Pignoramento esattoriale di stipendi e pensioni

Il pignoramento esattoriale di stipendi e pensioni: come funziona e cosa riguarda.

Per questo tipo di pignoramento, detto presso terzi, le procedure cambiano rispetto alle regole generali stabilite dal codice di procedura civile.

In questo caso, infatti, è previsto che il soggetto terzo consegni i beni appartenenti al debitore direttamente al concessionario oppure paghi il proprio debito (se datore di lavoro, inquilino, banca, etc.) direttamente al concessionario, entro 60 giorni dalla notifica dell'atto di pignoramento e comunque alle rispettive scadenze, fino a compensare la somma dovuta.

Con riferimento al pignoramento dello stipendio, sono state stabilite delle soglie per la pignorabilità dello stipendio/pensione e delle altre indennità connesse al rapporto di lavoro:

  • per importi fino a 2.500 euro la quota pignorabile è un decimo;
  • per somme comprese tra 2.500 e 5.000 euro è un settimo;
  • se si superano i 5.000 mila euro si applica la quota di un quinto, che costituisce il limite massimo pignorabile.

Secondo quanto disposto dalle recenti modifiche normative (dl 69/2013 convertito con modificazioni dalla legge numero 98/2013) il pignoramento non può includere l'ultimo stipendio/pensione affluito sul conto corrente del debitore, che resta quindi nella sua piena disponibilità.

Pignoramento delle pensioni e minimo vitale

E' assolutamente impignorabile, con le eccezioni previste dalla legge per i crediti qualificati, la parte della pensione, assegno o indennità necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle esigenze di vita.

Pertanto, può essere disposto il pignoramento solo nella misura di un quinto della quota di pensione netta mensile che va ad eccedere il minimo vitale.

Inoltre, è pignorabile nei soli limiti del quinto la residua parte, dovendo anche ritenersi che l'indagine circa la sussistenza o l'entità della parte di pensione necessaria per assicurare al pensionato mezzi adeguati alle sue esigenze di vita, e come tale legittimamente assoggettabile al regime di assoluta impignorabilità – con le sole eccezioni, tassativamente indicate, di crediti qualificati è rimessa, in difetto di interventi del legislatore al riguardo, alla valutazione in fatto del giudice dell'esecuzione ed è incensurabile in cassazione se logicamente e congruamente motivata.

Pignoramento conto corrente cointestato da parte di Equitalia

Il pignoramento da parte di Equitalia del conto corrente del debitore avviene, di solito, con forme più celeri e semplici rispetto ai normali pignoramenti tra privati.

Infatti, la normativa vigente permette ad Equitalia di procedere autonomamente, ordinando alla banca senza necessità di procedimenti in tribunale, di trasferire le somme.

Questa possibilità, però, decade nel caso di conto cointestato.

Come funziona allora, la procedura del pignoramento di un conto corrente da parte di Equitalia, se lo stesso è cointestato?

Il conto cointestato rientra nella nozione di bene comune indiviso, la cui espropriazione è disciplinata dalle regole generali del codice di procedura civile.

Se Equitalia procedesse secondo la normale riscossione esattoriale, infatti, finirebbe per pignorare l'intero estratto conto, il cui 50%, però, appartiene a un soggetto diverso, che non è debitore.

Da ciò derivano due conseguenze:

  • non si può procedere, in questi casi, al pignoramento per via extragiudiziale, ossia con l'ordine impartito direttamente alla banca o alla Posta di versarle le somme del debitore, senza passare dal giudice.
  • solo dopo la divisione del bene comune, ossia del conto corrente, è possibile l'assegnazione al creditore pignorante.

Cosa si evince da queste due considerazioni?

Per prima cosa equitalia dovrà provvedere secondo le norme valide per tutti i pignoramenti presso terzi: ossia con citazione a un'udienza davanti al tribunale.

All'udienza, dovrà partecipare la banca. Infine, ci sarà l'ordinanza del magistrato che dispone l'assegnazione delle somme pignorate. Il procedimento, quindi, sarà molto più lungo e, in alcune realtà locali, potrebbe richiedere diversi mesi.

Da notare, però, che durante il tempo che separa la notifica del pignoramento dall'udienza davanti al giudice, le somme in conto corrente del debitore vengono sostanzialmente “bloccate” in attesa dell'udienza stessa.

Inoltre, non si potranno comunque pignorare le somme accreditate quale ultimo emolumento a titolo di stipendio, di salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento.

Nella fattispecie, quindi, di conto cointestato, Equitalia, non può comunque conseguire indifferenziatamente il saldo attivo del conto, perché questo si risolverebbe nell'espropriare somme appartenenti agli altri cointestatari non debitori.

