La dichiarazione di successione - come, quando e da chi va presentata

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Come accennato nella prima sezione di questo articolo, la dichiarazione di successione deve essere resa dagli eredi del defunto per informare l’Agenzia delle Entrate sull’ammontare e la consistenza del patrimonio ereditario, allo scopo di rendere possibile il calcolo delle imposte di successione.

La dichiarazione di successione va presentata, entro 12 mesi dalla morte, all’Agenzia delle Entrate territorialmente competente in base all’ultima residenza del defunto, compilando l’apposito modulo (reperibile anche sul sito internet dell’Agenzia) a pena di nullità della dichiarazione stessa.

La dichiarazione di successione deve indicare tutti i beni e i diritti di cui il defunto era titolare in vita. In essa vanno quindi inseriti eventuali beni immobili, azioni o quote di società, denaro e titoli depositati in banca, aziende agricole o commerciali, gioielli e preziosi di vario genere, come mobili e quadri.

Sono obbligati a presentare la dichiarazione di successione: gli eredi e i legatari, ovvero i loro rappresentanti legali gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta gli amministratori dell’eredità i curatori delle eredità giacenti gli esecutori testamentari i trust.

Se più persone sono obbligate alla presentazione della dichiarazione è sufficiente presentarne una. Non c’è obbligo di dichiarazione se l’eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto e l’attivo ereditario ha un valore non superiore a 25.823 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari. Queste condizioni possono venire a mancare per effetto di sopravvenienze ereditarie.

Gli eredi e i legatari che hanno presentato la dichiarazione di successione in cui sono indicati beni immobili sono esonerati dall’obbligo della dichiarazione ai fini dell’imposta municipale propria (Imu). Spetta, infatti, agli uffici dell’Agenzia delle Entrate, competenti a ricevere la dichiarazione di successione, trasmetterne copia a ciascun Comune in cui sono ubicati gli immobili.

Se nell’eredità sono compresi anche beni immobili gli eredi sono tenuti al pagamento delle imposte ipotecarie e catastali nella misura rispettivamente del 2% e dell’1% del valore catastale rivalutato secondo appositi coefficienti. La misura di queste due imposte sarà determinata in misura fissa (Euro 168 ciascuna) qualora uno o più eredi possano godere dei benefici prima casa. Oltre a quelle citate, sono poi dovute anche l’imposta di bollo, la tassa ipotecaria nonché i tributi speciali per ogni trascrizione presso i Registri Immobiliari.

imposte di successione

Alla dichiarazione di successione vanno, pertanto, allegati:

  1. le visure catastali dei beni immobili del defunto;
  2. il certificato di morte o autocertificazione;
  3. l’eventuale dichiarazione sostitutiva per la richiesta di agevolazione prima casa;
  4. il certificato di destinazione urbanistica per i terreni eventualmente posseduti dal defunto;
  5. nel caso di rinuncia all’eredità copia autentica del verbale;
  6. nel caso di successione testata copia originale o autenticata del testamento.

E, nel caso, anche il modello F23 relativo al pagamento in autoliquidazione di:

  1. imposta ipotecaria;
  2. imposta catastale;
  3. imposta di bollo;
  4. tassa ipotecaria;
  5. tributi speciali.

Dopo aver presentato la dichiarazione di successione ed aver effettuato l’autoliquidazione, l’Agenzia delle Entrate provvederà a notificare agli eredi la liquidazione a saldo dell’imposta di successione. Il termine per il pagamento è di 60 giorni a far data dalla richiesta.

Sono tenuti al pagamento dell’imposta di successione tutti gli eredi in solido tra loro. Ciò significa che il fisco può agire per la riscossione dell’intero anche nei confronti di un erede soltanto. Naturalmente l’erede escusso potrà successivamente rivalersi sugli altri in proporzione alle loro quote di eredità.

