La possibilità di protesto dell'assegno non è un deterrente a non coprire l'importo - Per chi lo emette senza provvista c'è già la segnalazione in CAI

Qualcuno, a questo punto, potrebbe tuttavia eccepire che il possibile protesto può costituire un forte deterrente per Caio, inducendolo a fare in modo che sul conto corrente ci siano i fondi necessari a coprire l'assegno.

In effetti, la pubblicazione nel registro informatico dei protesti di Caio è un obbligo che nulla ha a che vedere con la tutela dell'interesse di Sempronio ed è invece chiaramente finalizzato ad esercitare una pressione psicologica su Caio per indurlo all'adempimento, onde evitare il discredito derivante dalla pubblicità data al mancato pagamento del titolo.

Del resto, anche qualora risulti assente l'apposizione sull'assegno della formula "senza spese e senza protesto" il Collegio di coordinamento dell'Arbitro bancario Finanziario (decisione numero 2567/13) ha stabilito che, in caso di mancato pagamento dell'assegno per difetto di provvista ed in assenza di giranti obbligati in via di regresso (dunque per assegni di importo pari o superiore a mille euro o per quelli di importo minore ma con clausola "non trasferibile") deve escludersi che la mancata levata del protesto, da parte della banca, possa essere qualificata come illegittima e tale da giustificare un risarcimento danni per il beneficiario dell'assegno, quando essa abbia provveduto alla segnalazione nella Centrale d'Allarme Interbancaria (CAI).

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