Ape volontario con tetto proporzionale

Riforma pensioni: che cos'è e come funziona l'ape volontario con tetto proporzionale.

La Camera ha reso ufficiale un punto importante del funzionamento dell'anticipo pensionistico Ape: oltre a contenere entro il 5% la penalizzazione annua sulla pensione per restituire il prestito, il Governo ha anche deciso di dare all'Ape un tetto proporzionale in base agli anni di anticipo richiesti.

Si tratterà di importi massimali ma i lavoratori coinvolti potranno anche chiedere meno del massimo, per ridurre ancora di più il peso della restituzione.

Per i lavoratori che vorranno uscire con un solo anno di anticipo, sarà possibile avere al massimo il 95% del futuro assegno della pensione. Per i lavoratori che andranno in pensione con due anni di anticipo, il prestito non potrà andare oltre il 90%, e per quelli che usciranno con tre anni di anticipo, il prestito non potrà andare oltre all'85% dell'assegno.

L'obiettivo del Governo è quello di abbassare il più possibile l'onere della restituzione ventennale, e per fare questo i lavoratori interessati potranno anche unire l'Ape alla Rita, utilizzando il fondo pensione complementare per bilanciare il prestito bancario dell'Ape.

In poche parole, con tre anni di Ape, il lavoratore subirebbe un prelievo di circa il 15% sulla rata finale dell'assegno, e sulla rata di restituzione influirà pesantemente anche l'entità dell'anticipo richiesto dal lavoratore.

Discorso diverso per i lavoratori che usufruiranno dell'Ape Social: si tratta di un sistema per mandare in pensione i lavoratori più deboli tagliando le penalizzazioni all'1%, quindi con un tasso di restituzione del prestito molto più basso.

L'Ape avrà un costo che riguarda la restituzione ventennale del prestito. Il rimborso del prestito, che di fatto ridurrà la pensione sensibilmente, dovrebbe oscillare intorno al 5% sul trattamento lordo per ogni anno di anticipo, con decurtazioni massime fino al 15-20% dell'assegno in corrispondenza del massimo anticipo richiesto dal lavoratore.

Dunque, se un lavoratore con uno stipendio di 1.286 euro mensili va in pensione con tre anni di anticipo grazie all'Ape, potrebbe ricevere un assegno mensile dell'85% dello stipendio, quindi 1.093 euro al mese.

Questo assegno verrebbe erogato per dodici mesi e non per tredici, dato che l'Ape esclude la tredicesima.

Si tratterà di una riscossione pari a più del doppio rispetto al progetto Damiano sui pensionamenti flessibili.

In poche parole, con tre anni di Ape, il lavoratore subirebbe un prelievo di circa il 15% sulla rata finale dell'assegno, e sulla rata di restituzione influirà pesantemente anche l'entità dell'anticipo richiesto dal lavoratore.

2 dicembre 2016 · Andrea Ricciardi

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