17 Giugno 2013 · Paolo Rastelli

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Stai leggendo La dichiarazione di successione - come, quando e da chi va presentata Autore Paolo Rastelli Articolo pubblicato il giorno 17 Giugno 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 28 Settembre 2017 Classificato nella categoria accettazione e rinuncia eredità - accettazione con beneficio di inventario Inserito nella sezione successione donazione rinuncia eredità

Commenti e domande

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  • Anonimo 25 Settembre 2019 at 22:09

    Gentilissimi,

    Un mese fa, dopo due anni di malattia, mio padre è mancato.
    Arrivati ad oggi, io mia madre e mia sorella iniziamo a ragionare sul da farsi in ordine alla successione.
    Mio padre non possedeva più nulla, tranne le quote di maggioranza di una srl (di cui era amministratore) che navigava in cattive acque e un conto bancario con una modesta somma.
    La società non faceva alcuna attività da 5 anni, nel corso dei quali non ha più nemmeno fatto bilancio.
    Questa ragione, unita a un modesto debito con l’agenzia delle entrate che aveva e che stava ripagando, ci fa propendere per la rinuncia all’eredità.
    Vorremmo presentare la rinuncia tutti insieme, ma dal momento che io e mia sorella viviamo in due diversi paesi esteri, non sarà facile incontrarci tutti e tre a breve presso il tribunale del comune coinvolto.
    Considerato il fatto che al momento del decesso mio padre era residente assieme a mia madre in un immobile di proprietà mia e di mia sorella, vorrei chiedere:
    Possiamo considerare per tutti e tre i 10 anni come tempo utile per presentare la rinuncia? Oppure, visto che mia madre era coniuge convivente, tutto si riduce in tre mesi?
    Nel il caso esposto, sarà necessario che mia madre faccia precedentemente l’inventario, inserendo le quote societarie e la giacenza bancaria?
    Cordiali Saluti

    • Simone di Saintjust 26 Settembre 2019 at 04:03

      L’onere imposto dall’articolo 485 del codice civile al chiamato all’eredità che si trovi nel possesso di beni ereditari di fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia di essa condiziona non solo la facoltà del chiamato di accettare l’eredità con beneficio di inventario ex articolo 484 dello stesso codice, ma anche quella di rinunciare all’eredità, ai sensi del successivo articolo 519, in maniera efficace nei confronti dei creditori del de cuius, dovendo il chiamato, allo scadere del termine stabilito per l’inventario, essere considerato erede puro e semplice. (Cassazione sentenza 7076/1995).

      Sua madre potrebbe essere obbligata a presentare l’inventario entro tre mesi dal decesso, non in qualità di coniuge superstite e convivente con il de cuius, ma in quanto soggetto in possesso dei beni ereditari: il chiamato all’eredità, quando a qualsiasi titolo è nel possesso di beni ereditari, deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione. Trascorso tale termine senza che l’inventario sia stato compiuto, il chiamato all’eredità è considerato erede puro e semplice (articolo 485 del codice civile). N.B. E’ sufficiente il possesso anche di un solo bene ereditario (un orologio, un’automobile).

      Inoltre, il chiamato che sia nel possesso dei beni ereditari e che abbia compiuto l’inventario nel termine di tre mesi dall’apertura della successione, deve dichiarare, entro quaranta giorni dal compimento dell’inventario, se intende accettare l’eredità con il beneficio di inventario ai sensi dell’articolo 484 del codice civile. Ove tale termine non venga rispettato, il chiamato è da considerarsi erede puro e semplice.

  • Anonimo 30 Luglio 2019 at 08:58

    Mio fratello è deceduto nel Luglio 2009. Appena in tempo ha avuto modo di scrivere il testamento olografo a mio favore nominandomi erede universale. So per certo che mio fratello aveva un conto in italia ed anche all’estero ma non so dove né in quale banca. Come posso fare per chiedere informazioni e quanto tempo non avrò più diritto?

    • Simone di Saintjust 30 Luglio 2019 at 09:32

      In Italia, un conto corrente non movimentato per dieci anni viene definito dormiente ed il saldo viene trasferito ad un fondo ad hoc gestito da CONSAP. Nei successivi 10 anni a partire dalla data di trasferimento nel fondo, il titolare o il suo erede possono richiederne il rimborso. Purtroppo però per cercare se il rapporto di conto corrente è confluito nel fondo CONSAP è necessario conoscerne almeno ABI e CAB.

      Alcune società offrono un servizio di indagine finalizzata proprio alla ricerca di un conto corrente detenuto dal defunto in Italia, a partire dai dati anagrafici del de cuius. Può provare ad informarsi qui.

