Pignoramento esattoriale del conto corrente

Pignoramento esattoriale del conto corrente

Il pignoramento esattoriale del conto corrente, ovvero il pignoramento del conto corrente per crediti non saldati alla Pubblica Amministrazione, per i quali procede Agenzia delle Entrate Riscossione (ADER) è regolato, fra gli altri, dall’articolo 546 del codice di procedura civile: dal giorno in cui riceve l’atto di pignoramento del conto corrente, la banca presso cui il debitore intrattiene un rapporto di conto corrente è tenuta, relativamente alle cose e alle somme depositate in conto corrente e nei limiti dell’importo del credito per cui si procede, aumentato della metà, agli obblighi che la legge impone al custode.

In pratica, dal giorno della notifica dell’atto di pignoramento, la banca deve sottrarre al saldo disponibile del correntista debitore sottoposto ad azione esecutiva, l’importo del credito per cui si procede aumentato della metà.

Le operazioni non ancora contabilizzate (incasso di assegni emessi, regolamento di acquisti effettuati con carte di credito o revolving), in assenza di adeguata copertura, non andranno a buon fine, con potenziali strascichi negativi come protesti, segnalazione alle centrali rischi e revoca della possibilità di rilasciare assegni.

Nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio o di pensione, gli obblighi della banca non operano, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento.

Quando l’accredito abbia luogo alla data del pignoramento o successivamente, qualora il saldo congelato dalla banca risultasse minore del credito precettato aumentato della metà e non sia ancora stata resa dichiarazione dal terzo pignorato circa la consistenza del saldo di conto corrente di cui all’articolo 547 del codice di procedura civile, la banca deve limitarsi a bloccare non più del 20%, se lo stipendio accreditato eguaglia o supera i 5 mila euro, il 10%, per stipendi fino a 2.500 euro e un settimo per importi superiori a 2.500 euro e non superiori a 5.000 euro. Nel caso di pensioni, indipendentemente dall’importo accreditato, va bloccato il quinto ma, solo sull’importo eccedente il minimo vitale, che è pari all’assegno sociale aumentato dalla metà.

Lo scopo della norma è quello di assicurare al creditore procedente la fruttuosità della azione esecutiva intrapresa, scongiurando, il pericolo di sottrazioni, di alienazioni o, più in generale, di atti di disposizione da parte del terzo debitore, nel lasso di tempo intercorrente tra la notifica dell’atto di pignoramento e le fasi successive della procedura espropriativa.

La banca, infatti, come si è già accennato, dovrà rendere conto al giudice delle somme depositate sul conto corrente del debitore e del saldo sottoposto a custodia, come dispone l’articolo 547 del codice di procedura civile: il debitore, dal canto suo, potrebbe ricorrere al giudice dell’esecuzione (entro 20 giorni) per contestare (anche al solo scopo dilatorio) l’illegittimità del pignoramento o, ad esempio, il prelievo del 20% operato dalla banca sugli accrediti effettuati dall’INPS o dal datore di lavoro, eccependo che l’accredito è già gravato da un pignoramento ordinario.

Pertanto la banca è chiamata a svolgere il proprio ruolo di custode dell’importo del credito per cui si procede, aumentato della metà fino all’assegnazione al creditore procedente della somma stabilita dal giudice (che potrà comprendere, oltre alla somma precettata al debitore inadempiente, anche le spese legali sostenute dal creditore nella fase di espropriazione forzata del saldo di conto corrente).

Con l’ordinanza giudiziale di assegnazione al creditore procedente della somma da pignorare si conclude l’iter espropriativo, e la banca potrà rendere nuovamente disponibile nel saldo di conto corrente del debitore, la somma eventualmente eccedente rispetto all’importo del credito precettato al debitore, aumentato della metà a suo tempo congelato.

Ma, il pignoramento esattoriale del conto corrente può seguire, salvo che per i crediti pensionistici e fermo restando quanto previsto dall’articolo 545 del codice di procedura civile, anche una procedura diversa, ovvero quella contemplata dall’articolo 72 bis (pignoramento dei crediti verso terzi) del Decreto Presidente della Repubblica 602/1973 (disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), in base al quale l’atto di pignoramento può contenere l’ordine alla banca di pagare il credito direttamente al concessionario, fino a concorrenza del credito per cui si procede. In tal modo ADER riscuote subito e non deve attendere l’ordinanza del giudice di assegnazione delle somme prelevate dal saldo di conto corrente (tempi che potrebbero essere dilatati anche da una eventuale opposizione proposta dal debitore).

In pratica, nel giorno stesso della notifica dell’atto di pignoramento, la banca deve sottrarre al saldo disponibile del correntista debitore sottoposto ad azione esecutiva, l’importo del credito per cui si procede (e consegnarlo entro sessanta giorni ad ADER). Tuttavia, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio o di pensione, gli obblighi della banca non si estendono all’ultimo emolumento accreditato allo stesso titolo.

14 Ottobre 2018 · Paolo Rastelli

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Stai leggendo Pignoramento esattoriale del conto corrente Autore Paolo Rastelli Articolo pubblicato il giorno 14 Ottobre 2018 Ultima modifica effettuata il giorno 29 Settembre 2020 Classificato nella categoria Article schema org Inserito nella sezione assegni cambiali e conti correnti

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