La rinegoziazione del mutuo secondo Tremonti

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Il Comitato Esecutivo dell’ABI, che si è riunito il 21 maggio 2008 a Milano, ha approvato all’unanimità la bozza di accordo tra il Ministero dell’Economia e l’Associazione Bancaria per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile per la prima casa stipulati prima del 1° gennaio 2007.

“L’iniziativa viene incontro a quelle famiglie che si sono trovate in difficoltà con il pagamento delle rate del mutuo dopo i rialzi dei tassi di interesse decisi dalla Bce dalla fine del 2005. Le banche – ha sottolineato il Presidente dell’ABI – già dal 2007 hanno avviato un’attività molto consistente di rinegoziazione dei mutui. Con questo intervento innovativo sarà possibile estendere ad una più ampia platea di famiglie l’opportunità di ricorrere alla rinegoziazione con un’unica procedura, semplice e trasparente.

La Convenzione potrebbe riguardare circa 1.250.000 famiglie. Considerando un mutuo ventennale di 80.000 euro, il minor esborso previsto ammonterebbe a circa 850 euro su base annua.

La Convenzione individua le modalità di rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, stipulati prima del 1° gennaio 2007, che consentiranno di ridurre e stabilizzare l’importo delle rate da corrispondere fino alla data di originaria scadenza del prestito. La Convenzione sarà stipulata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dall’ABI entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto Legge varato oggi dal Governo.

Ecco i punti principali della Convenzione:

  • La rinegoziazione comporta la riduzione dell’importo delle rate del mutuo a cominciare da quelle che andranno a scadere dopo 90 giorni decorrenti dalla data della rinegoziazione. La nuova rata sarà calcolata applicando all’importo originario del mutuo il tasso di interesse contrattuale medio del 2006.
  • La differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originariamente previsto e quello risultante dall’atto di rinegoziazione è addebitata su di un conto di finanziamento accessorio regolato al tasso IRS a dieci anni, riferito alla data di rinegoziazione, maggiorato di uno spread dello 0,50 (dunque tasso fisso).
  • Non ci sarà bisogno di ulteriori garanzie da parte del cliente oltre quelle già previste per il mutuo oggetto di rinegoziazione.

Per chi accede alla rinegoziazione, dunque:

  • il mutuo diventa a rata fissa;
  • l’importo della rata (fissa) è quello pagato in media nel 2006;
  • la durata resta inizialmente invariata e il suo eventuale allungamento dipenderà all’andamento dei tassi di interesse.

Durante la vita del mutuo il cliente si troverà quindi in una delle seguenti condizioni:

  • se nel tempo che va dal momento della rinegoziazione alla scadenza i tassi di interesse sono mediamente saliti o non sufficientemente diminuiti, la durata del mutuo verrà automaticamente estesa – sempre con la medesima rata fissa – per il periodo sufficiente a rimborsare l’eventuale finanziamento accessorio;
  • se durante la vita del mutuo così rinegoziato i tassi di interesse scendono in misura superiore al beneficio già acquisito con il passaggio alla rata fissa, il beneficio legato al nuovo tasso verrà riconosciuto attraverso il ritorno ad una inferiore rata variabile come prevista dal mutuo originario.

Le simulazioni sono a cura di Gino Pagliuca, Corriere della Sera.

Proponiamo, di seguito, un interessante video esplicativo della redazione di Repubblica Radio Tv

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22 Maggio 2008 · Piero Ciottoli

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  • Promotore mutui 13 Luglio 2008 at 09:49

    Vediamo di fare un po’ d’ordine ed un po’ di chiarezza sull’accordo ABI – Tremonti.
    I miei interlocutori bancari, in questi giorni, sono sotto elevata pressione per la valanga di richieste di informazioni che il pubblico, abbagliato dallo specchietto per le allodole urlato dalla stampa, sta generando a questo proposito.
    Innanzi tutto, togliamoci la prima spina: è presto. Fino ad ora c’è un generico “accordo” che diventerà operativo soltanto in seguito.
    La seconda spina: Berlusconi e Tremonti, così ci informa la stampa, hanno dato grande rilievo al fatto che sarà un operazione “a costo zero” (per le casse dello stato e quindi per i contribuenti), ma se sarà a costo zero per le casse dello stato e quasi a costo zero per le banche, alla fine… Chi paga? Sì, esatto, il mutuatario che è costretto ad avvalersi di questa possibilità.
    La terza spina: Le associazioni di consumatori stanno facendo un gran rumore attorno al fatto che

    alla fine il mutuo sarà aggravato da una notevole entità di costi aggiuntivi. Ok. Però dov’erano le associazioni dei consumatori quando io perdevo le pratiche (ed il guadagno relativo: io ho sempre guadagnato solo la provvigione che la banca mi retrocede) perché in tutta onestà dicevo al cliente che si stava sovraindebitando scegliendo, grazie al tasso variabile eccezionalmente basso, una casa al di sopra delle sue possibilità? Perché non urlavano dai giornali e da internet: “Fate attenzione, consumatori, state spendendo troppo e presto la pagherete.”? E perché chi allora è stato oculato e ha deciso di fare il tasso fisso (spendendo in proporzione di più) o, meglio ancora, di diminuire le proprie prestese e acquistare una casa più piccola mantenendo la rata ad un maggiore livello di sostenibilità per non dover temere gli aumenti attesi facendo il variabile, adesso dovrebbe essere escluso da eventuali agevolazioni retroattive riservate a chi è in difficoltà?
    Lo dico sempre: le banche non sono lì per aiutare il cliente (questo a volte è affidato all’onestà ed al “buon cuore” dell’impiegato che ci lavora), sono lì per fare profitto per i loro azionisti. Dato per accolto questo assioma, ne risulta evidente che l’interesse del cliente è il cliente a doverlo fare, non può aspettarselo dalla banca.
    Purtroppo per fare il proprio interesse è necessario conoscere a fondo la materia di cui si tratta (e anche per questo insisto tanto sull’educazione finanziaria) e conoscere a fondo la materia complessa di una banca in generale, e di un mutuo in particolare, richiede davvero un impegno notevole. Perciò, cercando di rendere semplice la materia, entriamo nel dettaglio dell’accordo ABI – Tremonti ed analizziamone vantaggi e svantaggi.
    L’alternativa (e io adesso vivo di questo) è affidarsi ad un professionista in cui si possa riporre fiducia e che cercherà di ottenere con cognizione di causa le migliori condizioni ottenibili, che tratti con la banca al posto nostro (e che per giunta è la banca stessa a pagare, per essere stata scelta).

    Copio/incollo da internet un commento del 10 Gennaio 2008 all’articolo di un blog (chiave di ricerca Google: “mutuo pagavo ora pago“): “Quando lo stipulai nel 2003 (seguì tutta la pratica mia mamma, quindi colpa mia!), le dissero che non c’era neppure la possibilità di fare il fisso, si doveva fare solo il variabile. Bene, stipulato il mutuo pagavo una rata di 890€ mensili, oggi la medesima rata è di quasi 1100€ mensili!!!”.
    Bene ipotizziamo che per questa persona (e non importa né la durata né il capitale richiesto, ai fini di questo esempio) senta molto il peso di questi 210 Euro mensili in più (ed è facile che sia vero) e quindi decida di avvalersi dell’accordo ABI – Tremonti.
    Facciamo l’ipotesi plausibile che la media dei tassi del 2006 porti la sua rata a 1000 Euro mensili, costanti per la durata del mutuo (un sospiro di sollievo), cosa accade ai rimanenti 110 euro che il mutuatario non sta più pagando? Vengono messi (con un bel segno “meno” davanti) in un conto di finanziamento/deposito FRUTTIFERO (che significa che dà interessi: passivi se, come in questo caso, a saldo negativo, attivi se a saldo positivo).
    Qualore per l’effetto del movimento dei tassi (stiamo sempre parlando di un tasso variabile) la rata del piano di ammortamento originario doversse scendere sotto i 1000 Euro, la differenza andrà a coprire il passivo del conto di finanziamento/deposito ed, esaurito il passivo andrà a costituire una riserva.
    Se alla fine del mutuo (o alla sua estinzione anticipata) ci saranno ancora dei passivi, essi verranno saldati o in un unica soluzione, o prolungando il pagamento delle rate (i 1000 euro mensili) per il tempo necessario a riportare a zero il conto di finanziamento/deposito. Se invece ci sarà un saldo attivo, quel denaro verrà restituito al mutuatario.
    Come vedete niente viene regalato a nessuno. La banca, che avrà un aumento delle complicazioni su una pratica di mutuo, vedrà diminuire in compenso le situazioni di “sofferenza” dei mutui in essere (l’accesso all’operazione è consentito anche a chi è in ritardo con i pagamenti dele rate), che rappresentano un costo non indifferente.
    Il mutuatario avrà un bell’aumento del costo generale del mutuo, ma in cambio otterrà una maggiore pianificazione finanziaria e sarà più al sicuro dal rischio di vedersi escutere l’immobile (dormirà sonni più tranquilli, si spera).
    Il governo ha ottenuto tanta buona pubblicità pagata dai mutuatari che aderiranno all’accordo rinegoziando il proprio mutuo.

  • karalis 8 Luglio 2008 at 11:39

    Ho un mutuo variabile con la Barclays dal marzo 2002 e con i continui rialzi del nostro… amico trichet (che Iddio lo fulmini) non riesco ad arrivare a fine mese. Da 320 euro che pagavo ora sto sopra i 500. Già il fatto che il num telefonico della Barclays è un 899 lascia a desiderare. Comunque dopo che sono riuscito a prendere la linea (perché è nel loro interesse tenerti a telefono per farti pagare di più) mi hanno risposto che loro non hanno normativa in merito alla legge Tremonti per cambiare il mutuo da variabile a fisso.
    Alle mie lamentele mi hanno risposto di non sapere niente anche del fatto che loro hanno l’obbligo di mandarmi una missiva per farmi passare da variabile a fisso. C’è la possibilità di denunciare questi enti che non rispettano la legge?

    Calma Enzo.

    si potrà rinegoziare solo nell’ultimo quadrimestre di quest’anno, dopo che le banche avranno formulato ai clienti le proposte di rinegoziazione.

    E la Convenzione interesserà le rate in scadenza dopo il 1° gennaio 2009.

    Quindi è giusto che adesso ti dicano che non ne sanno nulla.

    A settembre bisognerà prima vedere se la Barclays aderirà alla convenzione e poi chiamare.

    Nel caso non aderisca, dovrai ricorrere alla portabilità, cioè trovare un’altra banca che ti faccia condizioni migliori (o che aderisca alla convenzione ABI MEF) per trasferirvi il mutuo (e poi semmai rinegoziarlo).

