Il divieto di licenziamento discriminatorio si estende al licenziamento per ritorsione

Il licenziamento per ritorsione, diretta o indiretta, assimilabile a quello discriminatorio, costituisce l'ingiusta e arbitraria reazione ad un comportamento legittimo del lavoratore colpito o di altra persona ad esso legata e pertanto accomunata nella reazione, con conseguente nullità del licenziamento, quando il motivo ritorsivo sia stato l'unico determinante e sempre che il lavoratore ne abbia fornito prova, anche con presunzioni.

Il divieto di licenziamento discriminatorio è suscettibile di interpretazione estensiva sicché l'area dei singoli motivi vietati comprende anche il licenziamento per ritorsione o rappresaglia, che costituisce cioè l'ingiusta e arbitraria reazione, quale unica ragione del provvedimento espulsivo, essenzialmente quindi di natura vendicativa, essendo necessario, in tali casi, dimostrare, anche per presunzioni, che il recesso sia stato motivato esclusivamente dall'intento ritorsivo.

Questo il principio giuridico enunciato dai giudici della Corte di cassazione nella sentenza 24648/15.

5 dicembre 2015 · Tullio Solinas

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Stai leggendo Il divieto di licenziamento discriminatorio si estende al licenziamento per ritorsione Autore Tullio Solinas Articolo pubblicato il giorno 5 dicembre 2015 Ultima modifica effettuata il giorno 4 agosto 2017 Classificato nella categoria sentenze e ordinanze della Corte di cassazione in tema di lavoro e pensione Inserito nella sezione lavoro, pensioni, famiglia separazione e divorzio, Isee del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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