Prescrizione e decadenza dei tributi locali - Riscossione coattiva e notifica della cartella esattoriale

Dal momento in cui l'accertamento è diventato “definitivo”, ossia decorsi 60 giorni dalla notifica dell'avviso senza che venga effettuato il pagamento - o eventualmente un ricorso - il debito viene iscritto a ruolo e diventa titolo esecutivo da notificarsi al contribuente entro il 31/12 del terzo anno successivo.

Un eventuale ricorso "sospende" il termine fino al momento in cui la sentenza passa in giudicato, ovviamente.

La notifica dell'iscrizione a ruolo avviene tramite una cartella esattoriale emessa dal concessionario locale, alla quale - in caso di mancato pagamento o ricorso nei termini- possono seguire tutte le procedure esecutive previste dalla legge (ipoteca, fermo dei beni mobili, pignoramento, etc.)

Nota importante - Le nuove regole introdotte dalla finanziaria colmano, per quanto riguarda la riscossione coattiva, un vuoto normativo. Le precedenti leggi, infatti, NON prevedevano una scadenza specifica per la notifica della cartella esattoriale ma solo quella per la formazione del ruolo (momento precedente all'emissione della cartella)  rendendo di fatto impossibile verificare - per il semplice contribuente - il rispetto dei termini. La finanziaria 2007 ha di fatto eliminato i termini per l'iscrizione a ruolo stabilendo scadenze perentorie per la notifica del titolo esecutivo, ovvero in questo caso della cartella esattoriale. Diventa più facile, quindi, districarsi nei conteggi e verificare la corretta applicazione dei termini.

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Commenti e domande

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  • luca cifoni 2 novembre 2009 at 06:51

    C’è una sentenza della Corte Costituzionale secondo la quale sulla tariffa pagata dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti (la cosiddetta Tia, che a Roma si chiama Tari) non è dovuta l’Iva, applicata invece (con aliquota del 10 per cento) dalle varie società che nei Comuni esercitano questo servizio.

    Il pronunciamento della Consulta è dello scorso luglio, ma al momento le società in questione continuano ad applicare e riscuotere l’imposta, mentre varie associazioni di consumatori hanno invitato gli utenti a sospendere il versamento e a tentare il recupero degli arretrati.

    Una situazione un po’ paradossale, come forse paradossale è il fatto che la sentenza in questione, la 238 del 2009, nasca dal ricorso sostanzialmente in senso contrario di un cittadino raggiunto da una cartella esattoriale relativa alla Tia. Per evitare di pagare l’interessato sosteneva che la tariffa non può essere assimilata ad un tributo e dunque non è soggetta alle procedure di riscossione propria dei tributi. Nel dare torto al giudice di pace che aveva sollevato la questione di costituzionalità in materia, la Consulta spiega perché invece la Tia va considerata una tassa, anche se si chiama tariffa, e quasi incidentalmente afferma che non ricade nel campo di applicazione dell’Iva.

    Dovrebbe così essere definitivamente risolta una questione che si trascinava da anni, con sentenze anche della Corte di Cassazione che andavano in direzione opposta. Ma perché la sentenza si concretizzi in un minore esborso da parte dei cittadini, dovrà ancora passare un po’ di tempo. Le società del settore sostengono infatti, con qualche ragione, di essere in realtà solo degli esattori dell’Iva, che poi viene riversata al fisco. Serve quindi un provvedimento del governo, o quanto meno dell’Agenzia delle Entrate, che prenda atto del nuovo quadro giuridico. Non sarà facile: restituire l’Iva arretrata (la prescrizione è di dieci anni) costerebbe allo Stato svariate centinaia di milioni di euro.

  • nadia redoglia 13 settembre 2009 at 11:38

    Grazie alla sentenza Consulta 238/09 gli italiani che pagano la TIA (rifiuti) invece potranno vedersi restituire un bel po’ di quattrini: l’iva pagata indebitamente sulla tassa.

    Occhio contribuenti, perché la richiesta va presentata entro le h.10 del 30/9/09.

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