  • basilio 30 Maggio 2009 at 17:07

    se non pago le spese ho diritto all’eredita’?

    • weblog admin 30 Maggio 2009 at 20:37

      Se prendi l’eredità paghi anche i debiti del defunto.

      E bisogna stare attenti: se l’eredità è inferiore ai debiti, non si combina un buon affare ….

      Quando ci si accorge che l’eredità è una fregatura perchè si prende 1 e bisogna poi dare indietro 10, allora c’è la possibilità di rinunciare ad essa.

  • karalis 22 Ottobre 2008 at 18:06

    Salve,
    vorrei chiedere informazioni in merito alla successione.
    Sto acquistando casa e nel momento in cui stavamo stipulando il compromesso risulta agli atti un nominativo di un defunto, per tale motivo tutto è stato bloccato, inq aunto dovrebbero subentrare gli eredi del defutno; e dal mese di giugno 2008 al mese di ottobre 2008 tutto tace e non si sa quando quest’atto sarà fatto? Quanto tempo si aspetta in casi come questi? E per fortuna c’è un agenzia immobiliare di mezzo che deve verificare il tutto.

    Ringrazio e porgo cordiali saluti

    Commento di Simona | Mercoledì, 22 Ottobre 2008

    Deve essere un grande affare per non allontanarsi subito da questo tipo di situazioni.

    Certo l’agenzia verifica tutto, tanto dopo aver preso le provvigioni i problemi restano a voi. Una gran fortuna che ci sia l’agenzia … una gran fortuna per l’agenzia ovviamente e per gli avvocati che serviranno dopo.

  • Il notaio 4 Ottobre 2008 at 12:35

    Gianfranco 4 ottobre 2008 at 12:34
    Devo fare la successione e vorrei sapere se è possibile non portare in successione un piccolo lotto di terreno.

    Mi spiego meglio:
    – dalla visura catastale risulta che il piccolo lotto di terreno è in comproprietà con molte persone (probabilmente nei vari anni è andato più volte in successione senza particolare interesse di nessuno portando la lista dei proprietari ad oltre 30). Il valore del terreno è praticamente nullo nella sua interezza, diventa di pochi euro per i 10 mq che sarebbe la mia quota. Posso evitare di portare in successione questo terreno?
    – In alternativa posso riportarlo in successione rinunciando alla eredità di questo solo lotto (quale indicazione riportare nella successione)?

    Naturalmente la casa e gli altri terreni di proprietà al 100% sarebbero indicati nella successione, mentre solo questo lotto sarebbe non indicato. Grazie per la gentile risposta. Gianfranco

    Caro Gianfranco,
    la materia successoria è sempre molto complessa; la legge considera l’eredità nel suo complesso, come un blocco unico; ciò comporta che non si può rinunciare solo ad alcuni beni per riceverne altri. Si accetta o si rinuncia l’eredità per intero con tutti i suoi beni (e, se ci sono, i suoi debiti).
    Inoltre, è necessario inserire nella denuncia di successione tutti i beni, anche quelli di poco valore; in caso contrario si corre il rischio di dover pagare in futuro delle sanzioni pecuniarie.

  • il notaio 4 Ottobre 2008 at 12:34

    La successione in generale può essere regolata dalla legge o dal testamento.
    Nell’ipotesi in cui vi sia testamento, sarà questo ad indicare i chiamati all’eredità. Il testamento dovrà essere portato da un notaio (insieme all’estratto dell’atto di morte) che lo riceverà in deposito formale e provvederà a pubblicarlo con un apposito atto notarile, informandone poi gli interessati.
    Invece, nell’ipotesi in cui non ci sia testamento, i chiamati all’eredità sono designati dalla legge. Nel suo caso i chiamati sono il vedovo che, in quanto coniuge, godrà in ogni caso anche del diritto di abitazione sulla casa familiare, e i figli (sposati o meno) secondo le quote stabilite dalla legge. In assenza di testamento non è necessario alcun atto notarile per rendere esecutiva la chiamata successoria.
    Dal punto di vista fiscale è invece in ogni caso obbligatorio predisporre e presentare entro un anno la dichiarazione di successione, per la quale è opportuno rivolgersi al proprio notaio di fiducia.