attività autonomamente organizzata per la produzione di beni e servizi ed integrando la collaborazione dei partecipanti quel qualcosa in più dotato ...
L'imprenditore può essere dichiarato fallito entro un anno dalla data di cancellazione dell'impresa dall'apposito registro - Anche se l'attività è effettivamente cessata in epoca anteriore
Il termine di un anno, entro il quale l'imprenditore che abbia cessato la sua attività può essere dichiarato fallito, decorre dalla cancellazione dal registro delle imprese, senza possibilità per l'imprenditore medesimo di dimostrare il momento anteriore dell'effettiva cessazione dell'attività, perché solo dalla suddetta cancellazione la cessazione dell'attività viene formalmente portata ...

Spunti di discussione dal forum

Cartelle Equitalia – cinquantamila euro di debiti per piccolo artigiano
al compimento dei 18 anni mio padre mi ha fatto firmare dei documenti per iniziare un'attività come piccolo artigiano a nome mio, ma della quale non me ne sono mai occupata, lo scopo era aprire una piccola azienda a mio nome per ricevere delle agevolazioni economiche che venivano concesse ai…
Pignoramento Immobili funzionali ad attività di Artigiano
Mio padre possiede 1/2 di un immobile in cui svolge la propria attività di artigiano: di recente Equitalia ha iscritto ipoteca per un ammontare di tributi non pagati pari a circa 150 mila Euro. Il debitore non possiede altri beni, nè mobili nè immobili. E' possibile che Equitalia possa procedere…
Fallimento ed ottenuta esdebitazione – Può l’Agenzia delle entrate chiedermi ancora l’IVA?
In seguito alla chiusura del fallimento ho ottenuto dal tribunale l’esdebitazione: l'agenzia delle entrate, però, mi richiede delle somme riguardanti IVA (cifre ovviamente inerenti all'attività per la quale ho chiesto il fallimento) notificate al curatore l’anno della dichiarazione del fallimento (ma dopo la data di apertura). Per questo motivo sarebbero…
Validità Contratto Affitto Immobile Parzialmente Ipotecato dopo Asta Equitalia
La quota di 1/2 di un locale accatastato C/3 ed adibito a laboratorio artigianale da parte del proprietario è stato sottoposto ad ipoteca da parte di Equitalia e non è ancora avvenuto il pignoramento. Se venisse stipulato un contratto di affitto ad uso deposito a durata libera (es. 10 anni)…
Chiusura attività per una società in accomandita semplice – Come procedere?
Sono socia accomandataria di una SAS (impresa artigiana nel settore tessile) che negli anni ha raggiunto una situazione di indebitamento insostenibile e nessun accesso al credito per far fronte agli ordini. Vorrei chiudere l'attività. Quali sono le procedure da adottare e quali i costi? Mio marito è socio accomandante e…

Assistenza gratuita e link a ritroso

Richiedi assistenza gratuita o ulteriori informazioni su quando l'artigiano è un piccolo imprenditore non fallibile. Clicca qui.

Stai leggendo Quando l'artigiano è un piccolo imprenditore non fallibile Autore Patrizio Oliva Articolo pubblicato il giorno 24 marzo 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 19 giugno 2016 Classificato nella categoria composizione delle crisi da sovraindebitamento, debiti esdebitazione e fallimento debitore con legge 3/2012 Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore.

Commenti e domande

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo (o commentarlo) e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima accedere cliccando questo link. Potrai utilizzare le tue credenziali social oppure accedere velocemente come utente anonimo.

Altre info

staff e collaboratori
privacy e cookie
note legali
contatti



Cerca

Domande?