Regole ed esempi di calcolo per il pignoramento dello stipendio - Gli elementi in base ai quali il giudice è chiamato a stabilire l'entità della quota effettivamente pignorabile

Dal datore di lavoro (o dall'INPS) il giudice deve acquisire informazioni circa il reddito da stipendio percepito dal debitore sottoposto ad esecuzione, includendo le eventuali cessioni del quinto in corso e i possibili pignoramenti che già insistono sullo stipendio del debitore nei confronti del quale si procede.

Naturalmente, il giudice conosce, sulla base della documentazione prodotta da chi avvia l'azione esecutiva di pignoramento presso terzi, la natura del debito: se esattoriale, ordinario o alimentare.

Tecnicamente, dunque, al giudice non resta che:

  1. ricostruire il reddito percepito da stipendio del debitore (comprensivo di eventuali trattenute in corso relative a cessioni del quinto, a prestiti delega, a pignoramenti già azionati e al netto delle ritenute di legge);
  2. determinare la capienza residua per i pignoramenti azionabili nei confronti del debitore, che è pari alla metà del reddito da stipendio percepito dal debitore, diminuita degli eventuali importi già pignorati e ceduti.

Per orientare la propria decisione in merito all'entità della quota effettivamente pignorabile, il giudice dovrà tener conto di quanto previsto dalle leggi vigenti.

In particolare, dall'articolo 545 del codice di procedura civile, dalle norme sul pignoramento esattoriale introdotte dal decreto legge 16/12, dal disposto dell'articolo 68, secondo comma della legge 180/50 sul pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti dalle pubbliche amministrazioni (che assumeremo estese a tutti i dipendenti e pensionati) in base al quale, qualora i pignoramenti abbiano luogo dopo una cessione, non si può pignorare se non la differenza fra la metà dello stipendio percepito (o della pensione percepita) e la quota ceduta.

Il combinato disposto della normativa e della giurisprudenza appena richiamata implica che:

  1. l'importo totale già eventualmente pignorato in passato al lavoratore, sommato alla quota effettivamente pignorabile in base all'attuale azione esecutiva promossa dal creditore procedente e al rateo di una eventuale cessione del quinto in corso, non potrà mai eccedere la capienza, ovvero la metà del reddito da stipendio percepito;
  2. se il debito è di natura ordinaria, la quota teorica massima pignorabile, da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento, è del 20% (un quinto);
  3. se il debito è di natura esattoriale, la quota teorica massima pignorabile per tutti gli eventuali esattori procedenti (globale), da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento, è del 20% (un quinto);
  4. se il debito è di natura esattoriale e il reddito percepito dal debitore a titolo di stipendio non supera i 2500 euro, per ciascun esattore procedente la quota teorica massima pignorabile, da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento, è del 10% (un decimo);
  5. se il debito è di natura esattoriale e il reddito percepito dal debitore a titolo di stipendio è superiore ai 2500 euro, ma non supera i 5000 euro, per ciascun esattore procedente la quota teorica massima pignorabile, da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento, è del 14,2% (un settimo);
  6. se il debito è di natura esattoriale e il reddito percepito dal debitore a titolo di stipendio è superiore ai 5.000 euro, per il primo esattore procedente la quota teorica massima pignorabile, da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento, è del 20% (un quinto);
  7. se il debito è di natura alimentare sarà il giudice, con ampio margine di discrezionalità, a stabilire la quota effettiva da pignorare compatibilmente con il vincolo, fissato per legge, che la somma dell'importo effettivamente pignorato, degli eventuali pignoramenti preesistenti nonché del rateo per una eventuale cessione del quinto in corso, non ecceda l'importo massimo che può essere mensilmente trattenuto al debitore (vale a dire la metà del reddito da stipendio percepito).

Da notare la non incidenza di un prestito delega rispetto alla capienza residua per i pignoramenti azionabili. Se al debitore vengono accreditati in banca 1000 euro a titolo di stipendio ed ha in corso un prestito delega di 100 euro, senza pignoramenti pregressi, la capienza residua per i pignoramenti azionabili è di 550 euro (il reddito percepito è, infatti, 1100 euro e non 1000). Se al debitore vengono accreditati in banca 1000 euro a titolo di stipendio ed ha in corso una cessione del quinto di 100 euro, sempre in assenza di pignoramenti pregressi, la capienza residua per i pignoramenti azionabili nei confronti del debitore, ammonta, invece, a 450 euro (la metà del reddito percepito di 1100 euro a cui va sottratto il rateo mensile impegnato nella cessione del quinto).

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Stai leggendo Regole ed esempi di calcolo per il pignoramento dello stipendio - Gli elementi in base ai quali il giudice è chiamato a stabilire l'entità della quota effettivamente pignorabile Autore Ludmilla Karadzic Articolo pubblicato il giorno 26 luglio 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 17 febbraio 2019 Classificato nella categoria azioni esecutive revocatoria pignoramento ed espropriazione » mini guide Inserito nella sezione pignoramento.