    Alla portabilità la Barclays non potrà esimersi, essendo questa opzione per il mutuatario prevista in una legge di Stato. Mentre alla rinegoziazione può anche non aderire (rinegoziare è un istituto che prevede l’assenso di entrambe le parti, questo è bene sempre ricordarlo).

    In conclusione tocca avere ancora un altro pò di pazienza.

  • karalis 28 Giugno 2008 at 23:46

    QUINDI ANCHE SE HO CHIESTO UN IMPORTO DI LIQUIDITA’ SUPERIORE RISPETTO AL MUTUO ESISTENTE, IL CARATTERE PREDOMINANTE E’ CHE IL MUTUO SIA ACESO SULLA PRIMA CASA E CHE HO CHIUSO CON IL MUTUO IN ESSERE IL MUTUO PRECEDENTE?
    DETTO CIO’ POSSO CHIEDERE LA RINEGOZIAZIONE TREMONTI?

    GRAZIE

    Non sono stati previsti al momento controlli “storici” del mutuo prima casa per l’accesso alla rinegoziazione.

    E del resto, Angelo, non ti regaleranno nulla. La differenza fra tasso fisso medio 2006 e tasso variabile da gennaio 2009 in poi sarà compensata da un più che probabile allungamento della durata, vista la dinamica dei tassi correnti.

    Su questa differenza pagherai degli interessi. Saranno bassi, ma li pagherai.

    Quindi non stare in ansia. Le banche saranno ben felici di rinegoziarti anche la parte eccedente del mutuo rispetto al primo importo.

  • karalis 28 Giugno 2008 at 19:38

    Io ho rifinanziato il mio mutuo acceso nel 2005 a Novembre 2007 con un mutuo variabile diminuendo lo spread poichè i tassi erano saliti molto chiedendo anche un importo superiore per tenermi un margine di liquidità.

    Chiedo a Voi: dato che comunque il mutuo che ho chiuso con quello stipulato nel 2007 era per la costruzione della casa è possibile rientrare nel decreto tremonti?

    Grazie

    La convenzione prevede che il passaggio da variabile a fisso calmierato riguardi i mutui a tasso variabile stipulati fino a tutto il 28 maggio scorso, purché finalizzati all’acquisto, costruzione, ristrutturazione dell’abitazione principale. Per abitazione principale quella in cui il proprietario o il coniuge o i parenti entro il terzo grado o gli affini entro il secondo grado dimorano abitualmente. Possono usufruire della rinegoziazione anche i contratti frutto di accollato, i mutui del costruttore, e quelli cartolarizzati. Possibilità di accedere alla convenzione anche per i mutuatari inadempienti alla data del 28 maggio rispetto a rate pregresse del mutuo.

    Quindi, non vorrei sbagliare, ma mi sembra che che tu possa rientrare, senza alcun problema, nella convenzione.

  • Nicoletta Cottone 26 Giugno 2008 at 16:01

    È un esperimento di democrazia condivisa, dove si intrecciano risparmio e casa. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti presenta così l’accordo con l’Abi sulla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, previsto dal decreto legge fiscale che andrà in Gazzetta Ufficiale domani 28 maggio 2008. «In questi ultimi due anni – spiega Tremonti – troppe famiglie si sono trovate nella trappola fra stipendio fisso e mutuo variabile». Per il ministro dell’Economia si tratta di un passaggio da una facoltà rimessa alla banca, a un diritto. Una delle novità, spiega Tremonti, è che il vantaggio fiscale resterà immutato: «Stiamo valutando la possibilità di continuare a dedurre fiscalmente la rata contratta prima della rinegoziazione del mutuo». Sì anche a un osservatorio con le associazioni dei consumatori che permetterà di monitorare l’andamento dell’accordo. Il ministro ha aggiunto che c’è l’impegno del Governo anche per azzerare i costi della portabilità e le spese notarili. Per abbattere le spese dal notaio, per Tremonti ci sono due strade: «estendere anche ai beni immobiliari la possibilità che sia il funzionario di banca a certificare la girata, come giá avviene sui valori mobiliari» oppure «conservare la funzione del notaio, ma a costo zero».

    La morosità, poi, non esclude dall’accesso al nuovo strumento: il ministro si è, infatti, impegnato su due richieste delle associazioni dei consumatori, auspicando anche l’intervento delle banche. In pratica le famiglie morose fino a 6 rate potranno rientrare nell’accordo e per quelle che hanno immobili con procedure esecutive ci sarà l’intervento di sostegno del Fondo mutui. Ma solo per i casi più critici.

    Dal canto suo il presidente dell’Abi Corrado Faissola ha sottolineato che «le banche non hanno nessuna intenzione di ricavare vantaggi» dall’accordo sulla rinegoziazione dei mutui. «Le banche hanno aderito con grande senso di responsabilità, visto che la situazione economica delle famiglie è mutata a causa di agenti esterni». Il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti ha poi avvertito le banche: «sulle rate da pagare non vogliamo che ci siano problemi di anatocismo». Paolo Landi, segretario dell’Adiconsum, ha ricordato che si tratta di un accordo oneroso per i consumatori, che rappresenta una boccata di ossigeno solo per chi non è in grado di pagare il mutuo. E, avverte, «l’accordo potrebbe mettere in sordina una concorrenza che si è attivata».

    L’accordo ridefinisce modalità e criteri di rinegoziazione dei mutui a tasso variabile stipulati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell’abitazione principale. La rinegoziazione, che si applica dalla prima rata successiva al 1° gennaio 2009, dovrà assicurare la riduzione dell’importo della rata a un ammontare pari a quello della rata che si ottiene applicando all’importo originario del mutuo il tasso di interesse come risultante dalla media aritmetica dei tassi applicati ai sensi del contratto del 2006. L’importo così calcolato resta invariato per la durata del mutuo.

    La differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano originario di ammortamento e quello risultante dall’atto di rinegoziazione è addebitato su un conto di finanziamento accessorio al tasso che si ottiene in base all’Irs a 10 anni, alla data di rinegoziazione, maggiorato di uno spread dello 0,50 per cento. In caso il saldo fosse a favore del mutuatario la differenza sarà imputata a credito sul conto di finanziamento accessorio. L’eventuale debito del conto accessorio sarà rimborsato dal cliente con rate costanti di importo uguale alla rata di rinegoziazione. L’ammortamento è calcolato sulla base dello stesso tasso a cui è regolato il conto accessorio, purché più favorevole al cliente. Le garanzie restano le stesse del mutuo originario. Banche e intermediari finanziari che aderiscono alla convenzione dovranno formulare ai clienti le proposte di rinegoziazione entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto fiscale. Le operazioni di rinegoziazione sono esenti da imposte e tasse. Banche e intermediari finanziari non dovranno applicare costi ai clienti.

    • Guglielmo Rinaldini 28 Maggio 2009 at 12:14

      Economia condivisa…ahahah non ne avete abbastanza dei disastri della finanza democratica negli USA? I subprime non insegnano niente a nessuno? Le stragi commesse dal democratico Soros contro le valute? Bah. Diceva Ermete Trismegisto, che non essendo un ebreo di sinistra dell’800 risulta sconosciuto alla plebaglia, “quando gli uomini di bronzo prenderanno il posto degli uomini d’oro sarà l’inizio della fine”. Ci siamo. La finanza ai finazieri e non agli economisti corrotti di sinistra (riciclatori e concussi), basta con le follie ideologiche di casa per tutti, finiamola con gli swap usurari presi dalle giunte comunali per nascondere la loro inefficienza amministrativa e le loro tangenti nascoste da consulenze.
      Guglielmo Rinaldini.

  • Antonella Donati 25 Giugno 2008 at 12:52

    Rinegoziare diventa un diritto per i clienti – Rinegoziare, infatti, diventa un diritto a tutti gli effetti e per questo le banche dovranno fornire ai clienti interessati una informativa trasparente, chiara ed esaustiva sulle varie opportunità di scelta, e cioè:
    – continuare a rimborsare il mutuo secondo il piano di ammortamento in corso;
    – proporre a banche e intermediari una rinegoziazione delle condizioni del mutuo in essere,
    da concordare appositamente;
    – avvalersi della portabilità del mutuo;
    – ricorrere alla rinegoziazione dei mutui con la rata calmierata;
    – usufruire anche di più di una di tali diverse opportunità, in particolare cumulando portabilità e rata calmierata.

    I mutui interessati – Posto che tutti possono scegliere una delle prime tre opzioni, la convenzione prevede che il passaggio da variabile a fisso calmierato riguardi i mutui a tasso variabile stipulati fino a tutto il 28 maggio scorso, purché finalizzati all’acquisto, costruzione, ristrutturazione dell’abitazione principale. Per abitazione principale quella in cui il proprietario o il coniuge o i parenti entro il terzo grado o gli affini entro il secondo grado dimorano abitualmente. Possono usufruire della rinegoziazione anche i contratti frutto di accollato, i mutui del costruttore, e quelli cartolarizzati. Possibilità di accedere alla convenzione anche per i mutuatari inadempienti alla data del 28 maggio rispetto a rate pregresse del mutuo.

    I dettagli dell’operazione – La rinegoziazione garantisce la riduzione delle rate con scadenza successiva al 1° gennaio 2009 ad un ammontare pari a quello della rata che si ottiene applicando all’importo e alla scadenza originari del mutuo il tasso di interesse come risultante dalla media aritmetica dei tassi applicati ai sensi del contratto nell’anno 2006. La differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originario e quello della rata rinegoziata è addebitata su di un conto di finanziamento accessorio. Il conto produce interessi, capitalizzabili annualmente, al tasso più favorevole per il cliente tra quello che si ottiene in base all’IRS a dieci anni, maggiorato, di uno spread di 0,50 punti percentuali e quello contrattualmente previsto, come determinati alla data di rinegoziazione. Sono anche addebitate nel conto di finanziamento accessorio le eventuali rate scadute e non pagate prima del 29 maggio 2008.

    Se i tassi scendono si torna al variabile – Al termine della durata originaria del mutuo si faranno i conti: se il conto accessorio risulta a debito, l’importo è rimborsato dal cliente sulla base di rate costanti di importo uguale all’ammontare della rata risultante dalla rinegoziazione e allo stesso tasso a cui è regolato il conto accessorio. Se i invece tassi dovessero scendere e la differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano originario quello della rata rata fosse positivo, la differenza andrà a ridurre l’importo del conto di finanziamento accessorio e quando qualora questo dovesse essere azzerato si riprenderà a pagare il mutuo rinegoziato con il nuovo taso variabile più favorevole.

