Conclusioni su pignorabilità e sequestrabilità del fondo pensione complementare

Sulla scorta dei chiarimenti giurisprudenziali contenuti nelle sentenze sopra indicate si può pertanto ritenere che tale rete di protezione trovi sempre applicazione laddove vengano in rilievo ragioni creditorie di soggetti terzi (pretese cioè di carattere civilistico).

La posizione individuale di previdenza complementare non dovrebbe quindi assolutamente formare oggetto di sequestro conservativo in fase di accumulo mentre le prestazioni pensionistiche in capitale e in rendita e le anticipazioni per spese sanitarie potrebbero essere oggetto di sequestro conservativo solo nei limiti di un quinto.

A conclusioni diverse si dovrebbe, invece, pervenire laddove si sia in presenza di un sequestro penale o preventivo. In questo caso, lungi dal venire in gioco interessi creditori di soggetti terzi, vi è l'interesse dell'ordinamento alla repressione dei reati. Si tratta, come rilevato dalla giurisprudenza sopra richiamata, di un interesse superiore che va salvaguardato in sé e al quale non possono essere frapposti ostacoli derivanti dall'applicazione di normative di carattere civilistico di insequestrabilità Tale interesse è da ritenersi così sovraordinato rispetto alle ragioni creditorie dell'iscritto a previdenza complementare.

Da ciò dovrebbe derivare l'impossibilità di invocare in questi casi l'applicazione dell'articolo11, comma 10, del decreto legislativo numero 252/2005.

13 gennaio 2013 · Simone di Saintjust

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Stai leggendo Conclusioni su pignorabilità e sequestrabilità del fondo pensione complementare Autore Simone di Saintjust Articolo pubblicato il giorno 13 gennaio 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 19 settembre 2017 Classificato nella categoria azioni esecutive revocatoria pignoramento ed espropriazione » mini guide Inserito nella sezione pignoramento.

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  • marzia persi 6 agosto 2013 at 12:30

    Buongiorno.
    Mi trovo in una incresciosa, preoccupante. situazione. qualche anno ho venduta una casa (una quota). Ho ricevuto un pre-avviso di accertamento (non saprei tecnicamente come chiamarlo) con il quale sono stata inviatata a compilare un questionare e presentarlo, assieme a tutta una serie di documenti, allìagenzia delle entrate. In sostanza mi si contesta il fatto di non avere venduto una casa bensì un terreno edificabile. Con tutto che segue a livello di plusvalenze. Ho affidato la pratica ad un legale.
    Ma mi preme sapere sapere questo: come posso fare a mettere al riparo il denaro presente sul conto corrente bancario cointestato (a me a mio marito). Acquistare dei certificati di deposito intestato solo a mio marito può essere una soluzione? Certo è un pensiero ingenuo ma non mi viene in mente niente. Il fiscalistista cui mi sono rivolta ha parlato della possibile costituzione di un fondo patrimoniale ma noi non possediamo che un po’ (poco) di denaro liquido dposito sul conto corrente. Grazie per l’eentuale risposta.

    • Simone di Saintjust 6 agosto 2013 at 13:43

      Se la casa che lei ha venduto le era stata donata oppure le era stata lasciata in eredità, suo marito, indipendentemente dal regime economico matrimoniale adottato, non è coinvolto nell’obbligo di dover corrispondere le tasse accertate nella transazione e le conseguenti sanzioni derivanti dal loro mancato pagamento. Può quindi chiudere il conto cointestato e riaprirne uno a nome del coniuge.

      Altrimenti, per scongiurare il rischio di pignoramento del conto corrente da parte dell’agente della riscossione, non resta altro che affidarsi a persona di fiducia che apra un rapporto bancario a proprio nome lasciando a lei la delega per tutte le operazioni dispositive.



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