Il chiarimento della Corte Costituzionale con sentenza 70/2015







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Cosa chiariva la Corte Costituzionale, in merito alla vicenda del blocco delle pensioni, con la sentenza 70/2015.

Con sentenza n. 70/2015 del 10 marzo 2015 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (meglio noto come Riforma delle Pensioni Fornero) nella parte in cui prevedeva che In considerazione della contingente situazione finanziaria, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento.

Con detta norma il Governo Monti aveva introdotto un limite alla rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici erogati dall’INPS per gli anni 2012 e 2013, escludendo da tale meccanismo tutte le pensioni il cui importo complessivo risultava superiore “a tre volte il trattamento minimo INPS” (cd. “blocco delle pensioni”).

Investita della questione di legittimità costituzionale della norma citata, la Corte Costituzionale ha ritenuto la stessa fondata per violazione degli artt. 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma, della Costituzione in quanto la mancata rivalutazione, violando i principi di proporzionalità e adeguatezza della prestazione previdenziale, si pone in contrasto con il principio di eguaglianza e ragionevolezza, causando una irrazionale discriminazione in danno della categoria dei pensionati.

Infatti, a giudizio della Consulta, la rivalutazione automatica delle pensioni erogate dall’INPS rappresenta uno strumento di natura tecnica introdotto dal legislatore del 1998 al fine di arginare il fenomeno della svalutazione delle prestazioni previdenziali e di tutelare il diritto dei pensionati, in particolar modo di quelli titolari di trattamenti previdenziali modesti, a percepire una pensione adeguata.

Detto diritto, trovando fondamento nello stesso dettato costituzionale, non può quindi essere oggetto di irragionevoli limitazioni operate dal legislatore sulla base di non meglio identificate ragioni finanziarie.

Nonostante il chiaro ed inequivocabile tenore della pronuncia della Corte Costituzionale, il legislatore è rimasto tuttavia sordo ai richiami della stessa.

24 Gennaio 2017 · Gennaro Andele



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Stai leggendo Il chiarimento della Corte Costituzionale con sentenza 70/2015 Autore Gennaro Andele Articolo pubblicato il giorno 24 Gennaio 2017 Ultima modifica effettuata il giorno 22 Ottobre 2017 Classificato nella categoria lavoro e pensioni Inserito nella sezione lavoro, pensioni, famiglia separazione e divorzio, Isee

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