    Proposta entro tre mesi – Per far conoscere tutte le opportunità le banche dovranno inviare a tutti i sottoscrittori di mutui una proposta, scritta e datata, nella quale sono elencate in modo esplicito le diverse opportunità. La proposta riporterà poi i contenuti dell’offerta di rinegoziazione con rata calmierata, e tutti gli elementi che consentano al mutuatario di valutare gli effetti della rinegoziazione in termini di riduzione dell’importo delle rate nonché le possibili implicazioni sulla durata del mutuo in funzione dell’evoluzione dei tassi di interesse. L’accettazione della proposta assicura la riduzione dell’importo delle rate del mutuo da corrispondere a partire quanto meno dal terzo mese successivo al mese di comunicazione dell’accettazione della proposta
    medesima, relativamente alle rate del mutuo in scadenza successivamente al 1° gennaio 2009.
    I clienti che rinegoziano riceveranno poi annualmente una comunicazione informativa, completa e chiara, sull’andamento della loro posizione, e sull’esposizione complessivamente derivante dall’operazione di rinegoziazione in termini di debito residuo e saldo del conto di finanziamento accessorio.

    Tutte le banche on line – L’elenco delle banche che aderiscono alla convenzione sarà pubblicato sui siti dell’Abi e del ministero, dove si potranno trovare anche le condizioni, anche migliorative, offerte in via generalizzata alla clientela. Sull’operazione vigilerà poi un Osservatorio permanente costituto da rappresentanti delle banche, del ministero e delle associazioni dei consumatori.

  • redazione Il Messaggero 25 Giugno 2008 at 00:07

    Entro il 29 agosto arriveranno ai possessori di mutui le proposte delle banche per congelare le rate, e questa possibilità sarà concessa anche per i
    morosi che non hanno versato il dovuto alla data del 28 maggio scorso. L’operazione che, secondo i dati forniti dalla stessa Abi, potrebbe riguardare circa 1,25 milioni di nuclei familiari, che sulla base di un mutuo ventennale da 80.000 euro, avranno un minor esborso di circa 850 euro l’anno.

    Arrivano le regole per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile sull’abitazione principale. Il testo dell’accordo tra Abi e ministero dell’Economia è stato definito e contiene anche alcune novità. La convenzione consente il congelamento del valore delle rate (prolungando però il tempo di pagamento con una maggiorazione) ma anche la possibilità di usufruire della rinegoziazione anche per chi non ha pagato le rate del mutuo (alla data del 28 maggio), purchè nel frattempo il contratto stesso non sia stato risolto.

    La rinegoziazione dei mutui da tasso variabile a tasso fisso, che avverrà sulla media dei tassi del 2006, sarà possibile per i contratti stipulati prima del 29 maggio scorso (data di entrata il vigore del decreto legge). Le nuove rate entreranno in scena a partire dal 2009.

    RATE PIÙ LEGGERE DAL 2009
    Ai tre mesi previsti perchè le banche presentino la propria proposta, infatti, vanno aggiunti almeno altri tre mesi perché, una volta accettata la proposta, la rata più leggera possa iniziare ad essere corrisposta. L’intesa tra il Tesoro e l’Associazione bancaria italiana indica, nello specifico, la riduzione dell’importo delle rate «a partire quantomeno dal terzo mese successivo al mese di comunicazione dell’accettazione della proposta medesima, relativamente alle rate del mutuo in scadenza successivamente al primo gennaio 2009».

    SPREAD MIGLIORE
    Altra novità riguarda lo spread applicato sul conto accessorio che sarà – viene spiegato – fino allo 0,5% e non più fisso allo 0,5%, per cui si potranno prevedere condizioni migliori. Sul conto accessorio sarà addebitata la differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originario e l’importo risultante dall’atto di rinegoziazione. Se la differenza genera invece un saldo a favore del mutuatario, tale differenza va a credito sul conto accessorio.

    VIA LIBERA ANCHE A INADEMPIENTI
    Della rinegoziazione possono usufruire anche i mutuatari inadempienti alla data del 28 maggio 2008, precisa l’accordo, «rispetto a rate pregresse del mutuo originariamente contratto, purchè non sia intervenuta a tale data la risoluzione del contratto medesimo».

    NIENTE PENALI E COSTI
    Sulla base dell’accordo, l’estinzione anticipata del mutuo rinegoziato non comporta alcuna penale. Allo stesso tempo, le operazioni di rinegoziazione dei mutui e di portabilità sono esenti da imposte e tasse di qualsiasi genere. Per cui, precisa la convenzione, la clientela interessata «non sostiene alcun costo amministrativo, incluse le commissioni bancarie, conseguenti alle operazioni di rinegoziazione e per
    tutta la durata residua del mutuo, anche sulle eventuali rate aggiuntive finali». Non è previsto anche alcun costo notarile. I clienti che hanno accettato le nuove condizioni, inoltre, riceveranno annualmente da banche e intermediari una comunicazione informativa «completa e chiara».

    ARRIVA OSSERVATORIO
    La verifica della piena attuazione legislativa e la risoluzione di eventuali questioni, oltre alla verifica dell’andamento dell’operazione e di una relazione annuale, faranno capo ad un Osservatorio permanente costituito presso il ministero dell’Economia e delle Finanze.

  • ADNKRONOS 25 Giugno 2008 at 00:06

    E’ stato definito il testo dell’accordo tra il ministero dell’Economia e l’Associazione bancaria italiana per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile sull’abitazione principale stipulati prima del 29 maggio 2008.

    La convenzione stabilisce che la proposta di rinegoziazione dei mutui che banche e intermediari dovranno formulare alla clientela interessata dovrà essere presentata “entro il 29 agosto 2008”.

    A poter essere rinegoziati, conferma il testo sottoscritto dal Tesoro e dall’Abi, sono “i mutui a tasso variabile per tutta la durata del mutuo, stipulati o accollati, anche a seguito di frazionamento, fino a tutto il 28 maggio 2008” e finalizzati all’acquisto, costruzione e ristrutturazione della prima casa.

    In pratica, dal primo gennaio 2009 chi vorrà potrà pagare rate mensili più leggere, allungando però i tempi della durata del mutuo.

    Potranno usufruire del beneficio anche i ‘morosi’, cioè gli utenti indietro con le rate, purché il contratto originario sia ancora valido.

    L’accettazione della proposta assicurerà “la riduzione delle rate del mutuo da corrispondere a partire quanto meno dal terzo mese successivo” alla data in cui è stata accettata la proposta.

    Nell’informativa che sarà girata ai clienti, banche e assicurazioni dovranno prospettare al mutuatario, tra le opportunità offerte, anche quella di potersi “avvalere della portabilità del mutuo” e di poter quindi scegliere l’istituto di credito con le condizioni più favorevoli.

    Sarà comunque un osservatorio costituito presso il ministero dell’Economia, a verificare la piena attuazione delle norme; a risolvere eventuali questioni intepretative; a proprorre eventuali modifiche; a verificare l’andamento delle operazioni e a segnalare alle Autorità di vigilanza comportamenti non conformi alla rinegoziazione prevista e alla portabilità dei mutui.

  • Asca 25 Giugno 2008 at 00:02

    Con la firma della convenzione tra Abi e Ministero dell’economia parte l’operazione di rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, che possono essere trasformati a tasso fisso prolungando la vita del contratto.

    La disposizione, gia’ prevista nel decreto fiscale (in via di conversione in Parlamento) attendeva la convenzione per diventare operativa. Possono essere oggetto di rinegoziazione i mutui stipulati fino al 28 maggio 2008 e ne possono usufruire anche i mutuatari morosi (purche’ non sia intervenuta a tale data la risoluzione del contratto).

    Le banche devono inviare la loro proposta ai soggetti interessati entro il 28 agosto 2008 e la rinegoziazione opera dalle rate con scadenza successiva al primo gennaio 2009.

    Nella trasformazione da tasso variabile a fisso si applica l’interesse che risulta dalla media di quelli del 2006. La differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originario e quello rinegoziato confluisce in un conto di finanziamento accessorio e produce interessi, capitalizzabili annualmente al tasso annuo piu’ favorevole per il cliente tra quello che si ottiene in base all’Irs (Internation rate swap) a dieci anni maggiorato dello 0,50% e quello contrattualmente previsto, come determinati alla data di rinegoziazione. Sono anche addebitate sul conto di finanziamento accessorio le rate scadute e non pagate prima del 29 maggio 2008.

    Qualora, a seguito dell’andamento dei tassi, la differenza tra la rata secondo il piano originario e quella rinegoziata generi un saldo a favore del mutuatario, la cifra viene rimborsata tramite il conto accessorio. Nei casi in cui il debito del conto accessorio risulti interamente rimborsato a seguito degli accrediti effettuati, il rimborso del mutuo procede secondo la rata variabile inizialmente prevista, se piu’ favorevole per il cliente.

  • redazione La Repubblica 24 Giugno 2008 at 11:29

    Banche e governo hanno trovato l¿accordo. È stata firmata infatti la convenzione sul decreto taglia-rate, quello che dal primo gennaio 2009 alleggerirà il conto di chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile, per poi ripresentarglielo però alla fine su un conto a parte, che non sarà altro che la differenza tra quello che si sarebbe dovuto e ciò che realmente si paga con il “taglia rate”.

    La differenza ce la mette la banca, che poi però la rivuole indietro (al tasso fisso Irs maggiorabile di uno spread dello 0,5 per cento o anche meno). Sempre che i tassi non precipitino sotto la media del 2006 (perché è su questo numero che verrà riportata indietro la rata): se calassero infatti sarà il mutuatario a essere in credito con la banca.

    Rate fisse dunque e durata variabile. Una sorta di rinegoziazione “collettiva”, che riporta la rata indietro nel tempo riadattandola così al bilancio familiare senza sconvolgerlo. Ne potrà usufruire chi ha stipulato un mutuo prima del 29 maggio 2008 e anche chi è già indietro con il pagamento delle rate, che finiranno nel conto accessorio.

    Voluta da Tremonti e frutto di una convenzione tra Tesoro e Abi, la misura è contenuta nel decreto fiscale all¿esame della Camera. Un accordo che secondo le associazioni dei consumatori, può andar bene solo per chi è con l¿acqua alla gola. «Chi ce la fa ancora a pagare – spiega Rosario Trefiletti presidente di Federconsumatori – ne stia alla larga. Provi semmai a cambiare banca attraverso la surrogazione introdotta da Bersani, quella che avrebbe dovuto stimolare la concorrenza». Questione che sta a cuore all¿Authority che vigila sul mercato. Non a caso la convenzione è stata limata più volte e lo stesso Tremonti ha dichiarato che è una delle possibilità, non l¿unica.

