Prescrizione quinquennale per cartella esattoriale originata da multe

La prescrizione della cartella esattoriale originata da sanzioni del codice della strada è di cinque anni. La cartella esattoriale, infatti, non può essere trattata come una sentenza, che ha scadenza decennale. Così ha deciso il giudice di pace di Torino con la sentenza numero 11937 depositata il 30 dicembre 2011, relativa a un preavviso di fermo a seguito del manato pagamento di una sanzione del codice della strada. Nel caso specifico il concessionario per la riscossione ha comunicato che avrebbe proceduto al fermo amministrativo del veicolo una volta trascorsi oltre cinque anni dalla notifica della cartella esattoriale. Ma il giudice di pace ha bloccato l’operazione. Vediamo la motivazione della pronuncia.

Secondo il concessionario per la riscossione il termine della cartella è decennale, in quanto la cartella va equiparata a un decreto ingiuntivo. Insomma la cartella sarebbe come una sentenza passata in giudicato, per cui l’articolo 2953 del codice civile prevede la prescrizione di dieci anni. Ma il giudice di pace ha rigettato questa equiparazione, in quanto la cartella non è idonea a passare in giudicato. Il giudice ha rilevato che il titolo esecutivo, nel caso di violazioni del codice della strada, è rappresentato dal verbale di accertamento e non dalla cartella esattoriale. La cartella, infatti, ha il ruolo di una intimazione di pagamento e ha lo scopo di mettere in mora il debitore, oltre che di interrompere la prescrizione. Infatti con la cartella incomincia a decorrere un nuovo termine di prescrizione. Tuttavia il termine di prescrizione è quello quinquennale previsto dall’articolo 28 della legge 689/1981. Secondo questo articolo il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni amministrative si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione.

La cartella esattoriale vale, quindi, come un mero atto di precetto, volto alla messa in mora del debitore e all’interruzione del termine prescrizionale. Tra l’altro la cartella (come l’ingiunzione fiscale) in quanto espressione del potere di autoaccertamento e di autotutela della p.a., ha natura di atto amministrativo e non produce effetti di ordine processuale, ma solo l’effetto sostanziale dell’irretrattabilità del credito. Se non produce effetti processuali, non si può applicare l’articolo 2953 del codice civile, in base al quale la prescrizione della sentenza è decennale a prescindere di quale sia il termine di prescrizione del diritto oggetto del giudizio.

In caso di contravvenzioni stradali, il termine di prescrizione è, dunque, di 5 anni, ai sensi dell’articolo 209 del codice della strada, a decorrere dal giorno in cui è stata commessa la violazione, e che gli atti notificati successivamente, quali verbale e cartella esattoriale, fanno ogni volta decorrere un ulteriore termine di cinque anni.

Anche la Cassazione si è pronunciata in favore della applicabilità del termine quinquennale di prescrizione del diritto di riscossione. In particolare la Cassazione ha stabilito che il diritto di riscossione dell’amministrazione comunale per crediti derivanti da violazioni al codice della strada si prescrive nel termine di cinque anni previsto dall’articolo 209 del codice della strada e dall’articolo 28 della legge numero 689/1981, decorrente dall’atto di pignoramento, il quale, in quanto atto esecutivo idoneo ad interrompere la prescrizione, è senz’altro equiparato alla cartella esattoriale (Cass. Civ. sez. II, 28 gennaio – 8 marzo 2010 numero 5570).

di Vittorio Antion

20 Febbraio 2012 · Ludmilla Karadzic

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Stai leggendo Prescrizione quinquennale per cartella esattoriale originata da multe Autore Ludmilla Karadzic Articolo pubblicato il giorno 20 Febbraio 2012 Ultima modifica effettuata il giorno 22 Ottobre 2017 Classificato nella categoria cartelle esattoriali originate da multe - prescrizione e decadenza Inserito nella sezione cartelle esattoriali - cartelle di pagamento

Commenti e domande

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  • tuckville 1 Novembre 2013 at 20:10

    Salve,
    vi contatto in merito ad una cartella esattoriale di Equitalia, derivante da più violazioni del cds.
    La cartella in oggetto (unica) deriva precisamente da ben n. 4 multe ke mi sono state elevate in date differenti.
    1 – Mi chiedo a questo punto, in primo luogo se sia lecito che Equitalia m’invii un unica cartella relativa a più multe e se ciò eventualmente non possa costituire motivo di nullità della cartella.
    2 – Volendo inoltre procedere al ricorso per decorrenza dei termini, essendo finora solo 2 le multe prescritte, mentre le rimanenti sono ancora in decorrenza, mi chiedo quale sia il modo migliore di procedere: posso avviare ugualmente il ricorso della cartella in riferimento alle 2 multe più vecchie già prescritte o devo necessariamente attendere la prescrizione di tutte e 4 le multe prima di procedere col ricorso!?
    3 – Ultimo punto, riguarda la possibilità di fare ricorso anchee se sono oramai decorsi i 60 gg. dalla notifica della cartella esattoriale….c’è ancora questa possibilità in riferimento a delle multe vecchie ke sono in parte oramai prescritte, come nel mio caso!?
    Spero di essere stato sufficientemente chiaro vista la complessità del caso, non avrò problemi eventualmente a fornirvi ulteriori informazioni se necessario.
    Vi ringrazio in anticipo,

    E.V.

