Fermo amministrativo sul veicolo utilizzato per l'attività professionale

Le modifiche al Decreto del Fare, chiariscono che la procedura di iscrizione del fermo di beni mobili registrati è avviata dall'agente della riscossione con la notifica al debitore o ai coobbligati iscritti nei pubblici registri di una comunicazione preventiva contenente l'avviso che, in mancanza del pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni, sarà eseguito il fermo, senza necessità di ulteriore comunicazione, mediante iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari, salvo che il debitore o i coobbligati, nel predetto termine, dimostrino all'agente della riscossione che il bene mobile è strumentale all'attività di impresa o della professione.

È ovviamente necessario poter dimostrare che i veicoli siano strumentali all'attività svolta.

Prima, le ganasce fiscali scattavano in caso di mancato pagamento di somme dovute su tutti i beni mobili registrati, o meglio se non si provvedeva al versamento delle somme entro 60 o 90 giorni dalla notifica della cartella di pagamento o dell'accertamento esecutivo rispettivamente.

Dopo il fermo amministrativo si avevano ulteriori 20 giorni per saldare quanto dovuto, in caso di mancato versamento i beni mobili veniva iscritti in una speciale lista al Pra con il divieto di circolare fino all'avvenuto saldo, pena il pagamento di pesanti sanzioni (2500 euro).

Dopo le modifiche normative, poi però gli agenti di riscossione non potranno fare ricorso al fermo amministrativo nel caso il loro utilizzo sia funzionale al poter proseguire con il regolare svolgimento della propria attività.

La prova di questo deve essere fornita dal contribuente all'agente della riscossione entro 30 giorni dalla comunicazione preventiva.

Il Decreto del Fare porta inoltre da 20 a 30 i giorni a disposizione del contribuente per saldare gli importi richiesti dopo la comunicazione.

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Stai leggendo Fermo amministrativo sul veicolo utilizzato per l'attività professionale Autore Stefano Iambrenghi Articolo pubblicato il giorno 24 settembre 2014 Ultima modifica effettuata il giorno 17 febbraio 2019 Classificato nella categoria pignoramento ed espropriazione della casa - procedura esattoriale Inserito nella sezione pignoramento.

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  • Anonimo 20 marzo 2019 at 10:22

    SALVE , SEI ANNI ORSONO E’ STATO COSTITUITO FONDO PATRIMONIALE DI UNICO BENE IMMOBILIARE . TALE BENE E’ VERAMENTE UNICO E SOLA ENTRATA ECONOMICA (FITTO DA LOCAZIONE) DELLA FAMIGLIA. AD OGGI IL BENE E’ LIBERO DA IPOTECHE E PIGNORAMENTI-
    DOMANDO
    PUO’ , DOPO SEI ANNI, AGENZIA DELLE ENTRATE, ENTE COMUNALE O PRIVATO PIGNORARE I FRUTTI, OVVERO I FITTI DA LOCAZIONE O ISCRIVERE IPOTECHE SUL BENE COSTITUENTE FONDO PATRIMONIALE ?
    Grazie e saluti

    • Ludmilla Karadzic 20 marzo 2019 at 10:48

      Sì perchè, per giurisprudenza consolidata, i debiti derivanti dall’omesso o insufficiente versamento dei tributi, anche in relazione all’attività professionale di uno dei due coniugi costituenti il fondo patrimoniale, sono considerati conseguiti nell’interesse della famiglia, o comunque, procurano vantaggi patrimoniali alla famiglia. Insomma, i debiti, derivanti dall’omesso o insufficiente versamento dei tributi, sono considerati volti a soddisfare esigenze familiari.

  • alberini 19 agosto 2015 at 15:58

    Come agirà Equitalia nei miei confronti: ho un debito di 40 mila euro che anno lievitato nel tempo. Allora avevo 22 mila euro, sono passati più di 10 anni, ma Equitalia non si muove per adesso. Avevamo il conto in banca congiunto ma adesso l’ho separato siamo sempre nella stessa banca.

    Equitalia puo arrivare a bloccare il conto? Noi siamo nulla tenenti, mi hanno fatto il fermo amministrativo al camper che non ho fatto in tempo a intestarlo ad un altro nome. Se cambio banca e lo stesso? Possono pignorare il lo stipendio? Mi dite come posso muovermi?

    • Ludmilla Karadzic 19 agosto 2015 at 17:40

      Equitalia può certamente pignorarle il conto: e le probabilità che agisca in tal senso sono senz’altro maggiori oggi che ha un conto corrente non intestato congiuntamente ad altri. Il suggerimento è quello di depositare eventuali liquidità su un conto corrente intestato a terzi: non serve cambiare banca, il problema è la titolarità del conto corrente.

      Equitalia può pignorarle lo stipendio nella misura di un decimo (10%) se la sua retribuzione, al netto di tasse e contributi, non supera i 2 mila e cinquecento euro.

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