    D¿altra parte basta un confronto tra surroga e rinegoziazione modello Abi-ministero, per rendersi conto che se all¿inizio si risparmia, alla fine il conto è salato. Lo dimostra l¿esempio in pagina, anche se è difficile fare previsioni soprattutto su periodi di tempo così lunghi. L¿esempio fatto da Progetica è stato calcolato su un mutuo a trent¿anni di 100mila euro stipulato a novembre 2005 a un tasso del 3,36 per cento. La rata originaria era 441 euro, quella attuale è lievitata a 578. Scegliendo la convenzione Abi-Tesoro si abbassa a 493, con un risparmio di 85 euro al mese. Solo che il mutuo si allunga di 79 mensilità e alla fine sul conto accessorio rimarranno 33mila euro da pagare, che altro non sono che le somme che la banca ha anticipato per ridurre la rata e gli interessi.

    Chi usufruisce della convenzione finisce dunque per pagare circa 13mila euro in più rispetto al mutuo originario (200.444). Che accade invece con la surroga? La rata si abbassa di soli 19 euro, la durata del mutuo non aumenta e si risparmia anche qualcosa: invece di 187mila euro il mutuatario finirà per pagarne 183mila. Ma attenzione, l¿esempio è fatto su tassi stabili.

  • Tgfin 24 Giugno 2008 at 11:52

    Firmata stamani la convenzione tra Tesoro e Abi sulla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile voluta dal ministro Tremonti. L’annuncio ufficiale dovrebbe arrivare in giornata, ma fonti di stampa come Repubblica e MF lo hanno già anticipato. Il decreto taglia-rate dal primo gennaio consentirà, a chi aderirà, di alleggerire la rata mensile, allungando però la durata del mutuo. Insomma rate fisse e durata variabile.

    Ma i clienti potranno scegliere di usufruire contemporaneamente oltre che della rinegoziazione anche della portabilità, ossia della possibilità di cambiare banca scegliendo quella che offre le condizioni più favorevoli. E questo era uno degli auspici del presidente dell’Antitrust Catricalà.

    Novità anche sul fronte dello spread, le banche potranno proporre alla clientela condizioni economiche più vantaggiose rispetto a quelle previste dalle condizioni legislative, dandone comunicazione contestuale all’Abi.

    La convenzione tra Tesoro e Abi è contenuta nel decredo fiscale all’esame della Camera e potrà usufruirene chi ha stipulato un mutuo prima del 29 maggio 2008 e anche chi è già indietro con il pagamento delle rate.
    Il mutuo verrà rinegoziato ad un tasso che è la media del 2006 quindi più basso di quello attuale.

    Progetica ha fatto delle simulazioni di calcolo. Ad esempio, su un mutuo a trent’anni di 100mila euro stipulato a novembre 2005 a un tasso del 3,36%, la rata originaria era 441 euro, quella attuale è lievitata a 578. Scegliendo la convenzione Abi-Tesoro si abbassa a 493, con un risparmio di 85 euro al mese. Solo che il mutuo si allunga di 79 mensilità, ossia circa 6 anni e mezzo. Chi usufruisce della convenzione finisce per pagare circa 13mila euro in più rispetto al mutuo originario, che altro non sono che le somme che la banca ha anticipato per ridurre la rata e gli interessi.

    Che accade invece con la surroga? La rata si abbassa di soli 19 euro, la durata del mutuo non aumenta e si risparmia anche qualcosa: invece di 187mila euro il mutuatario finirà per pagarne 183mila.

    ADUSBEF: ALLERME PIGNORAMENTI
    Intanto l’associazione dei consumatori Adusbef ha lanciato l’ennesimo allarme; dal 2005 ad oggi l’importo medio delle rate a tasso variabile è aumentato in Italia del 55% per circa 3,2 milioni di famiglie e le insolvenze e procedure esecutive nei tribunali sono cresciute nello stesso periodo del 25%. Chi pagava 3 anni fa una rata di 700 euro mensili oggi ne paga 1.135 su un mutuo decennale di 100mila euro. I pignoramenti nel 2007 sono aumentati a L’Aquila del 41%(da 89 nel 2006 a 125),a Napoli del 29% (da 1.320 a 1.690).

    Il presidente dell’Adusbef Elio Lanutti chiama anche in causa le responsabilità dell’Unione Europea in questa materia, chiamata a fissare un tasso istituzionale in grado di sostituire l’Euribor, da definire in concerto con i governi di Eurolandia, in grado di evitare in particolare ripercussioni su milioni di famiglie e di conseguenza sulla domanda interna. Lannutti si chiede infine se sia “ancora il caso di subire i meccanismi di rimborso alla francese” dei mutui, che si basano sulla restituzione prima degli interessi e poi del capitale.

  • karalis 23 Giugno 2008 at 22:56

    La rinegoziazione dei mutui così com’è nel decreto fiscale non va bene. Il Pd promette battaglia in aula. Alla discussione generale in corso alla Camera il democratico Franco Ceccuzzi interviene mettendo in guardia la maggioranza: “Il conto accessorio nel quale le banche faranno pagare gli interessi alle famiglie per l’allungamento del loro mutuo” e’ un boomerang. Alla fine, invece che a favore dei consumatori, e’ un provvedimento che “in tempi medio-lunghi favorira’ gli istituti di credito”. Critiche condivise anche dal capogruppo del Partito democratico in commissione Attivita’ produttive, Andrea Lulli, che gia’ nei giorni scorsi aveva sollevato il problema in commissione. Proprio Lulli, interpellato, spiega che la norma pensata dal governo per trasformare la rata con tasso variabile alla media dei tassi del 2006 “da’ un sollievo immediato ai cittadini che poi pero’ non sanno per quanti anni in piu’ dovranno pagare”.

    Lulli rileva che la differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano di ammortamento originariamente previsto e quello risultante dalla rinegoziazione e’ addebitato “su di un conto accessorio maggiorato di uno spread dello 0.50 su base semestrale, anche se il governo dice che e’ annuale”. Comunque, il problema e’ che, tecnicamente, allungandosi i tempi per la restituzione, “il consumatore non sa quanto gli durera’ il mutuo finche’ non arriva fino in fondo”.

    Il capogruppo del Pd in commissione Attivita’ produttive invita il governo a prendere in considerazione “un comma della finanziaria scorsa dove le famiglie, in difficolta’ nella restituzione del mutuo, potevano sospendere le rate per 18 mesi senza alcun aggravio perche’ gli interessi li avrebbe pagati lo Stato”. Intervento reso possibile, conclude Lulli, “grazie alla costituzione di un fondo di solidarieta’ di 20 milioni di euro poi cancellato da Tremonti per finanziare l’azzeramento dell’Ici sulla prima casa”. E’ qui, sottolinea infine, che “dobbiamo sfidare il governo”.

    Ceccuzzi, intervenendo in aula, specifica che “non si tratta di un’operazione a costo zero ma di un ulteriore prestito che l’istituto di credito concede al cliente, con l’apertura di un conto accessorio dove viene accreditata la differenza, un conto che allunghera’ la rata del mutuo”.

    Secondo alcune prime stime “assolutamente attendibili”, continua il parlamentare del Pd, “con l’applicazione della convenzione ad un mutuo di 150 mila euro, a sei anni dalla stipula e con 14 anni ancora di decorso, con l’attuale situazione dei tassi, il conto accessorio alla fine delle rate salirà ad oltre 25 mila euro, pari ad una ulteriore dilazione di 26 mesi”. Si tratta di “una cifra spropositata”, conclude, che consentira’ alle banche di “maturare ulteriori interessi sugli interessi, causando, quindi, un ingente esborso supplementare per il cittadino”.

    Dei 500 emendamenti presentati al dl fiscale, quindi, gran parte sono firmati Pd. Dall’estensione al settore pubblico della detassazione degli straordinari, all’incremento delle detrazioni fiscali per gli affitti; dalla restituzione dinamica del mancato gettito ai comuni, al ripristino dei fondi per gli investimenti nel mezzogiorno; dall’annullamento della clausola del massimo scoperto, al ripristino dei fondi per il piano di 3 miliardi di investimenti sociali dell’Inail, i capigruppo del Pd nella commissione Bilancio e Attivita’ produttive, Pierpaolo Baretta e Alberto Fluvi hanno presentato così i loro emendamenti: “Si tratta di un pacchetto di misure volte a correggere le iniquita’ introdotte dai tagli indiscriminati di Tremonti che non fanno altro che aumentare le differenze tra il nord e il sud del paese, tra occupati e non, tra chi possiede una casa e chi e’ in affitto, tra maschi e femmine, tra lavoratori pubblici e privati, tra chi e’ ai margini della societa’ e chi e’ integrato”.

  • Guglielmo Rinaldini 12 Giugno 2008 at 16:30

    Veramente disgustoso il Tremonti-Hood. Credevamo di esserci liberati delle fesserie di Diliberto e Pecoraro e ecco che rispuntano come funghi velenosi. Speriamo rinsavisca o venga epurato per il bene della verità e della libertà non solo economica.

  • Antonio Borghesi 5 Giugno 2008 at 07:09

    Le simulazioni dimostrano che il decreto Tremonti non porta alcun vantaggio alle famiglie che hanno stipulato un mutuo per la casa. Meglio e’ ricorrere alla legge Bersani sulla portabilita’, che permette di basarsi sui tassi reali odierni. A parita’ delle altre condizioni, con il decreto Tremonti le famiglie dovrebbero pagare 15 anni in piu’, mentre con la Bersani solo 2 anni in piu’ di oggi.

  • karalis 3 Giugno 2008 at 15:00

    ho acceso un mutuo a tasso variabile nel 2003 con la unipol banca filiale di trani
    ho iniziato a pagare ma poi per problemi economici non ho potuto pagare 16 rate e me lo hanno cartolarizzato. il legale dell’unipol ma invitato a continuare a versare la rata del muuo regolarmente facendo scrivere posizione crecale n. suggerita dallo stesso avvocato
    ho pagato regolarmente fino ad oggi e scopro adesso che il legale con cui parlavo e’ cambiato e il sostituto non accetta la richiesta di rinegozziazione del mutuo o un rientro suggeritomi dal precedente avvocato.
    devo restituire 83 mila euro in 36 me ….? come faccio guadagno 1.300 euro al mese e devo vivere. posso rivolgermi a qualcuno per risolvere la vicenda. ho letto che la legge tremonti permette anche ai mutui cartolarizzati di essere rinegozziati. perche allora la banca non lo fa ? grazie sono disperata rischio di perdere casa mia , la mia prima e unica casa con dentro mia madre anziana . io vivo da sola e non sono sposata .

    Ascolta Antonella,

    il tuo sembra essere un caso complesso e non si può certo analizzare ed esaurire in poche righe di un commento al post.

