Pignorabilità delle pensioni - minimo vitale

La sentenza numero 506/2002 della Corte Costituzionale fissa un importante paletto in tema di pignorabilità delle pensioni. Con riferimento sia alle pensioni erogate dall'I.N.P.S., così come quelle proprie del settore pubblico (I.N.P.D.A.P.),   la sentenza appena citata consente la pignorabilità delle pensioni - nella consueta misura del quinto - per ogni credito,  da determinarsi sulla parte aggredibile del trattamento in quanto eccedente le esigenze minime di vita del pensionato (diversamente, la parte necessariamente destinata a soddisfare tali esigenze, resta sottratta ad ogni pretesa esecutiva - ad eccezione dei creditori qualificati individuati ai precedenti punti 1, 2 e 3 ).

Fatta salva tale vitale esigenza, la parte eccedente è regolarmente assoggettabile al regime generale della responsabilità patrimoniale del debitore. Al riguardo si osserva che non avendo il Legislatore ancora stabilito la parte di pensione impignorabile, resta al Giudice, attraverso la sua libera valutazione, di determinare la sussistenza dell'eccedenza  per poi, eventualmente, disporne l'assegnazione al creditore.  Sul punto, il Tribunale di Cagliari,  discostandosi in modo più favorevole al debitore, rispetto ad altri orientamenti ha, ormai da tempo, ritenuto di individuare nell'importo di circa 750 euro mensili il minimo indispensabile ( minimo vitale)  per garantire i mezzi adeguati alle esigenze di vita del pensionato.

Conseguentemente, possono essere legittimamente sottoposte a pignoramento, nella misura di legge (max 20%), le pensioni dirette o di reversibilità che oltrepassano tale soglia.

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  • Trib. Modena, Giud. Dott.ssa Gherardi A., sentenza n. 1313 del 7 ottobre 2010 19 dicembre 2010 at 10:03

    Le pensioni sono pignorabili nella misura di 1/5 di quanto ecceda il c.d. “minimo INPS” (attualmente pari ad euro 460,97), che nelle intenzioni del Legislatore rappresenta il c.d. “minimo vitale” o “di sussistenza” ancorato ad un dato certo ed uguale per tutti i debitori.

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