14 gennaio 2015 · Andrea Ricciardi

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Commenti e domande

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  • bonkard66 9 aprile 2015 at 09:33

    Tre mesi dal gg. del pignoramento,oppure dal gg. che viene ritirato il pignorato ? Se i beni vengono liberati,e possibile altri pignoramenti da parte del creditore? Grazie

    • Ludmilla Karadzic 9 aprile 2015 at 10:35

      Si tratta di 90 giorni per la precisione, a partire dalla data del verbale redatto dall’Ufficiale giudiziario. Se il pignoramento perde efficacia, in quanto non si riesce a vendere all’asta i beni pignorati, nel caso vi fosse un nuovo pignoramento preso la residenza del debitore, bisognerebbe far ricoverare il creditore per problemi di disturbo mentale. La procedura di espropriazione costa e se è infruttuosa le spese restano a carico del creditore fino a quando non riesce ad escutere il debitore.

      A meno che il creditore non venga a sapere che il debitore ha rinnovato tutto l’arredamento con mobili e complementi di pregio.

  • bonkard66 8 aprile 2015 at 16:04

    Oggi e arrivato U.G,ha pignorato un televisore,un divano. un mobile,un mobiletto,un mobile porta televisore.ha detto che abbiamo 20 gg. di tempo per andare dal giudice e presentare le nostre ragioni.Faccio presente che il pignoramento e intestato a mio figlio che si trova all’estero ,purtroppo non ha cambiato la residenza.Per sapere esattamente cosa ha pignorato l’ U.G. visto che ha lasciato solo un avviso di avvenuto pignoramento ma non specificando cosa per iscritto.Per informarmi cosa e stato pignorato cosa bisogna fare? Dal giudice possiamo andare Noi genitori,oppure dobbiamo avvalerci di un avvocato? L’ingiunzione e di 5000 euro. Adesso come si svolge la procedura, quali sono i tempi che viene ritirato il pignorato? Grazie

    • Ludmilla Karadzic 8 aprile 2015 at 19:07

      Per informazioni deve recarsi presso la cancelleria del tribunale che ha emesso il decreto ingiuntivo all’origine del pignoramento. In quella sede, in qualità di convivente del debitore esecutato, potrà chiedere copia del verbale redatto dall’Ufficiale giudiziario, motivando la richiesta allo scopo di verificare se fra quelli sequestrati vi siano beni di sua proprietà. Non è necessaria in questa fase l’assistenza di un avvocato.

      All’avvoato potrà rivolgersi il terzo se e solo se possiede documentazione attestante la proprietà dei beni pignorati (fatture di acquisto). Altrimenti è inutile proporre opposizione al giudice delle esecuzioni, in quanto vige il principio di presunzione legale di proprietà: tutto quanto è presente nella casa in cui risiede il debitore è di proprietà del debitore.

      I beni pignorati saranno lasciati in custodia al debitore fino a quando sarà conclusa la procedura di espropriazione e vendita all’asta. Se il creditore non riesce a piazzarli nel termine di tre mesi, allora i beni pignorati verranno automaticamente “liberati” per inefficacia del pignoramento e ritorneranno nella piena disponibilità del debitore.

  • Warrior76 11 febbraio 2015 at 11:23

    La ringrazio per il parere. Quel che lei vede come stranezza da parte mia, però, è facilmente spiegabile: ieri sera, nella foga di condensare in soldoni l’intricatissima faccenda, mi sono evidentemente scordato di significare che fino a ieri mattina non sapevo assolutamente nulla del pignoramento. La Ctu del Tribunale, infatti, s’era presentata citofonando l’altro ieri e limitandosi a lasciare una “notifica” (su carta semplice, in busta chiusa non affrancata) nella mia buca delle lettere. Ma non era indirizzata a me, a un membro del mio nucleo familiare convivente o a mia madre, comproprietaria del bene anch’essa residente, bensì a mio padre. E l’indirizzo riportato è quello della casa dove vive da più di vent’anni, non quello del presente domicilio. A quale giudice avrei dovuto rivolgermi, se a me non è stato notificato nulla e ho scoperto la cosa solo contattando la Ctu per protestare che mio padre non risiede più qui da tempo e la sua corrispondenza andava conferita all’interessato? Non so nemmeno chi sia detto giudice, ignoravo totalmente l’istruzione della pratica. Non possiedo tuttora gli strumenti giuridici per agire in qualsiasi modo (non apro corrispondenza non mia e tutta la cosa mi sembra comunque irrituale se non illegale). Non è assurdo che la cosa non sia stata notificata nemmeno alla comproprietaria dell’immobile che ci vive? La Ctu, fra l’altro, mi ha risposto riassumendomi in soldoni la situazione e minacciando di fare ricorso alla forza pubblica in caso di “atteggiamento non costruttivo” e io le ho replicato che la metà del bene cui allude è mio per usucapione. Non essendosi più fatta viva e non essendomi stato notificato alcunché, non so davvero cosa dovrei fare.

