Il decreto legge 65/2015 che interviene contro la decisione della Consulta

In seguito alla decisione della Corte Costituzionale, interviene il legislatore che, con il dl 65/2015, cambia di nuovo le carte in tavola.

A seguito della declaratoria di incostituzionalità, infatti, il legislatore è nuovamente intervenuto in materia con l'art. 1 del decreto legge n. 65 del 2015 (convertito con Legge n. 109/2015) introducendo un sistema di rivalutazione delle pensioni puramente parziale.

Il nuovo sistema prevede infatti un meccanismo di adeguamento a scaglioni, per cui è riconosciuta la rivalutazione nella misura:

  1. del 100% per i trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS;
  2. del 40% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a tre volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo INPS;
  3. del 20% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo INPS;
  4. del 10% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS.

Restano dunque ancora "bloccati" i trattamenti pensionistici superiori a sei volte il trattamento minimo INPS.
Alla luce dei principi recentemente indicati dalla Consulta, anche quest'ultimo intervento normativo suscita non poche perplessità sotto il profilo della sua compatibilità con la Carta Costituzionale.

Infatti non appare affatto tutelato l'interesse dei pensionati alla conservazione del potere di acquisto delle somme percepite, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, che - a differenza delle pensioni di importo elevato - non presentano margini di resistenza all'erosione determinata dal fenomeno inflattivo.

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