Tempi di conservazione dei dati in caso di inadempimenti non regolarizzati

Massimo 5 anni (diritto all'oblio) dalla scadenza del piano di rimborso rateale, la permanenza del nominativo del cattivo pagatore in centrale rischi

La disposizione stabilisce che le informazioni relative a inadempimenti non successivamente regolarizzati possono essere conservate nei Sic non oltre trentasei mesi dalla data di scadenza contrattuale del rapporto oppure, in caso di altre vicende rilevanti in relazione al pagamento, dalla data in cui è risultato necessario il loro ultimo aggiornamento, o comunque dalla data di cessazione del rapporto.

Detta norma rende incerta l'individuazione della data di decorrenza del termine di conservazione dei dati relativi a inadempimenti non regolarizzati.

Infatti, se, da un lato, si vuole evitare che il termine di trentasei mesi dalla prevista cessazione degli effetti del rapporto contrattuale comporti automaticamente la cancellazione di informazioni relative a inadempimenti non (ancora) regolarizzati, dall'altro la genericità del testo che, a tal fine, considera rilevanti una pluralità di accadimenti (leggasi reiterate segnalazioni) rischia di rendere difficilmente determinabile ex ante il momento in cui i dati personali verranno cancellati, con conseguente incertezza per gli interessati e per gli operatori del settore. Di fatto, l'esperienza di questi anni ha palesato l'esistenza di prassi operative diversificate fra i vari Sic, a conferma dell'opportunità di un intervento chiarificatore del Garante.

La posizione del Garante

In ossequio ai principi generali stabiliti in materia di trattamento dei dati personali (articolo 11 del codice deontologico), appare congruo ritenere che il termine massimo di conservazione dei dati relativi a inadempimenti non successivamente regolarizzati (fermo restando il termine di riferimento di 36 mesi dalla scadenza contrattuale o dalla cessazione del rapporto), non possa comunque mai superare i cinque anni dalla data di scadenza del rapporto, quale risulta dal contratto di finanziamento.

Tale termine tiene conto dei tempi massimi di conservazione dei dati negativi fissati in relazione ad altre banche dati assimilabili a quelle in questione (ad esempio, archivio CAI, banca dati protesti). Ciò corrisponde alla necessità di non rendere aleatorio e indefinito il termine finale di conservazione dei dati. Nel senso di una determinazione meno discrezionale di tale termine, si pone anche la nuova disciplina in materia di protezione dei dati personali contenuta nel Regolamento UE 2016/679, la quale, in materia di informativa da fornire all'interessato, prevede che per garantire un trattamento corretto e trasparente, il titolare indichi, tra l'altro, il periodo di conservazione dei dati personali oppure, se non è possibile, i criteri utilizzati per determinare tale periodo.

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Commenti e domande

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  • Anonimo 15 dicembre 2017 at 05:30

    Pochi giorni fa ho ricevuto un ricorso di decreto ingiuntivo riguardante un debito del mio ex non pagato e poi ricontrattato con cambiali che sono state firmate anche da me ma non ho più questi documenti. I

    Il debito è stato contratto nel 2007 e la mia posizione attuale é di divorziata. Il mio ex non lavora è disoccupato ma io voglio capire visto la firma mia sulle cambiali a cosa vado incontro: lavoro ho un partime e vivo sola e la cosa mi preoccupa non poco visto che continuo nonostante il divorzio a ricevere cose da pagare da parte di persona irresponsabile poiché in tutti questi anni questi debito doveva essere pagato. Attendo risposta grazie mille.

    • Simone di Saintjust 15 dicembre 2017 at 10:53

      Purtroppo lei ha firmato da avallante (garante) o coobbligata (condebitrice): quindi risponde al creditore per il mancato adempimento del suo ex, nonostante il divorzio. Rischia il pignoramento del conto corrente e/o quello dello stipendio, anche se percepito in partime.

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