Mezzo secolo di rate per salvare la casa

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Niente da fare, la rinegoziazione non decolla. Nonostante la crescita verticale dei tassi e di conseguenza l’impennata delle rate dei mutui, l’accordo Abi-governo per la rinegoziazione dei mutui si rivela un buco nell’acqua, utile quasi esclusivamente per quelle famiglie che non riescono più a far fronte alla rata, anche se per queste si tratta di un salvagente a caro prezzo.

In teoria, un interesse può averlo chi ha acceso un mutuo già da diversi anni, altrimenti l’effetto rischia di essere paradossale. E’ il caso di quanto è accaduto a un operaio extracomunitario che mercoledì si è presentato, tra l’incredulo e il dubbioso, alla sede pratese dell’Adiconsum.

L’uomo, titolare di un mutuo trentennale di 150mila euro, ha ricevuto dalla propria banca il prospetto con allegata proposta di rinegoziazione che avrebbe prolungato la durata del mutuo di altri 25 anni, per un totale di 55 anni. «L’immigrato – racconta Giovanni Mannocci – ha stipulato un contratto con uno spread rilevante, dell’1,60% e dalla rata originaria di 733,50 euro, in virtù di un tasso iniziale del 4,15%, era passato a una rata di 941,93, per via di un tasso salito al 6,65%.

Il fatto è che per passare a un tasso fisso al 4,6% e un conseguente risparmio di circa 173 euro al mese avrebbe accumulato un debito residuo di quasi 127mila euro, per smaltire il quale, alla scadenza dei trent’anni, avrebbe dovuto pagare altre 309 rate mensili, pari a poco meno di 26 anni». La rinegoziazione Abi-governo, infatti, non interviene riducendo lo spread incassato dalla banca, ma trasferisce in un conto accessorio il differenziale tra la rata dovuta e la rata rinegoziata; questo conto è ovviamente gravato di interessi e in questo modo il debito rischia di diventare infinito.

Sempre all’Adiconsum di Prato si è presentato un dipendente di una impresa edile titolare di un mutuo ventennale che, sulla base dell’ipotesi di rinegoziazione, alla scadenza dei 20 anni avrebbe dovuto ripagare 52mila euro di rate non versate a cui si sarebbero sommati gli interessi aggiuntivi del conto accessorio che comportavano un raddoppio della somma dovuta. Insomma, durante gli anni non pago 52mila euro e in compenso poi ne devo sborsare più di 100mila dopo aver estinto il mutuo. «Per questo – aggiunge Mannocci – mettiamo in guardia i mutuatari e li invitiamo a valutare attentamente l’opportunità o meno di accedere alla rinegoziazione. Molto meglio verificare la possibilità di una surroga».

Con la surroga, infatti, è possibile trasferire il mutuo ad un’altra banca che offre condizioni migliori. «Qualche volta le banche chiedono ai clienti di pagare delle spese per la surroga. Questa pratica – conclude Mannocci – è vietata dalla legge, ma nel caso che la banca insista, consigliamo ai nostri associati di accettare di pagare le spese, salvo poi contestarle e fare vertenza». Con la surroga, infatti, è possibile ridurre lo spread pagato alla banca che è l’unico modo per ottenere un risparmio reale. I tassi dei mutui, infatti, sono legati all’Euribor che adesso, nella scadenza a un mese ha raggiunto il 4,976%, il massimo a partire dal dicembre del 2000. Se a questi tassi si somma uno spread superiore all’1% la rata diventa insostenibile.

Dalle banche toscane giungono evidenti segnali sullo scarso appeal della rinegoziazione. Alla Cassa di risparmio di Volterra, ad esempio, confermano che la percentuale di clienti che ha chiesto informazioni è stata molto modesta e che le rinegoziazioni sono state poche decine. «Paradossalmente, abbiamo avuto più surroghe di mutui da altre banche – spiega il vicedirettore generale Andrea Nacci – che richieste di rinegoziazioni da parte di nostri clienti. Probabilmente anche a causa del fatto che in molti casi eravamo già venuti incontro alle sollecitazioni dei clienti».

Al gruppo Banco Popolare e quindi in particolare alle Casse di risparmio di Lucca, Pisa e Livorno, si è scelto di inviare l’informativa sulla rinegoziazione anche ai titolari dei mutui opzionali, che hanno per contratto il diritto di rivedere a scadenze prefissate la struttura del mutuo, con la possibilità di passare dal tasso variabile a quello fisso e viceversa. Alle filiali toscane delle banche del gruppo si sono presentati il 7,5% dei titolari di mutui per ottenere informazioni aggiuntive, ma sono poche le rinegoziazioni effettuate.

di Carlo Bartoli

26 Settembre 2008 · Antonio Scognamiglio

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