    • Simonetta Folliero 2 Novembre 2013 at 03:51

      Purtroppo, inutile entrare nel merito di altre questioni da lei accennate. La cartella esattoriale va tassativamente impugnata nel termine di 60 giorni dalla sua notifica.

  • Ludmilla Karadzic 12 Agosto 2012 at 05:28

    Associazione difesa consumatori (Asdico) 2 – Equitalia 0. È finita con due vittorie nette la battaglia legale, portata avanti su due fronti da Raffaele Borrelli, presidente dell’Asdico, in difesa di altrettanti utenti a cui Equitalia chiedeva il pagamento di multe vecchie ormai di anni, troppi anni. «Siamo riusciti a dimostrare – spiega Borrelli -, anche grazie alla sensibilità e alla competenza di due giudici di pace di Torino, che le cartelle esattoriali di sanzioni oltre i cinque anni non devono essere pagate». La sfida di un piccolo Davide difensore dei consumatori, contro il Golia delle riscossioni.

    Due sentenze storiche, le definisce Borrelli, quelle dei giudici di pace Fabrizio Pietropoli e Giuliana Bologna. «Che fanno muro – dice -, insieme a quella emessa dal tribunale di Cuneo, contro le richieste ingiuste». Soddisfatto anche il suo assistito, Costanzo Petrillo 69 anni di Rivoli, che negli anni ha accumulato una serie numerosa di multe per violazioni al codice della strada e bollette della Tarsu. «Ho avuto un periodo difficile – ammette Petrillo – in cui non sono riuscito a pagare quelle multe, che si sono ammucchiate». Prima su un tavolino di casa e poi sulla scrivania di Equitalia. «Mi hanno chiamato e ho trattato una rateizzazione per circa 6 mila euro – spiega -, con rate da 137 euro al mese per circa sei anni. Poi ho saputo dell’Asdico e sono andato. Borrelli mi ha dato una speranza».

    Perché alcune di queste sanzioni erano vecchie. «Risalivano al 1995 e 1999 – precisa Borrelli -, quindi inesigibili. Solo che, secondo il Comune di Rivoli ed Equitalia, lui aveva perso la possibilità del ricorso essendo passati 30 giorni dalla notifica». E qui scatta l’inghippo. «Notifica che però avviene per lettera – puntualizza il presidente – e non attraverso le procedure di legge». E così succede a molti. «Casi di persone che si vedono arrivare a casa richieste di pagamenti di bollette di anni fa, fino al 1982, da parte di Equitalia sono diverse e non sono corrette. Loro sostengono che compete al Comune o all’ente che chiede i soldi verificare e il Comune, come per Rivoli, che spetti a Equitalia. Insomma, uno scarica barile».

    Intanto Petrillo, da anni non può più toccare la sua Fiat Punto, posteggiata sotto casa, bloccata da un fermo amministrativo: «Ora spero di poter tornare ad usarla -. Non voglio continuare ad utilizzare quella di mio figlio». Ne è rientrato di sicuro in possesso l’altro consumatore difeso dall’Asdico, Sandro Laureana di Cumiana, che doveva circa 500 euro ad Equitalia e per questo aveva subito il fermo. «Abbiamo vinto anche nel suo caso – annuncia Borrelli -. Aveva multe al codice della strada datate 2005». Scaduti i cinque anni. Scadute le multe. Niente soldi.

    E ora, dopo aver risparmiato circa 2 mila dei 6 mila euro dovuti, Petrillo farà una ricerca a ritroso. «Voglio verificare se ho messo a ruolo nella rateizzazione delle sanzioni oltre i 5 anni e di sicuro ne ho e farò richiesta di rimborso». «Lo ripeto e lo ribadisco – conclude Borrelli -, i miei assistiti non vogliono sfuggire alla legge e non pagare, bensì pagare quanto e quando è giusto. E non vedersi arrivare multe del secolo scorso ormai inesigibili. E con queste sentenze abbiamo in mano un tris d’assi contro Equitalia».