Il pignoramento presso la residenza del debitore

Come funziona e cosa riguarda il pignoramento presso la residenza del debitore

Con questo termine si indica il pignoramento di arredi, mobili, utilità generalmente presenti presso la residenza del debitore o in luoghi a lui disponibili.

Come accennato, quando si presenta a casa l'ufficiale giudiziario il debitore ha l'ultima possibilità di impedire il pignoramento, pagando a mani dell‘ufficiale giudiziario il debito e le spese dovute.

Se ciò non avviene, l'ufficiale giudiziario inizia il pignoramento.

Munito del titolo esecutivo e del precetto compare di norma in modo del tutto inaspettato a casa del debitore o sul suo posto di lavoro.

Può ricercare le cose da pignorare nella casa del debitore, negli altri luoghi di appartenenza dello stesso o sulla persona del debitore osservando le opportune cautele per rispettarne il decoro.

Quando è necessario aprire porte, ripostigli o recipienti, vincere la resistenza opposta dal debitore o da terzi, oppure allontanare persone che disturbano l'esecuzione del pignoramento, l'ufficiale giudiziario può richiedere anche l'assistenza della forza pubblica.

Nel caso in cui i beni pignorabili si trovino presso terzi, l‘ufficiale giudiziario è munito dalla legge del potere di ispezionare anche locali altrui.

L'ufficiale giudiziario stima e valuta,anche con l'aiuto di esperti,i beni pignorabili.

Contestualmente avverte il debitore che lo stesso deve astenersi da qualsiasi atto di disposizione dei beni sottoposti a pignoramento, in quanto destinati a soddisfare il credito indicato nell'atto di pignoramento.

Il pignoramento, comunque, non può riguardare le cose impignorabili e deve essere eseguito di preferenza sulle cose che l'ufficiale giudiziario ritiene di più'facile e pronta liquidazione nel limite di un presunto valore di realizzo (calcolato aumentando della metà l'importo del credito precettato).

In ogni caso devono essere preferiti, in ordine: il denaro contante, gli oggetti preziosi, i titoli di credito ed ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione.

Il pignoramento non può essere eseguito nei giorni festivi e fuori l'orario stabilito dalla legge per le notifiche (dalle 7 alle 21).

Il denaro, i preziosi e i titoli pignorati vengono consegnati dall'ufficiale giudiziario al cancelliere del competente ufficio giudiziario, mentre gli altri beni vengono trasportati in un luogo di pubblico deposito oppure affidati ad uno specifico custode (che non può essere il creditore o il debitore qualora l'altra parte non dia il suo consenso).

Beni impignorabili

Sussistono alcuni beni che non possono essere sottoposti a pignoramento.

Fra queste vi sono: l'anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli da cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi.

Tuttavia sono esclusi i mobili, tranne i letti, di rilevante valore economico, anche per accertato pregio artistico o di antiquariato.

Gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l'esercizio della professione, dell'arte o del mestiere del debitore dopo l'entrata in vigore della riforma del processo civile sono pignorabili nel limite di un quinto.

Spesso ci si chiede se il televisore, l‘impianto stereo, l'automobile o il computer siano pignorabili.

Si può dire che il televisore e l‘impianto stereo sono pignorabili in ogni caso; l'automobile e il computer di norma sono pignorabili, tranne il caso in cui il giudice dell‘esecuzione dichiari la parziale impignorabilità dei beni a seguito di istanza del debitore, in quanto indispensabili per l'esercizio della professione, dell'arte o del mestiere di quest‘ultimo.

Le restanti cose, trovate dall'ufficiale giudiziario nell'appartamento del debitore o nel luogo dove il debitore svolge la propria attività , sono di principio pignorabili. Se vi siano cose di proprietà'di terzi, ne deve essere data immediata comunicazione all'ufficiale giudiziario. Inoltre è opportuno presentare fatture o altri documenti per provare che non appartengono al debitore.

L'ufficiale giudiziario può pignorare anche i beni di proprietà di terzi che si trovano nella casa del debitore

L'ufficiale giudiziario lo annoterà nella relazione ma può, se non individua beni utilmente pignorabili oppure se le cose ed i crediti pignorati appaiono insufficienti a soddisfare le pretese del creditore e in caso di dubbio, pignorare anche le cose di proprietà di terzi.

Se vengono pignorate cose appartenenti a terzi, il debitore deve avvisare immediatamente il vero proprietario delle cose, altrimenti deve risarcirgli i danni. Il proprietario della cosa deve chiedere il creditore procedente di sospendere l'esecuzione forzata; se il creditore procedente non sospende l'esecuzione, l'unico rimedio per il vero proprietario è l'azione giudiziale.

Il pignoramento degli autoveicoli

Tecnicamente parlando il pignoramento di auto e moto rientra nelle procedure di espropriazione mobiliare presso il debitore, disciplinata dal codice di procedura civile.

Fino ad oggi la difficoltà, per gli ufficiali giudiziari, era quella di rintracciare il veicolo oggetto di pignoramento, con necessità di autorizzazioni particolari se lo stesso si trovava in strada anziché nell'area di proprietà del debitore. Con le nuove norme queste difficoltà sono superate.

