Quando l'agenzia delle entrate-riscossione può iscrivere un fermo amministrativo sul veicolo del debitore

Vediamo quando l'agenzia delle entrate-riscossione può iscrivere un fermo amministrativo al veicolo del debitore.

Il fermo amministrativo è l'atto con cui si dispone il blocco dei veicoli intestati al debitore.

Prima dell'attivazione della procedura il debitore riceve la comunicazione di preavviso di fermo amministrativo.

Con questo atto l'interessato è invitato a mettersi in regola nei successivi 30 giorni e viene informato che, in caso di mancato pagamento, si procederà all'iscrizione del fermo sul veicolo corrispondente alla targa indicata.

Il fermo non viene iscritto se il debitore dimostra, entro i suddetti 30 giorni, che il veicolo è strumentale all'attività di impresa o della professione da lui esercitata. (decreto legge n.69/2013 cd. “decreto del fare” convertito con modificazioni dalla legge n. 98/2013).

Trascorsi 30 giorni dalla notifica del preavviso di fermo amministrativo, senza che il debitore abbia dato seguito al pagamento delle somme dovute, oppure senza che ne abbia richiesto la rateizzazione, ovvero in mancanza di provvedimenti di sgravio o sospensione, si procede con l'iscrizione del fermo amministrativo al Pubblico registro automobilistico (PRA).

La cancellazione del fermo può essere effettuata solo dopo aver saldato integralmente il debito e ottenuto dall'Agente della riscossione il provvedimento di revoca da presentare al PRA.

In caso di rateizzazione, al pagamento totale della prima rata del piano di rateizzazione, il debitore può richiedere all'Agente della riscossione la sospensione del provvedimento di fermo, al fine di poter circolare con il veicolo interessato.

L'Agente della riscossione rilascerà, infatti, un documento contenente il proprio consenso all'annotazione della sospensione del fermo, che anche in questo caso il debitore dovrà presentare direttamente al PRA.

Nel caso in cui il debitore non proceda al pagamento di quanto richiesto, il mezzo potrà essere pignorato e venduto all'asta.

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Commenti e domande

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  • Simone di Saintjust 22 ottobre 2017 at 11:51

    Il governo sta in questi giorni vagliando l’ipotesi di mettere all’asta crediti fiscali affidati alla defunta Equitalia tra il 2000 e il 2010 e non ancora riscossi. Obiettivo, incassare almeno 4 miliardi tra 2018 e 2020 a fronte di un valore nominale di 500-600 miliardi di euro. Cedere le vecchie cartelle equivale a esporre i debitori a procedure di riscossione molto più drastiche rispetto a quelle consentite al fisco.

    Banche e società specializzare nella gestione dei crediti deteriorati potranno per esempio pignorare anche la prima casa. E sequestrare ben più del decimo dello stipendio che Equitalia poteva prelevare in caso di buste paga non superiori ai 2 mila e 500 euro.

    L’articolo del testo ancora provvisorio dispone la “Cessione di tutti i carichi 2000-2010 affidati all’agente della riscossione.

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