Il nuovo reato di lesioni stradali gravi e gravissime

L'articolo 590-bis del codice penale, così come modificato dalla legge 41/2016 (Reato di omicidio stradale e di lesioni personali stradali) stabilisce, in generale, che chiunque cagioni per colpa ad altri una lesione personale con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito con la reclusione da tre mesi a un anno per le lesioni gravi e da uno a tre anni per le lesioni gravissime.

In particolare, chiunque, ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica o di alterazione psico-fisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope cagioni per colpa a taluno una lesione personale, è punito con la reclusione da tre a cinque anni per le lesioni gravi e da quattro a sette anni per le lesioni gravissime.

E' invece punito con la reclusione da un anno e sei mesi a tre anni per le lesioni gravi e da due a quattro anni per le lesioni gravissime, il conducente che cagioni per colpa lesioni personali:

  1. procedendo in un centro urbano ad una velocità pari o superiore al doppio di quella consentita e comunque non inferiore a 70 km/h, ovvero su strade extraurbane ad una velocità superiore di almeno 50 km/h rispetto a quella massima consentita;
  2. attraversando un'intersezione con il semaforo disposto al rosso ovvero circolando contromano;
  3. a seguito di manovra di inversione del senso di marcia in prossimità o in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi o a seguito di sorpasso di un altro mezzo in corrispondenza di un attraversamento pedonale o di linea continua.

La pena è aumentata se il fatto è commesso da persona non munita di patente di guida o con patente sospesa o revocata, ovvero nel caso in cui il veicolo a motore sia di proprietà dell'autore del fatto e tale veicolo sia sprovvisto di assicurazione obbligatoria.

Se il conducente si dà alla fuga (articolo 590 bis del codice penale) la pena è aumentata da un terzo a due terzi e comunque non può essere inferiore a tre anni.

26 marzo 2016 · Giuseppe Pennuto

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