Stipendi e pensioni - Impignorabilità del minimo vitale e dell'assegno sociale

Le somme dovute a titolo di stipendio/salario o altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento (TFR), possono essere pignorate entro il limite della misura di un quinto (20%).

Stesso limite del 20% anche per il pignoramento delle pensioni. Per queste ultime, tuttavia, la Corte costituzionale ha sancito l'impignorabilità di quella parte della pensione necessaria a garantire al pensionato mezzi adeguati alle esigenze di vita, lasciando peraltro al legislatore l'onere di quantificarla.

Purtroppo la legge non non ha ancora individuato l'importo minimo vitale. Si è reso necessario, allora, ricorrere all'interpretazione analogica per colmare la lacuna normativa creatasi con la pronuncia della Corte. La prassi giuridica concorda nel prendere a riferimento l'importo dell'assegno sociale, la cui ratio è proprio quella di assicurare ai cittadini ultrasessantacinquenni, in disagiate condizioni economiche, come reddito sufficiente per le minime esigenze di vita.

Tale importo è stato fissato dall'articolo 38 Legge 28 dicembre 2001, numero 448, in misura pari ad euro 516,46 al mese per tredici mensilità

Pertanto, le somme pignorate presso l'INPS, dovute al debitore a titolo di pensione, risultano impignorabili nella misura del rateo mensile appena indicata. Logica conseguenza di quanto finora discusso è anche l'assoluta impignorabilità dell'assegno sociale (pensione minima).

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