    La situazione in cui ti trovi è sicuramente figlia della voracità delle banche. E non lo scrivo così per modo di dire. Se quando ti sei trovata in difficoltà fosse stato attivo il fondo di sostegno per le famiglie in difficoltà, di cui si sente l’esigenza e che, seppur finanziato, ancora non ha trovato attuazione per i soliti problemi burocratici (la burocrazia è cieca e sorda dinanzi ai problemi della gente) tu avresti potuto sospendere il pagamento delle rate senza per questo essere costretta, come invece è stato, a dover pagare 83 mila euro per la decadenza del contratto di mutuo.

    Quando leggo queste cose mi sembra di vivere non nel 2008, ma ai tempi di Dickens o dei Miserabili di Hugo.

    Ma non voglio indulgere nella commiserazione.

    Purtroppo io sono solo una mediatrice creditizia e non saprei aiutarti più di tanto.

    E contro gli usurai e gli sciacalli c’è bisogno del consiglio di un legale.

    Prova a servirti del forum di indebitati.it. E in bocca al lupo, con tanta simpatia….

  • Mariano Leone 3 Giugno 2008 at 07:51

    Diciamocelo,
    finalmente qualcosa di positivo per i piccoli risparmiatori.
    Dal 21 Maggio grazie all’accordo tra Tremonti e l’ABI ( associazione delle banche italiane) Tremonti (testuale ) ha dato : “ sollievo agli intrappolati con il salario fisso: gli istituti di credito hanno mostrato attenzione “
    e le banche, per bocca del presidente dell’ABI ( anche questo testuale): “L’iniziativa viene incontro alle famiglie … è una conferma del nostro impegno per contribuire alla ripresa del paese”.

    In un paese normale , con giornalisti economici normali ci sarebbe stata una sollevazione della stampa economica e non solo quella, che avrebbe denunciato la gratuità di queste affermazioni e l’inganno sottile a danno dei risparmiatori .

    Ma in Italia il termine giornalista economico significa che costa poco, che si può comprare con poco, anzi si vendono a priori senza che qualcuno li voglia comprare.

    Vediamo in che consiste questo mirabile accordo.

    Una premessa metodologica, se il provvedimento piace a Tremonti e alle banche non può essere a favore dei risparmiatori .
    A parte le affermazioni televisive “saranno le banche e le assicurazioni a pagare “ affermazioni che non costano niente e non portano a niente, non ricordo nella storia del nostro ministro provvedimenti a favore dei piccoli risparmiatori.
    Non ci possono essere politiche economiche che agevolino contemporaneamente il grande capitale ed i piccoli risparmiatori, i grandi contribuenti ed i piccoli contribuenti, i grandi evasori fiscali e gli evasorelli.

    Ma torniamo all’accordo.

    La bozza di accordo, ancora bozza quindi, prevede per i mutui a tasso variabile sulla prima casa stipulati entro il 30 Gennaio 2007 la possibilità di essere rinegoziati alle seguenti condizioni:
    • La rata variabile potrà essere sostituita da una rata a tasso fisso calcolato in base al tasso di interesse medio del 2006.

    • La differenza tra la rata del mutuo originario ( quello a tasso variabile) e quello del nuovo contratto (quello a tasso fisso ) confluirà in un nuovo conto dedicato sul quale si pagherà un interesse ( calcolato sul tasso interbancario più mezzo punto).

    • Se i tassi di interesse aumenteranno si allungherà il periodo di pagamento per consentire al risparmiatore di pagare alla banca l’eventuale aumento del tasso di interesse.

    • Se i tassi d’interesse scenderanno il risparmiatore potrà tornare al primitivo tasso variabile.

    Perché questa disponibilità non ci commuove.

    In soldoni, è il caso di dire, potrai, caro risparmiatore, avere un vantaggio immediato avendo stipulato un mutuo a tasso variabile in regime di aumento dei tassi, ma me lo pagherai rinviando nel tempo il pagamento degli interessi sui quali comunque graveranno altri interessi e soprattutto allungando il tempo in mesi o in anni per pagare totalmente il mutuo.

    Qualcuno ha fatto delle simulazioni ( Il sole 24 ore ) anzi ha riportato alcune simulazioni fornite dall’ABI che ridimensionano il vantaggio ma che soprattutto non danno risposta ad alcuni quesiti che per la loro importanza possono determinare la convenienza del risparmiatore .
    Per esempio non ci sono risposte sugli effetti dell’allungamento della durata del mutuo . Pur prendendo per buone le simulazioni dell’ABI l’allungamento della durata del mutuo nell’ipotesi di tassi invariati, potrebbe andare da 6 mesi per un finanziamento a 10 anni agli oltre 4 anni per un mutuo di 20 anni .
    Ipoteche .
    Le ipoteche dovranno considerarsi estinte alla data del muto originario o continueranno per il periodo di allungamento, ed in questo caso bisognerà ritornare dal notaio per riscriverle ?
    Non viene data risposta neppure al problema conseguente se il livello degli interessi sul conto accessorio, quello che dovrebbe ospitare la differenza tra il contratto a tasso variabile e quello a rate costanti, rimarrà costante nel tempo.

    Da dove temiamo che venga la fregatura ?

    L’Italia non è un paese normale. Non ha neanche un capitalismo normale. I rappresentanti del capitalismo italiota sono più statalisti dei comunisti . Gli stessi che parlano di libero mercato traggono la loro ricchezza per i rapporti con lo Stato .
    Possono prosperare solo in condizione di concessione. Concessione sull’energia, concessione sull’informazione, concessioni televisive, concessione sulle autostrade, concessione sul traffico telefonico, dove non c’è regime di concessione c’è monopolio o oligopolio. Banche ed assicurazioni agiscono in regime di oligopolio . Per una cosa banalissima come la PORTABILITA’ : per la banalissima possibilità di cambiare banca per un mutuo senza farsi assassinare dalla banca è stato necessario un provvedimento legislativo . Era ed più facile ed economico divorziare che cambiare banca alla faccia della libera concorrenza . Una possibilità così scontata, come cercare un mutuo più favorevole, in Italia incontra ancora ostacoli .

  • Luigi Casero 30 Maggio 2008 at 16:59

    Non esiste nessun ostacolo perche’ le Banche accettino che sia un loro funzionario interno a certificare la surroga per la portabilita’ dei mutui, senza l’intervento del notaio.

    Se invece le banche ritengono indispensabile l’intervento del notaio – continua Casero – allora dovranno accollarsene dall’inizio le spese, senza neanche pretendere che il debitore anticipi le somme per poi rimborsare le fatture.

    Valutaremo cosa succede nei prossimi due mesi, se la situazione non dovesse risolversi ci saranno interventi ad hoc del Governo

  • AGI 28 Maggio 2008 at 07:31

    Ecco i punti principali della Convenzione siglata tra Abi e governo per la rinegoziazione dei mutui. Il testo finale del provvedimento, ha annunciato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, sara’ pronto nei prossimi giorni.

    – CHI PUO’ ACCEDERE ALLA RINEGOZIAZIONE. Tutti coloro che hanno acceso un mutuo a tasso variabile per acquisto, costruzione e ristrutturazione dell’abitazione principale.

    – DA QUANDO SI POTRA’ RINEGOZIARE. Sostanzialmente nell’ultimo quadrimestre dell’anno dopo che le banche avranno formulato ai clienti le proposte di rinegoziazione. La Convenzione interessera’ le rate in scadenza dopo il primo gennaio 2009.

    – LA RATA. La rata viene bloccata al 2006, calcolata come media aritmetica delle rate pagate in quell’anno dal cliente. Se i tassi salgono, crescera’ la differenza tra la rata originaria e quella della rata rinegoziata, e la differenza sara’ addebitata su un conto di finanziamento accessorio. Se i tassi scendono, il risparmio sara’ portato a decremento del conto di finanziamento accessorio che potrebbe anche azzerarsi. Da quel momento se i tassi continuano a scendere si puo’ ridurre l’importo. Il conto di finanziamento accessorio non avra’ alcun costo per il cliente. Il conto e’ una quota parte di un debito non estinto e quindi a tutti gli effetti un nuovo finanziamento. Non e’ necessario l’intervento del notaio.

    – ADESIONE DELLE BANCHE. Le banche sono libere di aderire o meno alla Convenzione ma, se aderiscono, allora sono obbligate a rinegoziare qualora il cliente lo chieda.

    – OSSERVATORIO SUI MUTUI. Nell’accordo tra Abi ed esecutivo rientra anche la istituzione di un Osservatorio sulla trasparenza dei mutui cui parteciperanno rappresentanti del Ministero dell’Economia, delle banche e dei consumatori.

    – COSTI PORTABILITA’ AZZERATI. In occasione della presentazione della Convenzione, il ministro dell’Economia ha anche annunciato che “sara’ cura del governo” assicurare l’azzeramento dei costi di portabilita’ del mutuo.

  • Nicoletta Cottone 27 Maggio 2008 at 18:43

    È un esperimento di democrazia condivisa, dove si intrecciano risparmio e casa. Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti presenta così l’accordo con l’Abi sulla rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, previsto dal decreto legge fiscale che andrà in Gazzetta Ufficiale domani 28 maggio 2008. «In questi ultimi due anni – spiega Tremonti – troppe famiglie si sono trovate nella trappola fra stipendio fisso e mutuo variabile». Per il ministro dell’Economia si tratta di un passaggio da una facoltà rimessa alla banca, a un diritto. Una delle novità, spiega Tremonti, è che il vantaggio fiscale resterà immutato: «Stiamo valutando la possibilità di
    continuare a dedurre fiscalmente la rata contratta prima della rinegoziazione del mutuo». Sì anche a un osservatorio con le associazioni dei consumatori che permetterà di monitorare l’andamento dell’accordo. Il ministro ha aggiunto che c’è l’impegno del Governo anche per azzerare i costi della portabilità e le spese notarili. Per abbattere le spese dal notaio, per Tremonti ci sono due strade: «estendere anche ai beni immobiliari la possibilità che sia il funzionario di banca a certificare la girata, come giá avviene sui valori mobiliari» oppure «conservare la funzione del notaio, ma a costo zero».

    La morosità, poi, non esclude dall’accesso al nuovo strumento: il ministro si è, infatti, impegnato su due richieste delle associazioni dei consumatori, auspicando anche l’intervento delle banche. In pratica le famiglie morose fino a 6 rate potranno rientrare nell’accordo e per quelle che hanno immobili con procedure esecutive ci sarà l’intervento di sostegno del Fondo mutui. Ma solo per i casi più critici.

