Mi licenzio pur di non lasciare un quinto del mio stipendio ad Equitalia

Giorni fa sono andato dall’Equitalia per sapere la mia posizione al quanto incasinata e mi sono ritrovato un debito di quasi 19.000,00 euro.

Con pazienza volevo pagare con il max delle rate e precisamente 72 ma il debito aumentava a 36.500,00 euro cosa impossibile da pagare.

Sono deciso a lasciare il mio posto di lavoro per non fargli prendere il quinto dello stipendio. Sono disperato ma non ho niente da perdere adesso

Cerco sempre di essere serio e compassato nel rispondere alle domande degli utenti del blog, ma stavolta voglio fare un’eccezione, anche per sdrammatizzare (e poi oggi è il 1 aprile!). Io sono Toscano, e qui in Toscana c’è un colorito modo di dire che recita: “Quel tipo lì mi sembra come quello che si tagliò il … per fare dispetto alla moglie!”.

Ecco Glux, mi sembra che Lei sia proprio in questa condizione.

E’ vero ed è vergognoso che il carico di oneri ed interessi da parte di Equitalia sia elevato, ma legittimo. E’ purtroppo vero anche che il Suo comportamento non la esonera dal pagamento! Continueranno a correre interessi e spese, e la cifra continuerà a lievitare.

Lei ha solamente rimandato il problema (che si accrescerà) e si ripresenterà non appena ritroverà un lavoro. Inoltre d’ora in avanti non potrà più intestarsi alcunchè, perchè ne rischierebbe il pignoramento.

Tutto questo salvo eventuali condoni che potrebbero arrivare, ma visti gli ultimi schiaffi che l’Unione Europea ha dato all’Italia in merito, dubito che arrivi a breve.

Se proprio non voleva pagare il debito con Equitalia, forse erano possibili altri metodi per tutelarsi dal pignoramento senza bisogno di licenziarsi.

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28 Dicembre 2010 · Simone di Saintjust

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Stai leggendo Mi licenzio pur di non lasciare un quinto del mio stipendio ad Equitalia Autore Simone di Saintjust Articolo pubblicato il giorno 28 Dicembre 2010 Ultima modifica effettuata il giorno 19 Giugno 2016 Classificato nella categoria cartelle esattoriali - domande e risposte

Commenti e domande

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  • Anonimo 14 Marzo 2019 at 15:47

    Buongiorno, avrei una questione da sollevare, esistono migliaia di casi di persone che tramite inquadrature lavorative particolari sfuggono ai radar del pignoramento dello stipendio presso terzi. Ora mi domando quali sono tutte queste inquadrature che lo permettono dato che stando alla legge non ne risulta neanche mezza? Uno sicuramente era mettersi a partita Iva e lavorare un mese li e un mese la, non facevano in tempo a capire dove eri che avevi già ricosso, con la avvento della fattura elettronica questo non sarà più possibile però. Quali altri metodi esistono? Se una persona non arriva a fine mese perché moglie e figlio piccolo a carico e si vede pignorare lo stipendio è destinato a mangiare alla Caritas per forza dopo?

    • Ludmilla Karadzic 14 Marzo 2019 at 17:52

      Per le partite IVA che lavorano a commissione (professionisti e artigiani) è possibile il pignoramento dell’intero credito, ma se il rapporto con il cliente non è periodico, risulta difficile, per il creditore, anche disponendo di un ipotetico accesso all’Anagrafe Tributaria, essere tempestivo nel pignoramento del cliente terzo pignorato (arriverebbe, quasi certamente, dopo il pagamento del corrispettivo al debitore esecutato). Per i lavoratori dipendenti, il prelievo è, invece, limitato al 20% della busta paga: il che pur costituendo, il più delle volte, una mazzata per le condizioni reddituali del debitore e della propria famiglia, non assume contorni drammatici. La forma più diffusa per eludere il pignoramento dello stipendio, resta, comunque, il lavoro in nero.