Da poco tempo a questa parte, infatti, il pignoramento di autoveicoli, motoveicoli e rimorchi prevede la notifica al debitore di un atto con la lista dei beni che si intende sottoporre a pignoramento e con l'ingiunzione prevista.

Nell'atto al debitore viene intimato di consegnare entro 10 giorni i beni pignorati e i titoli relativi alla proprietà all'istituto vendite giudiziarie del luogo, Il debitore è nominato custode dei beni senza diritto a compenso fino alla consegna, dopodiché custode è l'istituto.

Chi venisse fermato dalla polizia con un mezzo pignorato potrà vedersi ritirato il mezzo e tutti i documenti relativi alla proprietà.

L'atto di pignoramento viene consegnato al creditore per la trascrizione nei pubblici registri. Il creditore deve anche depositare in tribunale la nota di iscrizione a ruolo come per gli altri pignoramenti.

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Commenti e domande

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  • bonkard66 9 aprile 2015 at 09:33

    Tre mesi dal gg. del pignoramento,oppure dal gg. che viene ritirato il pignorato ? Se i beni vengono liberati,e possibile altri pignoramenti da parte del creditore? Grazie

    • Ludmilla Karadzic 9 aprile 2015 at 10:35

      Si tratta di 90 giorni per la precisione, a partire dalla data del verbale redatto dall’Ufficiale giudiziario. Se il pignoramento perde efficacia, in quanto non si riesce a vendere all’asta i beni pignorati, nel caso vi fosse un nuovo pignoramento preso la residenza del debitore, bisognerebbe far ricoverare il creditore per problemi di disturbo mentale. La procedura di espropriazione costa e se è infruttuosa le spese restano a carico del creditore fino a quando non riesce ad escutere il debitore.

      A meno che il creditore non venga a sapere che il debitore ha rinnovato tutto l’arredamento con mobili e complementi di pregio.

  • bonkard66 8 aprile 2015 at 16:04

    Oggi e arrivato U.G,ha pignorato un televisore,un divano. un mobile,un mobiletto,un mobile porta televisore.ha detto che abbiamo 20 gg. di tempo per andare dal giudice e presentare le nostre ragioni.Faccio presente che il pignoramento e intestato a mio figlio che si trova all’estero ,purtroppo non ha cambiato la residenza.Per sapere esattamente cosa ha pignorato l’ U.G. visto che ha lasciato solo un avviso di avvenuto pignoramento ma non specificando cosa per iscritto.Per informarmi cosa e stato pignorato cosa bisogna fare? Dal giudice possiamo andare Noi genitori,oppure dobbiamo avvalerci di un avvocato? L’ingiunzione e di 5000 euro. Adesso come si svolge la procedura, quali sono i tempi che viene ritirato il pignorato? Grazie

    • Ludmilla Karadzic 8 aprile 2015 at 19:07

      Per informazioni deve recarsi presso la cancelleria del tribunale che ha emesso il decreto ingiuntivo all’origine del pignoramento. In quella sede, in qualità di convivente del debitore sottoposto ad esecuzione, potrà chiedere copia del verbale redatto dall’Ufficiale giudiziario, motivando la richiesta allo scopo di verificare se fra quelli sequestrati vi siano beni di sua proprietà. Non è necessaria in questa fase l’assistenza di un avvocato.

      All’avvoato potrà rivolgersi il terzo se e solo se possiede documentazione attestante la proprietà dei beni pignorati (fatture di acquisto). Altrimenti è inutile proporre opposizione al giudice delle esecuzioni, in quanto vige il principio di presunzione legale di proprietà: tutto quanto è presente nella casa in cui risiede il debitore è di proprietà del debitore.

      I beni pignorati saranno lasciati in custodia al debitore fino a quando sarà conclusa la procedura di espropriazione e vendita all’asta. Se il creditore non riesce a piazzarli nel termine di tre mesi, allora i beni pignorati verranno automaticamente “liberati” per inefficacia del pignoramento e ritorneranno nella piena disponibilità del debitore.