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  • Anonimo 20 febbraio 2019 at 15:07

    un ultima cosa.. se l’azienda riceve l’atto di pignoramento da avvocato.. in data 22 gennaio con intimazione di non versare la cifra pignorata, la sentenza sarà il 26 marzo, da quando scalano la rata del pignoramento.. da gennaio o da febbraio?.. cioè i primi di aprile con lo stipendio di marzo preleveranno 2 o 3 rate?
    se sa indicarmi cosi comincio a farmene una ragione

    grazie

    • Ornella De Bellis 20 febbraio 2019 at 15:14

      Il datore di lvoro deve iniziare gli accantonamento da subito, dalla data di notifica dell’atto di pignoramento: poi, semmai, dopo la decisione del giudice, restituisce al lavoratore dipendente e debitore esecutato, una eventuale eccedenza.

  • Anonimo 20 febbraio 2019 at 13:02

    Grazie mille, pensavo fosse il 10% avevo letto che dal 2019 per redditi inferiori a 2500 la quota era scesa… forse allora non per il mio caso..

    grazie moltissimo

    • Ornella De Bellis 20 febbraio 2019 at 13:32

      Se il creditore procedente è Agenzia delle Entrate Riscossione (per omesso versamento tributi erariali) allora la percentuale di pignoramento è del 10% se la busta paga non eccede i 2.500 euro.

  • Anonimo 20 febbraio 2019 at 12:13

    Grazie Anna, non terrà conto di altre spese quindi?.. la cessione è di 170 euro +290 vuol dire che prenderò uno stipendio di 1000 euro mal contato.. e ho un rateo mutuo di oltre 500, perchè è l’unico reddito che ho in casa, il mio compagno è disoccupato.. e tra l’altro il debito sarebbe per entrambi ma il pignoramento è arrivato in solido fra le parti

    grazie

    • Ornella De Bellis 20 febbraio 2019 at 12:40

      La cessione del quinto rileva in caso di pignoramenti concorrenti, per debiti di natura diversa, imponendo il codice civile che la somma del prelievo complessivo per pignoramenti e cessione del quinto non superi la metà della busta paga del debitore. La rata del doppio quinto (prestito delega), del mutuo, la disoccupazione del compagno ed il fatto che il credito azionato sia stato fruito anche del compagno non sono elementi che rilevano ai fini della determinazione della percentuale prelevata dalla busta paga, che nella fattispecie sarà del 20% (calcolando la retribuzione mensile al netto delle imposte e dei contributi previdenziali, ma al lordo di quanto destinato a servire il rimborso di prestito per cessione del quinto e prestito delega)

  • Anonimo 19 febbraio 2019 at 17:24

    buongiorno,
    ho un debito privato spese condominiali non pagate circa 6000 euro.
    Hanno inviato un pignoramento presso il datore di lavoro, ho già una cessione del quinto sullo stipendio che copre meno del 5°.. quanto possono pignorarmi? percepisco circa 1450 euro al mese..- la cessione 1280/1300
    grazie

    • Annapaola Ferri 19 febbraio 2019 at 19:25

      Se la busta paga è di 1450 euro (al netto di tasse e contributi e al lordo della cessione del quinto) il giudice autorizzerà un pignoramento del 20% che, alla data, corrisponde a 290 euro/mese.

  • Anonimo 7 dicembre 2018 at 11:51

    Fra 5 giorni Agenzia delle Entrate – Riscossione (ex Equitalia) dovrebbe pignorarmi lo stipendio per bollo non pagato di euro 381 circa. Il 15 prendo lo stipendio che è di circa 240 x un’ora e mezza al giorno, volevo sapere se tengono conto solo dello stipendio oppure di eventuali soldi in più che sfiga vuole me li caricano proprio questo mese sono arretrati per l’assegno familiare di 1 anno. Quindi non ci saranno solo i miei 240 di stipendio inferiore alla cifra dovuta ma questi soldi in più. Possono tirarmeli via o devono separarli dal mio stipendio? Spero di essere stata chiara.

    • Simone di Saintjust 7 dicembre 2018 at 12:00

      Stia tranquilla: gli assegni familiari, anche in arretrato, non sono pignorabili costituendo una misura di sostegno al reddito. La retribuzione da lei percepita, al netto degli assegni familiari, degli oneri fiscali e dei contributi previdenziali ed assistenziali, subirà un prelievo limitato al 10% mensile, ex articolo 72 ter del DPR 602/1973, a mente del quale le somme dovute a titolo di stipendio, possono essere pignorate dall’agente della riscossione in misura pari ad un decimo per importi fino a 2.500 euro.

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