    • Ludmilla Karadzic 11 febbraio 2015 at 12:03

      Il ricorso al Tribunale presso il giudice dell’esecuzione (non il giudice specifico che ha dato il via all’azione esecutiva, ma il giudice che svolge la funzione di esaminare i motivi di opposizione verso tutte le procedure in corso), si presenta non tanto e non solo per contestare i vizi di notifica di un atto, ma per eccepire la legittimità della procedura di esecuzione (che inizia con il pignoramento del bene e termina con la sua espropriazione) da parte di debitori esecutati nonché di soggetti cointeressati (comproprietari dei beni su cui il creditore agisce, appunto).

      Non ha praticamente un termine di decadenza, se non quello della conclusione del procedimento con l’assegnazione del bene venduto all’asta, e può essere avviato, con il supporto di un avvocato, nel momento in cui il terzo apprende che il creditore sta ledendo i propri diritti, come può essere una visita del CTU.

      Lei, già ieri sera, avrebbe dovuto cominciare a cercarsi un avvocato. Inutile e controproducente contestare o ostacolare il lavoro del CTU nominato dal giudice.

  • Warrior76 10 febbraio 2015 at 22:05

    Buona giornata. Trovandomi nel bel mezzo di una procedura di pignoramento immobiliare complicata da tortuose vicende familiari frammiste a quelle aziendali del comproprietario, avviata tramite citofonata e successivo deposito di lettera nella mia cassetta postale, devo esporre il mio caso per chiedere lumi agli esperti del forum.

    In sostanza, la casa con pertinenza box auto in cui risiedo con mio fratello e mia madre, comproprietaria al 50 per cento con mio padre, divorziato e non più residente qui da 22 anni, è finita sotto pignoramento a causa dei debiti o presunti tali contratti dall’azineda posseduta da mio padre e messa in liquidazione volontaria il 30 novembre 2012. La procedura del tribunale relativa all’immobile di mia innegabile usucapione è stata avviata nel 2013. Ignoro se mia madre abbia trascritto ai tempi l’assegnazione dell’immobile come da sentenza di separazione e quindi di divorzio.

    La cosa strana dell’intera vicenda è che i creditori o il creditore – temo proprio si tratti di una delle banche presso cui mio padre aveva acceso mutui per la summenzionata attività – si stiano rivalendo sulla casa in comune di esclusivo usufrutto da parte dell’ex nucleo familiare dell’indebitato (noi di debiti non ne abbiamo nemmeno l’ombra) senza passare prima dal fabbricato dell’azienda, due piani di uffici e magazzino soppalcato del valore presunto di almeno 2-3 milioni di euro per un’azienda che nel 2008 aveva fatturato 4 milioni circa.

    Tornando a bomba, nelle condizioni di cui sopra – usucapione dell’immobile, mancato reclamo della titolarità del comproprietario indebitato non residente da più di vent’anni, assegnazione dell’immobile da sentenza di Tribunale a seguito di separazione e poi di divorzio – i creditori del comproprietario mio padre hanno diritto al pignoramento? E se sì, possono sbatterci materialmente fuori di casa, anche potendosi rivalere della sola metà della nostra casa? Quali argomentazioni possiamo opporre alla pretese del Ctu di visionare i vani per fare una stima valoriale e quindi disporre l’incanto del bene? Grazie.

    • Simone di Saintjust 11 febbraio 2015 at 06:37

      L’assegnazione della casa a sua madre in seguito a sentenza giudiziale di divorzio, la comproprietà del bene pignorato con un soggetto (sua madre) non debitore, la mancata escussione dei beni aziendali nella disponibilità esclusiva del debitore (suo padre) sono elementi che, se suffragati da fatti e documenti, invaliderebbero il pignoramento.

      Il CTU è solo un professionista incaricato dal giudice della valutazione del bene pignorato ed eventuali vostre lamentele e doglianze non vanno esposte a lui e non lo riguardano.

      A dire il vero, la cosa più strana in questa vicenda, è che lei abbia scritto ad indebitati.it ed ancora non si sia rivolto ad un avvocato per un ricorso al giudice dell’esecuzione prima che sia troppo tardi.

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