    Dal canto suo il presidente dell’Abi Corrado Faissola ha sottolineato che «le banche non hanno nessuna intenzione di ricavare vantaggi» dall’accordo sulla rinegoziazione dei mutui. «Le banche hanno aderito con grande senso di responsabilità, visto che la situazione economica delle famiglie è mutata a causa di agenti esterni». Il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti ha poi avvertito le banche: «sulle rate da pagare non vogliamo che ci siano problemi di anatocismo». Paolo Landi, segretario dell’Adiconsum, ha ricordato che si tratta di un accordo oneroso per i consumatori, che rappresenta una boccata di ossigeno solo per chi non è in grado di pagare il mutuo. E, avverte, «l’accordo potrebbe mettere in sordina una concorrenza che si è attivata».

    L’accordo ridefinisce modalità e criteri di rinegoziazione dei mutui a tasso variabile stipulati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione dell’abitazione principale. La rinegoziazione, che si applica dalla prima rata successiva al 1° gennaio 2009, dovrà assicurare la riduzione dell’importo della rata a un ammontare pari a quello della rata che si ottiene applicando all’importo originario del mutuo il tasso di interesse come risultante dalla media aritmetica dei tassi applicati ai sensi del contratto del 2006. L’importo così calcolato resta invariato per la durata del mutuo.

    La differenza tra l’importo della rata dovuta secondo il piano originario di ammortamento e quello risultante dall’atto di rinegoziazione è addebitato su un conto di finanziamento accessorio al tasso che si ottiene in base all’Irs a 10 anni, alla data di rinegoziazione, maggiorato di uno spread dello 0,50 per cento. In caso il saldo fosse a favore del mutuatario la differenza sarà imputata a credito sul conto di finanziamento accessorio. L’eventuale debito del conto accessorio sarà rimborsato dal cliente con rate costanti di importo uguale alla rata di rinegoziazione. L’ammortamento è calcolato sulla base dello stesso tasso a cui è regolato il conto accessorio, purché più favorevole al cliente. Le garanzie restano le stesse del mutuo originario. Banche e intermediari finanziari che aderiscono alla convenzione dovranno formulare ai clienti le proposte di rinegoziazione entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto fiscale. Le operazioni di rinegoziazione sono esenti da imposte e tasse. Banche e intermediari finanziari non dovranno applicare costi ai clienti.

  • Giulio Tremonti 27 Maggio 2008 at 18:41

    Le famiglie in morosità nel pagamento delle rate del mutuo potranno accedere alla rinegoziazione prevista dal Governo e l’esecutivo intende usare il fondo ad hoc della Finanziaria per intervenire nei casi di pignoramento.
    La morosità non esclude l’accesso a questo strumento. Intendiamo usare il fondo della Finanziaria (da venti milioni di euro, ndr) per finanziare la casistica dei pignoramenti. I termini e i modi vedremo con i consumatori

  • Paolo Landi 27 Maggio 2008 at 17:06

    Un accordo positivo ma molto oneroso per le famiglie che, in pratica, otterranno l’abbassamento della rata mensile attraverso l’apertura di un conto finanziamento ad un tasso annuo del 5,22% cui confluirà la parte di rata non pagata del mutuo; gli importi accantonati e gli interessi maturati su questo conto dovranno poi essere restituiti alla scadenza del mutuo, con nuove rate. Questo significa che per ogni anno di riduzione di importo delle rate, il mutuo si allungherà mediamente di due mesi e mezzo.La prima istruzione per l’uso quindi, a tutti coloro che si trovano in difficoltà, è di provare a rinegoziare il proprio mutuo, in particolare di far ridurre lo spread fino a un punto o meno.

    Una soluzione da privilegiare perché comporta una riduzione secca, effettiva, del costo della rata.
    Attualmente lo spread medio sui mutui a tasso variabile va dallo 0,70 a 1,25. Però molti mutui in corso hanno spread di gran lunga superiori, fino al 2%. Per questi riteniamo ci sia uno spazio di negoziazione che deve essere tentato con la propria banca, oppure con un’altra, attraverso la surroga, cioè la possibilità di ottenere il trasferimento del proprio mutuo presso un’altra banca.

    In merito all’accordo Abi – Governo, questo consentirà a coloro che un abbassamento della rata fino a circa 100 euro per 100.000 euro di mutuo ventennale rappresenta una boccata di ossigeno per le famiglie, stimate in circa 1.200.000, che non riescono a pagare le rate del mutuo per l’acquisto della prima casa.

    Al ministro chiediamo di precisare in conferenza stampa che:

    * questo nuovo conto finanziamento non comporti né tasse né costi aggiuntivi per l’intera durata del mutuo;
    * l’agevolazione sia estesa anche ai mutuatari morosi, con azioni esecutive in corso al momento della firma dell’accordo Governo – Abi;
    * siano definiti al più presto i criteri di utilizzo del fondo di 20 milioni di Euro già previsti dalla finanziaria 2008 per interventi a favore dei mutuatari in difficoltà;
    * che nel’informativa della banca sia evidenziata con chiarezza e trasparenza anche la possibilità di rinegoziazione e/o surroga in aggiunta alla possibilità di chiedere l’applicazione dell’accordo;
    * Che al decreto faccia seguito una riunione congiunta Ministero – Abi – Associazioni dei consumatori, per la definizione dei vari aspetti tecnici – operativi della convenzione affinché non ci siano spazi di interpretazione, a cui far seguire un Osservatorio di controllo sul rispetto della convenzione.;
    * La Banca informi periodicamente il mutuatario sulla situazione del mutuo e del conto finanziamento.

  • Claudio Borghi 26 Maggio 2008 at 17:09

    Conviene essere chiari sin da subito: l’accordo banche-Governo sulla rinegoziazione dei mutui non contiene nessun regalo, si tratta però di un intelligente e salutare aiuto «educativo» per chi non è avvezzo a complicate questioni economiche, vale a dire la grande maggioranza degli italiani. Tecnicamente parlando, quella prospettata dal governo è una conversione tra un mutuo a «tasso variabile e durata costante» ed uno a «rata costante e durata variabile». In poche parole il beneficio di avere una rata sempre uguale e più bassa dell’attuale si paga con un’incertezza sulla durata residua del mutuo: in caso di tassi costanti o in salita rispetto ad oggi il debito scadrà più tardi, se invece i tassi dovessero scendere a lungo sotto i livelli del 2006 il mutuo potrebbe estinguersi anticipatamente.

    A questo punto la domanda che ci si pone è: conviene una conversione di questo tipo? Ebbene, anche se non sembra, finanziariamente si tratta pressoché della stessa cosa: l’unico elemento di considerazione è la comodità del singolo debitore che può scegliere se optare per una rata più bassa e un prestito presumibilmente più lungo o continuare come prima.
    Rimangono immutate le prerogative del mutuo di partenza, vale a dire una convenienza in caso di tassi in discesa e una penalizzazione in caso di tassi in salita.

    Una scelta del genere potrebbe essere utile in momenti come l’attuale di difficile congiuntura economica e può essere rimodificata in futuro. La «furbata» del governo è tutta qui, indurre i cittadini a prendere coscienza di una scelta che essi avevano già a disposizione ma che pochissimi sfruttavano, senza ventilare alternative più rischiose.

    Se ad esempio si fosse suggerita la possibilità di cambiare il tasso variabile in tasso fisso (opzione pure questa già da ora realizzabile) ci si sarebbe assunta una grave responsabilità in quanto, in caso di futuro ribasso dei tassi di interesse, l’operazione sarebbe risultata fortemente penalizzante per coloro che vi avessero aderito e i contenziosi sarebbero stati infiniti (e giustificati).

    Non dimentichiamo che le operazioni realizzabili in uno scenario in cui i mutui sono liberamente trasformabili e flessibili sono molteplici: basta andare a «giocare» su uno dei siti internet gratuiti specializzati in mutui per scoprire che la gamma delle opzioni è pressoché infinita. È possibile dimezzare la rata raddoppiando la durata, è possibile passare da una banca ad un’altra, magari riuscendo a spuntare condizioni migliori, è possibile passare da tasso variabile a fisso a misto con opzione. Una volta recepito il messaggio si vedrà che la soluzione prevista dall’accordo banche-governo non è che una delle tante scelte disponibili per il cittadino informato.

    Le possibilità c’erano già, e va dato atto al decreto Bersani del 2007 di averne posto le basi, ma non bastano le leggi, bisogna trovare il modo più adatto di informare i cittadini, che vanno in qualche modo «educati» alle novità, altrimenti ogni innovazione anche se positiva rimane uno sterile esercizio per iniziati. Ovviamente occorre un governo credibile e un minimo di capacità comunicativa.

    L’esecutivo in carica ha assolto questo compito in modo scaltro ed efficace: una bella lezione di come si possa ridurre il solco tra politica, economia e consumatori che si stava allargando in modo preoccupante.

  • Sandra Riccio 26 Maggio 2008 at 17:00

    Risparmiare oggi per pagare (di più) domani. L’intesa Abi-Governo sulla riduzione della rata non piace alle associazioni dei consumatori che ritengono sia solo uno «slittamento dei pagamenti» e che «ci sia il rischio che il mutuatario paghi interessi aggiuntivi del 10-20%». Poi alcuni contratti già sul mercato sono meno onerosi della nuova convenzione salva famiglie.

    Il provvedimento voluto dal ministro Tremonti, che è ancora in via di definizione, dà una sforbiciata immediata alla rata grazie al fatto che al mutuo viene applicato un tasso d’interesse pari a quello medio del 2006 così che anche la quota da pagare ogni mese tornerà ai livelli di allora e senza ulteriori oscillazioni. Per intenderci, il risparmio, rispetto ai livelli attuali e secondo quanto calcolato dallo stesso Ministero, sarà di 105 euro al mese su un mutuo dell’ammontare residuo di 120 mila euro da restituire in 20 anni, di 95 euro su un mutuo dello stesso ammontare residuo e con scadenza tra 15 anni, di 70 euro se mancano 10 anni e i milioni da ripagare sono ancora 100. Però quanto non viene versato oggi alla banca, finisce mese per mese su un conto a parte (conto finanziamento) su cui il mutuatario pagherà un interesse pari al tasso Irs a 10 anni più uno spread dello 0,50% (oggi si arriva al 5,22%). In pratica si tratta di un rinvio del pagamento e non di uno sconto sulla rata. Allo scadere del mutuo, per esempio tra 20 anni, si vedrà cosa rimane da pagare, e si provvederà con ulteriori rate mensili che allungheranno la durata del prestito.

