Indice del post minacce dagli esattori di recupero crediti

Non serve la prova di una percentuale pattuita sulla somma da riscuotere. La fattispecie più lieve ex articolo 393 Cp va esclusa se i toni dell'intimidazione sono tali da andare oltre ogni ragionevole intento di far valere un diritto in modo arbitrario. Scatta il reato di estorsione per chi terrorizza il debitore, anche se agisce come mero mediatore per consentire a un terzo il (presunto) recupero del denaro. E ciò anche quando la somma è poi materialmente versata a chi accampa il diritto e non all'autore delle intimidazioni. Di fronte alle minacce di morte va esclusa la fattispecie più [ ... leggi tutto » ]

Vale la pena, innanzitutto, di ribadire i confini tra le fattispecie ex articoli 629 e 393 Cp:  a differenziarle è l'elemento intenzionale, non la materialità del fatto (che può essere identica); vale a dire che si configura senz'altro l'estorsione quando l'agente è consapevole che ciò che pretende non gli è dovuto. Ma la fattispecie più lieve dell'esercizio arbitrario va esclusa anche quando la coartazione della volontà altrui risulta di per sé un'ingiustizia perché l'intimidazione ha una forza tale da andare oltre ogni ragionevole intento di far valere un proprio (preteso) [ ... leggi tutto » ]

Confermata, nella specie, la condanna per tentata estorsione all'autore delle minacce di morte, riconosciuto responsabile di un vero e proprio avvertimento "mafioso" nei confronti del debitore di una sua parente (sull'aggravante mafiosa cfr. invece Cassazione 20773/10, arretrato 13 ottobre 2010). Non giova all'imputato osservare che il denaro non è stato poi consegnato a lui e soprattutto che manca la prova, anche indiziaria, della pattuizione di un corrispettivo, ad esempio sotto forma di percentuale, in caso di successo nel "recupero-crediti". Il fatto è, spiegano gli "ermellini", che non può si presumere un intervento nella vicenda da parte dell'imputato senza un [ ... leggi tutto » ]

Non conta la natura del credito, lecita o illecita: "l'esattore" di un credito altrui compie sempre un'estorsione, e non l'illecito meno grave ex articolo 393 Cp, quando minaccia il debitore non solo per aiutare il creditore a farsi ragione da sé ma anche per perseguire suoi, autonomi interessi illeciti (Cassazione 12982/06). Nella specie, al di là dell'interesse personale dell'imputato, conta tuttavia il livello sproporzionato delle minacce, che esula dall'alveo del reato di "esercizio arbitrario": il recupero-crediti affidato alle intimidazioni di un privato, scrivono i giudici, costituisce una forma di "giustizia alternativa di chiara matrice delinquenziale" che non [ ... leggi tutto » ]

Nell'azione intimidatoria, infine, il reo si fa spalleggiare da due uomini che gli fanno da "guardaspalle" in modo da evitare intromissioni e dare più peso alle minacce. Inutile per il condannato invocare in base alla "ex Cirielli" la prescrizione del reato contestato, cioè tentata estorsione aggravata dal numero delle persone: la legge 251/05 risulta entrata in vigore dopo la pronuncia della sentenza di primo grado e il termine per l'estinzione del reato resta quello di quindici anni anteriore alla riforma (Cassazione 25470/09) Per fare una domanda agli esperti vai al forum Per approfond [ ... leggi tutto » ]

30 agosto 2013 · Paolo Rastelli

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Stai leggendo Indice del post Minacce dagli esattori di recupero crediti Autore Paolo Rastelli Articolo pubblicato il giorno 30 agosto 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 16 marzo 2017 Classificato nella categoria privacy e dignità debitore Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore.

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