  • Warrior76 11 febbraio 2015 at 11:23

    La ringrazio per il parere. Quel che lei vede come stranezza da parte mia, però, è facilmente spiegabile: ieri sera, nella foga di condensare in soldoni l’intricatissima faccenda, mi sono evidentemente scordato di significare che fino a ieri mattina non sapevo assolutamente nulla del pignoramento. La Ctu del Tribunale, infatti, s’era presentata citofonando l’altro ieri e limitandosi a lasciare una “notifica” (su carta semplice, in busta chiusa non affrancata) nella mia buca delle lettere. Ma non era indirizzata a me, a un membro del mio nucleo familiare convivente o a mia madre, comproprietaria del bene anch’essa residente, bensì a mio padre. E l’indirizzo riportato è quello della casa dove vive da più di vent’anni, non quello del presente domicilio. A quale giudice avrei dovuto rivolgermi, se a me non è stato notificato nulla e ho scoperto la cosa solo contattando la Ctu per protestare che mio padre non risiede più qui da tempo e la sua corrispondenza andava conferita all’interessato? Non so nemmeno chi sia detto giudice, ignoravo totalmente l’istruzione della pratica. Non possiedo tuttora gli strumenti giuridici per agire in qualsiasi modo (non apro corrispondenza non mia e tutta la cosa mi sembra comunque irrituale se non illegale). Non è assurdo che la cosa non sia stata notificata nemmeno alla comproprietaria dell’immobile che ci vive? La Ctu, fra l’altro, mi ha risposto riassumendomi in soldoni la situazione e minacciando di fare ricorso alla forza pubblica in caso di “atteggiamento non costruttivo” e io le ho replicato che la metà del bene cui allude è mio per usucapione. Non essendosi più fatta viva e non essendomi stato notificato alcunché, non so davvero cosa dovrei fare.

    • Ludmilla Karadzic 11 febbraio 2015 at 12:03

      Il ricorso al Tribunale presso il giudice dell’esecuzione (non il giudice specifico che ha dato il via all’azione esecutiva, ma il giudice che svolge la funzione di esaminare i motivi di opposizione verso tutte le procedure in corso), si presenta non tanto e non solo per contestare i vizi di notifica di un atto, ma per eccepire la legittimità della procedura di esecuzione (che inizia con il pignoramento del bene e termina con la sua espropriazione) da parte di debitori esecutati nonché di soggetti cointeressati (comproprietari dei beni su cui il creditore agisce, appunto).

      Non ha praticamente un termine di decadenza, se non quello della conclusione del procedimento con l’assegnazione del bene venduto all’asta, e può essere avviato, con il supporto di un avvocato, nel momento in cui il terzo apprende che il creditore sta ledendo i propri diritti, come può essere una visita del CTU.

      Lei, già ieri sera, avrebbe dovuto cominciare a cercarsi un avvocato. Inutile e controproducente contestare o ostacolare il lavoro del CTU nominato dal giudice.

  • Warrior76 10 febbraio 2015 at 22:05

    Buona giornata. Trovandomi nel bel mezzo di una procedura di pignoramento immobiliare complicata da tortuose vicende familiari frammiste a quelle aziendali del comproprietario, avviata tramite citofonata e successivo deposito di lettera nella mia cassetta postale, devo esporre il mio caso per chiedere lumi agli esperti del forum.

    In sostanza, la casa con pertinenza box auto in cui risiedo con mio fratello e mia madre, comproprietaria al 50 per cento con mio padre, divorziato e non più residente qui da 22 anni, è finita sotto pignoramento a causa dei debiti o presunti tali contratti dall’azineda posseduta da mio padre e messa in liquidazione volontaria il 30 novembre 2012. La procedura del tribunale relativa all’immobile di mia innegabile usucapione è stata avviata nel 2013. Ignoro se mia madre abbia trascritto ai tempi l’assegnazione dell’immobile come da sentenza di separazione e quindi di divorzio.

    La cosa strana dell’intera vicenda è che i creditori o il creditore – temo proprio si tratti di una delle banche presso cui mio padre aveva acceso mutui per la summenzionata attività – si stiano rivalendo sulla casa in comune di esclusivo usufrutto da parte dell’ex nucleo familiare dell’indebitato (noi di debiti non ne abbiamo nemmeno l’ombra) senza passare prima dal fabbricato dell’azienda, due piani di uffici e magazzino soppalcato del valore presunto di almeno 2-3 milioni di euro per un’azienda che nel 2008 aveva fatturato 4 milioni circa.

    Tornando a bomba, nelle condizioni di cui sopra – usucapione dell’immobile, mancato reclamo della titolarità del comproprietario indebitato non residente da più di vent’anni, assegnazione dell’immobile da sentenza di Tribunale a seguito di separazione e poi di divorzio – i creditori del comproprietario mio padre hanno diritto al pignoramento? E se sì, possono sbatterci materialmente fuori di casa, anche potendosi rivalere della sola metà della nostra casa? Quali argomentazioni possiamo opporre alla pretese del Ctu di visionare i vani per fare una stima valoriale e quindi disporre l’incanto del bene? Grazie.

    • Simone di Saintjust 11 febbraio 2015 at 06:37

      L’assegnazione della casa a sua madre in seguito a sentenza giudiziale di divorzio, la comproprietà del bene pignorato con un soggetto (sua madre) non debitore, la mancata escussione dei beni aziendali nella disponibilità esclusiva del debitore (suo padre) sono elementi che, se suffragati da fatti e documenti, invaliderebbero il pignoramento.

      Il CTU è solo un professionista incaricato dal giudice della valutazione del bene pignorato ed eventuali vostre lamentele e doglianze non vanno esposte a lui e non lo riguardano.

      A dire il vero, la cosa più strana in questa vicenda, è che lei abbia scritto ad indebitati.it ed ancora non si sia rivolto ad un avvocato per un ricorso al giudice dell’esecuzione prima che sia troppo tardi.

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