    Il costo di un mutuo però non si misura solo sulla rata da pagare ogni mese, ma anche sulla somma totale da restituire, il montante (capitale più gli interess)i. Ora se si confronta il nuovo provvedimento con un’ipotesi di rinegoziazione e una di surroga (portabilità) emerge che queste ultime due vie costano meno della nuova misura. Lo dimostrano i dati forniti dall’Adiconsum e calcolati su un mutuo di 150 mila euro della durata di 25 anni e acceso nell’aprile 2004. Confrontando le rate e i montanti che si ottengono adottando le tre diverse soluzioni si vede che non esiste grande differenza tra la rata mensile ridotta con la Tremonti e quella nuova rinegoziata o surrogata. Il taglio in tutti i casi è di 160 euro al mese. Quello che aumenta è il montante finale nella sola ipotesi del meccanismo appena introdotta dall’accordo Abi-Governo.

    La formula Tremonti costa di più perché non migliora le condizioni del mutuo ma posticipa solo il rimborso di una parte di quanto è dovuto ogni mese, parte che matura interessi per tutta la durata del tempo che separa dalla scadenza. Secondo l’Adiconsum, ogni anno di accantonamento significa un aumento di 2,5 rate mensili di soli interessi. Tra l’altro non è stato specificato se sarà vista come interessi o come quota di capitale.

    Va riconosciuto però che la nuova misura voluta da Tremonti è una soluzione semplice che fa risparmiare all’inizio e offre una boccata di ossigeno immediata a molte famiglie. Inoltre ha il grande vantaggio che elimina le estenuanti contrattazioni con la banca per arrivare a condizioni migliori: in tutti gli istituti che aderiranno alla convenzione messa a punto dall’Abi, qualunque cliente abbia i diritti soggettivi previsti dal provvedimento (mutuo prima casa a tasso variabile stipulato prima del 1° gennaio 2007) potrà ottenere la rinegoziazione del proprio mutuo. Basterà fare la richiesta e le banche, che di solito sono restie a offrire condizioni migliori a chi fa fatica con la rata, dovranno accettare.

  • Luca Cifoni 26 Maggio 2008 at 16:55

    In tema di mutui casa, una peculiarità italiana è sicuramente il fatto che i tassi di interesse applicati dalle nostre banche sono mediamente più alti di quelli offerti dalle banche di altri Paesi europei: di circa mezzo punto, secondo l’ultima rilevazione sistematica della Bce.

    Il fenomeno è stato segnalato lo scorso anno anche dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Attenzione: nell’area euro la moneta è una e dunque sono gli stessi anche i tassi interbancari di riferimento (Euribor e Eurirs). La differenza sta allora nel famoso spread, il margine applicato dagli istituti di credito. T

    Tra le ragioni addotte per spiegare questo divario, c’è la lentezza del sistema giudiziario, che rende molto più complicato per la banca mettere le mani sull’immobile in caso di insolvenza.

    E qui veniamo alla rinegoziazione, che dovrebbe diventare realtà entro un mese. In sostanza la banca offrirà al cliente di pagare una rata calcolata con i tassi in vigore nel 2006, dunque più bassa di quella attuale.

    La differenza di importo non viene però regalata, ma sarà pagata con successive rate dopo la fine “naturale” del mutuo. Se i tassi di interesse dovessero torbare a scendere, il cliente potrà invece far valere a proprio favore il differenziale positivo, ed eventualmente versare un importo ancora più basso.

    A molte famiglie questa formula permetterà certamente di prendere un po’ di respiro di fronte a pagamenti che sono diventati faticosi.

    Ai miei occhi ha però un difetto: sembra pensata come il rimedio a una situazione in cui le banche sono inevitabilmente poco trasparenti, e poco concorrenziali tra loro, mentre i clienti, quasi fossero dei minus habens, non riescono a valutare in modo equilibrato le proprie scelte. Il mutuo variabile è per sua natura esposto al rischio di una rata crescente: dovrebbe saperlo chi lo accende, e dovrebbe darne corretta informazione l’istituto che lo propone.

    Contro il rialzo dei tassi, che dipende da fattori internazionali, possiamo fare ben poco. Per la concorrenza (cioè spread più bassi), e per la consapevolezza dei clienti, c’è invece ancora molto da fare.

  • Pier Luigi Bersani 26 Maggio 2008 at 16:32

    La gente quando e’ presa per il collo da rate, scadenze e spese obbligate puo’ pensare che questa sia la soluzione migliore e, se puo’, si adegua cercando la proposta piu’ vantaggiosa possibile per le proprie.

    Le persone avranno un sollievo momentaneo, in termini economici. Dilateranno solamente la fine del mutuo. E se avranno la possibilita’ di veder diminuire la rata, successivamente, pero’, dovranno pagare interessi piu’ alti alla fine del contratto stipulato con la banca.

    Questa misura ha poche possibilita’ di rappresentare un minor costo per le famiglie.

    L’unico fattore di novita’ che ne puo’ derivare e’ un riposizionamento dell’offerta bancaria. Con la portabilita, le banche saranno portate a farsi piu’ concorrenza e questo portera’ a una diminuzione del costo del servizio per l’utente finale, il cittadino-risparmiatore.

  • Antonio Catricalà 25 Maggio 2008 at 17:50

    L’accordo tra l’Associazione bancaria italiana e il governo sui mutui ”e’ opportuno: e’ un provvedimento di cui c’era bisogno e non restringe il mercato ma lo allarga.

    E’ necessario incentivare la portabilita’ dei mutui a costo zero, ma peggio di cosi’ i consumatori non possono essere trattati.

  • ADUSBEF e FEDERCONSUMATORI 25 Maggio 2008 at 16:34

    Non esiste alcuna convenienza per i 3,2 milioni di cittadini indebitati a tasso variabile per precise responsabilità delle banche, ad aderire all’accordo «truffa» Governo-Abi, che ha vergognosamente decantato risparmi di 850 euro l’anno a famiglia, del tutto ingannevoli e destituiti di ogni fondamento matematico, alla luce dei calcoli effettuati, che aggiunge la beffa al danno.

    Adusbef e Federconsumatori sfidano Governo, Abi e banche, che godono di una grancassa mediatica inusitata, a provare i risparmi promessi di 850 euro l’anno, su ognuno dei mutui contratti dal 2004 ad oggi, che al contrario saranno gravati di ulteriori interessi e di un allungamento del prestito, per un mutuo ventennale, almeno di 3, 5-4 anni a tassi vigenti.

    L’accordo ABI Governo si limita ad offrire al popolo dei mutuatari a tasso variabile – una soluzione che alcune banche già offrivano da quando i tassi hanno cominciato ad impennarsi e che ricalca in pieno un mutuo di una primaria banca, denominato «sonni tranquilli», diventato un vero incubo per i malcapitati sottoscrittori: se non è più sopportabile la rata lievitata a causa dell’aumento dei tassi, si allungano i tempi di restituzione, facendo passare un mutuo trentennale quanto meno a 35-40 anni e più.

    La bufala del ministro Tremonti, che delude così le aspettative di milioni di famiglie, è servita solamente a far passare il falso messaggio di un cedimento delle banche, le quali non solo non restituiscono nulla ai consumatori indebitati a tasso variabile, ma ci guadagnano due volte, sia fidelizzando il cliente che con l’allungamento della vita residua del debito, incamerando maggiori interessi e maggiori commissioni sulle rate. Questa soluzione, che non è proprio né innovativa e neppure vantaggiosa per 3, 2 milioni di famiglie strozzate dalle rate, permette alle banche di anticipare, con un meccanismo finanziario a loro favorevole, la soluzione di un problema.

    Adusbef e Federconsumatori propongono di sostituire la convenzione Abi-Governo in via di perfezionamento, ma i cui termini sono stati curiosamente anticipati come se fosse già in vigore, con una nuova norma che obblighi le banche a dar seguito, a costo zero, alla richiesta di ristrutturazione del mutuo richiesta dal cliente. Al legislatore poi la responsabilità di valutare se non sia il caso di introdurre un livello di tasso predefinito, come avvenne per il decreto Amato del 2000 n° 394.

    Oltre a semplificare di molto le procedure, tale norma andrebbe ad integrare – e non a contrastare – lo strumento della surroga a costo zero del decreto Bersani vista dalle banche e dalla casta dei notai come fumo negli occhi e mai osservata, nonostante fosse obbligatoria la sua applicazione.

    Adusbef e Federconsumatori, che depositeranno una class action contro le banche che hanno violato la legge, per far restituire alle famiglie quanto indebitamente lucrato(3/4 mila euro come spese di istruttoria, peritali e notarili), invitano i cittadini a non cadere nella trappola del Governo, per evitare una deriva di super-indebitamento conosciuto già negli Usa con i sub-prime, che a parole il ministro dell’Economia Tremonti afferma di combattere, salvo poi a promuoverlo nella pratica, per non disturbare troppo il sistema bancario.

  • zack 25 Maggio 2008 at 16:30

    Mutui a tasso variabile portati a rata fissa al livello medio interessi 2006 con compensazione finale sulla durata del mutuo: sulla carta è ottima, ma fate bene i conti. I tassi 2006 erano i minimi storici e quindi è assolutamente improbabile che si possa scenderne al di sotto in futuro, ed è anche difficile ritornarci (almeno per periodi lunghi). Ho letto ieri su Repubblica alcuni calcoli su un mutuo da 100.000€ a 30 anni iniziato a novembre 2005: con le varie ipotesi fatte alla fine si ha un allungamento del mutuo da 2 a 6 anni e si paga dal 10 al 20% di interessi cumulati in più. Ecco perché alle banche va ben: non rischiano niente, come sempre, anzi guadagnano sia sugli interessi sia sul fatto del molto minore rischio di insolvenza del mutuo. In soldoni: se potete permettervi la rata attuale tenetevi il mutuo come è, oppure negoziate molto bene le nuove condizioni.

    Nessuno regala mai niente, è sempre bene ricordarselo.

  • Vanni Cornero 24 Maggio 2008 at 10:02

    l popolo dei mutui va all’attacco dell’accordo tra Abi e governo sulla rinegoziazione. A guidare gli scontenti sono le associazioni dei consumatori: «il rischio è di pagare interessi aggiuntivi del 10-20% – spiega Paolo Landi di Adiconsum – e molte famiglie rischiano di essere indotte ad una scelta sbagliata». Inoltre, secondo l’associazione, è indispensabile un incontro con l’Abi «per chiarire alcuni aspetti tecnici» e con il Governo «per sapere come intende utilizzare i 20 milioni di euro previsti nella Finanziaria per i mutui a favore delle famiglie disagiate». Altre due associazioni, Adusbef e Federconsumatori, vanno oltre, annunciando una class action contro Abi e banche, perchè, sostengono: «L’accordo è una sanatoria mascherata del decreto Bersani, violato ripetutamente dalle banche e che il governo deve far rispettare».

