Il migrant banking

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Per migrant banking si intende generalmente il processo di bancarizzazione degli immigrati. L’iclusione finanziaria di questa popolazione ha importanti riflessi sociali. Una grande risorsa per comprendere appieno il Migrant banking è il volume  Banche e Immigrati: credito, rimesse e finanza islamica, Pacini Editore, Pisa 2007.

Infatti l’Italia è tra i paesi che attirano il maggior numero di ingressi tra nuovi lavoratori e ricongiungimenti familiari: circa 300 mila persone. Costoro di fatto suppliscono una demografia in calo, la quale esplica i suoi effetti negativi sul mercato occupazionale, e rende di fatto sempre più necessario il fenomeno migratorio stesso.

L’immigrazione – ormai una realtà acquisita – è destinata a svolgere un ruolo da protagonista nel campo economico e finanziario. Gli immigrati costituiscono ormai il 5-6% della popolazione residente in Italia e sono destinati a crescere ulteriormente. In un ottica di crescente responsabilità d’impresa le banche non possono fare a meno di considerare questi nuovi stakeholder esterni. L’intermediazione tra l’offerta e la domanda di denaro e i servizi bancari hanno sempre avuto un grande impatto sociale. In molti casi le banche – motore dello sviluppo e dell’economia – incidono in modo decisivo fornendo opportunità di progresso a individui e comunità, e dunque alla società stessa nel suo insieme. Sviluppare il dibattito sul migrant banking all’interno dello studio delle migrazioni è quindi di notevole importanza strategica: con i suoi risvolti esso può infatti costituire la prima tappa per una piena cittadinanza economica del migrante, e agevolare attraverso questo passaggio fondamentale una sana integrazione nel segno del rispetto reciproco. L’accesso ai servizi bancari alla popolazione immigrata presente può essere analizzato da due punti di vista: se da un lato equivale all’apertura di un mercato promettente e redditizio, si caratterizza però anche come un aiuto a superare i primi momenti difficili dell’arrivo in Italia creando un legame e un rapporto positivo con il nostro paese. L’immigrato abbandonato ed escluso dalle varie istituzioni pubbliche e private si può trovare invece facilmente emarginato e sospinto verso situazioni di potenziale violenza suscettibili di creare danni sociali estremamente gravi. Se queste considerazioni si possono applicare in generale a tutti i paesi, il problema della financial exclusion o della popolazione unbanked è ancora più marcato dove le necessità quotidiane dei singoli sono molto spesso soddisfatte attraverso l’uso di servizi bancari. Comprendere, e rispettare, gli immigrati nelle loro esigenze è la strategia per l’inclusione positiva di un fenomeno strutturale che si sta radicando progressivamente sul territorio nazionale. Dobbiamo infatti ricordare che stiamo parlando soprattutto di persone, che sono solo in un secondo momento sono manodopera per l’industria, l’agricoltura, alcuni settori dei servizi, badanti e collaboratori domestici, ma anche – in troppi casi – criminali per bisogno o per scelta. Ogni individuo di ogni cultura, provenienza geografica, colore della pelle ha i propri sogni, le proprie esperienze, la propria mentalità e l’abitudine a operare delle scelte in un certo modo: con questo bagaglio vuole entrare a pieno titolo nel sistema economico italiano.

È un dato di fatto importante, una scommessa sociale per il futuro. Il fenomeno della cosiddetta “bancarizzazione” degli immigrati è un fenomeno a lungo non considerato sia dai ricercatori che dalle banche. L’interesse per l’emigrato come operatore economico sembra iniziare solo a partire dal 1998. In quell’anno viene infatti realizzato il primo prodotto bancario confezionato sui suoi bisogni. L’iniziativa, presa dalla Banca popolare di Milano, rimane però l’unica di un certo peso fino al 2004. Soltanto a partire da questa data, soprattutto per volontà dell’ABI e con le tavole di discussione volute da Enzo Maria Napoletano intorno al il migrant banking ha cominciato ad entrare a pieno titolo nella realtà finanziaria italiana. Oggi stiamo attraversando una particolare fase di transizione in cui il migrant banking si colloca tra il social banking e il mercato competitivo. Le previsioni, soprattutto degli operatori del settore, lo vedono già imminente e lo percepiscono come il terreno sul quale si giocherà una futura battaglia concorrenziale. In questi ultimi due anni quasi tutti gli istituti stanno studiando le sue potenzialità. È infatti davvero singolare che, in una società in cui ci si sfida su nicchie tanto esigue da risultare poi asfittiche e in cui se ne cercano sempre di nuove, si dedichino così pochi prodotti a questa realtà emergente. L’apertura verso questa nuova potenzialità non riguarda solo il mercato italiano ma tutto il mondo occidentale che è attraversato da crescenti flussi migratori in entrata. Lo stesso presidente della Federal Reserve, Bernanke, ha messo al centro di uno dei primi discorsi tenuti dopo la sua nomina l’esigenza che il sistema bancario statunitense servisse meglio la popolazione immigrata e che le banche implementassero i propri collegamenti verso gli istituti dei paesi fonte di emigrazione.

27 Novembre 2007 · Antonio Scognamiglio

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