    Insomma, secondo Adusbef e Federconsumatori, l’accordo, preceduto dalla minaccia del ministro Tremonti, di un giro di vite fiscale sul credito «si limita ad offrire una soluzione che alcune banche già proponevano da quando i tassi hanno cominciato ad impennarsi». Questo il meccanismo: se la rata non è sopportabile si riduce e quanto corrisposto in meno, rivalutato da tassi di remunerazione per la banca, viene accodato alla fine del mutuo e ne comporterà l’allungamento. Quindi, accusano le associazioni dei consumatori «le banche ci guadagnano due volte, sia fidelizzando il cliente con l’allungamento del mutuo, sia incamerando maggiori interessi e commissioni sulle rate». La soluzione proposta da Adusbef e Federconsumatori sarebbe di sostituire il decreto con una nuova norma che obblighi le banche a dar seguito, a costo zero, alla ristrutturazione del mutuo.

    «Al legislatore resterà poi la responsabilità – concludono – di valutare se introdurre un tasso predefinito, come avvenne per il decreto Amato del 2000». Ma i banchieri non ci stanno e il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra, risponde alle critiche dei consumatori che l’operazione del governo «comporta oneri economici e non vantaggi al sistema bancario». Un intesa «nell’interesse del mercato finanziario del Paese», dunque, tanto che Unicredito, Intesa Sanpaolo, Ubi e Banco Popolare, le quattro maggiori banche italiane potrebbero subire un impatto negativo di 371 milioni di euro dall’accordo siglato tra governo e Abi. Quest’ultima previsione viene da uno studio della banca d’affari Cazenove.

    Intanto un rapporto Abi indica che la crisi bussa anche alla porta delle banche a causa della crisi dei «subprime», della congiuntura economica negativa e dei carichi fiscali. I principali gruppi italiani hanno chiuso il 2007 con un utile netto in crescita (20,24 miliardi di euro +17,1% sul 2006), ma quasi solo grazie a fusioni e concentrazioni. Senza i risultati di queste operazioni l’utile d’esercizio del settore bancario scende a 16,4 miliardi di euro, con una flessione del 10%. Dati che trovano conferma anche dalla nuova classifica delle big europee in termini di capitalizzazione, ma nonostante il calo del proprio valore di Borsa, Unicredit e Intesa Sanpaolo hanno scalato posizioni importanti in graduatoria, attestandosi ora saldamente nella top-five delle banche del Vecchio Continente. La crisi non ha fatto sconti a nessuno: la prima della classe, la britannica Hsbc, ha visto scendere la propria capitalizzazione da 160 a 133 miliardi di euro, Ubs, seconda nel 2007, è scesa da 98 a 44 miliardi, passando dal secondo posto all’ottavo. Male anche Royal Bank of Scotland, che lascia sul terreno 47 miliardi di euro e scende, con soli 43 miliardi, dal terzo al nono posto.

  • redazione Quotidianocasa.it 24 Maggio 2008 at 07:46

    L’accordo Governo-Abi lascerebbe presagire una riduzione dei tassi d’interesse dei mutui. Ma le associazioni dei consumatori prendono le distanze e dimostrano che così si allunga il mutuo appesantito in più di oneri e interessi

    Viene sì ridotta la rata del mutuo, ma la durata del mutuo si allunga e ciò che non si è pagato oggi, sarà pagato in futuro caricato dei relativi interessi.

    Lo afferma Paolo Landi, Adiconsum: “I mutuatari devono essere consapevoli che ciò che non viene pagato nella rata dovrà essere pagato a fine mutuo caricato degli interessi”.

    In un comunicato inoltre Adiconsum sostiene che l’aspetto positivo di questo accordo sta nel fatto che la banca è obbligata a rinegoziare mentre fino ad oggi, come è accaduto frequentemente, poteva non offrire la propria disponibilità.

    Neppure l’anno preso a riferimento, il 2006, va bene secondo i consumatori, dato che in quell’anno si erano già registrati gli aumenti più rilevanti.

    Parlare poi di benefici di 800-1000 euro è assolutamente fuori luogo. I vantaggi sembrano più per le banche che per i mutuatari.

    Adiconsum fa notare poi che sono molti gli aspetti ancora da chiarire e che possono incidere sulla valutazione dell’accordo:
    · La tenuta del conto finanziamento è gratuita oppure vi gravano dei costi?
    · Le quote accantonate sono solo interessi o quote di capitale?
    · Gli addebiti sul conto beneficiano delle detrazioni fiscali?
    · In caso di abbassamento dei tassi ritorno ad una bassa inflazione, il mutuatario deve aspettare a fine mutuo per estinguere il debito accumulato sul conto finanziamento?
    · Rientrano nell’accordo anche i mutui cartolarizzati o in sofferenza?

    Dal canto suo l’Unione Nazionale Consumatori spera non si tratti solo di una enunciazione ad effetto: “Il provvedimento che riguarda i mutui, inserito nel decreto legge sugli interventi in materia economica approvato dal Consiglio dei Ministri, potrebbe consentire ai consumatori di risparmiare sull’importo della rata mensile”.

    Ma la richiesta di rinegoziazione del mutuo sarà obbligatoria per la banca o facoltativa come già accade con la legge Bersani? Chi ha già rinegoziato un mutuo in base al decreto Bersani che opportunità avrà? Chi ha dovuto surrogare il mutuo perché la banca ha rifiutato la rinegoziazione come verrà coinvolto?

    Per contribuire a fare chiarezza su queste ed altre questioni, l’Unione Consumatori chiede di partecipare al tavolo negoziale che sarà istituito da Abi e Governo per la stesura della Convenzione che renderà operativo il decreto.

  • Rossella Lama 24 Maggio 2008 at 07:39

    Le associazioni dei consumatori dicono che è solo fumo negli occhi, un’operazione d’immagine del governo e delle banche che annunciano per le famiglie risparmi che invece non ci saranno.

    L’accordo concluso tra Tremonti e Abi, che fissa le condizioni alle quali le banche rinegozieranno i mutui a tasso variabile riportando la rata al livello del 2006, non passa l’esame dei risparmiatori. Il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, dice invece che «ce ne era bisogno», ma spera che le banche possano fare di più di quello che è scritto nella convenzione, perchè «peggio di così i consumatori non possono essere trattati». «Adesso occorrerà incentivare la portabilità del mutuo a costo zero da una banca all’altra», aggiunge, ricordando che la sua authority ha aperto a questo riguardo un’istruttoria, di fronte all’evidenza che la legge Bersani è largamente inapplicata.

    Le banche non sono benefattrici, non hanno mai fatto regali e non ne faranno nemmeno questa volta. E nel presentare a Napoli l’accordo, il ministro Tremonti ha posto grandemente l’accento sui vantaggi che la rinegoziazione comporta per le famiglie, che rinegoziando il mutuo tornano a pagare le rate più leggere del 2006, più adeguate ai loro stipendi che certo non sono cresciuti quanto sono cresciuti i tassi di interesse. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia: che le banche da questa operazione non vogliono rimetterci, e che lo Stato non ci mette nemmeno un euro. Quindi pagherà il cliente.

    Se si prende l’accordo per quello che è, e non ci si aspetta una fantascientifica cancellazione del debito che ci è accollati, qualche aspetto positivo l’accordo Tremonti-Abi ce l’ha. Innanzitutto obbliga le banche che firmeranno la convenzione a rinegoziare il mutuo. Obbligo che prima non c’era. «Credo che tutte le banche aderiranno alla convenzione», dice il presidente di Intesa San Paolo, Giovanni Bazoli, aggiungendo anche però che «molte banche avevano già cominciato a rinegoziare con i clienti a condizioni migliorative».

    E poi, quando si rinegozia, e si passa al tasso fisso, non è più possibile tornare indietro. Il nuovo meccanismo invece consente ai mututari di tornare al variabile se i tassi di mercato torneranno ad essere più convenienti di quelli che si pagano con la rata fissa. Vuol dire scendere sotto il 3,10% che è più o meno la media dei tassi del 2006. Oggi siamo al 4,78%.

    Detto questo dobbiamo aver ben chiaro che quello che si risparmia adesso con le rate più leggere dovremo pagarlo al momento dell’estinzione del mutuo, il che significa un allungamento della durata del prestito. E’ impossibile stabilire quanto sarà, perchè dipenderà dall’andamento dei tassi di interesse. E’ come se la banca ci facesse un finanziamento sui soldi che non le diamo. Finanziamento sul quale pagheremo poi un interesse (tasso Irs decennale più uno spread dello 0,5%).

    «Il governo ha sbandierato un accordo che prevede un risparmio pari a circa 850 euro all’anno per circa 1 milione e 250 mila famiglie, peccato che la notizia sia falsa», dice l’Aduc. Che critica il fatto che «il governo non abbia deciso di dare attuazione a quello che è previsto nella Finanziaria 2008, cioè la sospensione di alcune rate da pagare per le famiglie che sono in difficoltà». Tutte le associazioni, dall’Adiconsum all’Adusbef, al Codacons sono concordi nel chiedere al governo di dare un’informazione corretta invece di ricorrere a «spot propagandistici».

  • Francesca Tedeschi 24 Maggio 2008 at 07:35

    Abi (Associazione bancaria italiana), grazie al Ministro Tremonti, ha lanciato sul mercato un nuovo mutuo. Il Mutuo Creativo. È un po’ complicato da calcolare e non è nemmeno molto vantaggioso. Ci sono proposte migliori, ha precisato Giovanni Bazoli di Intesa Sanpaolo. E molti operatori da me ascoltati in queste ultime ore sostengono la stessa tesi.

    L’unica differenza tra le varie offerte oggi disponibili e il Mutuo Creativo della convenzione Abi-Tremonti è il calcolo del debito aggiuntivo che è fatto sui tassi del 2006. E già mi chiedo: e perché non del 2005 visto che l’aumento si è verificato proprio a partire da quella data?

    Il Mutuo Creativo è un prestito ipotecario che mette in freezer la rata, ma non dimentica il debito. Anzi. In questo caso, da un solo mutuo se ne creano due: il primo si estingue nel periodo di ammortamento previsto, il secondo alla fine del primo periodo di ammortamento creando un successivo percorso di debito da rimborsare. La creatività sta nel fatto che questo mutuo supera in un balzo il problema notaio. Perché fino al Mutuo Creativo di Abi-Tremonti, il periodo di rimborso non poteva essere allungato oltre i 20 anni, a meno di non rifare l’ipoteca sul mutuo stesso. E se ci sono banche che il notaio per la nuova ipoteca te lo rimborsano, e altre che te lo propongono a prezzi calmierati, in moltissimi altri casi il notaio gioca al rialzo e si fa pagare salato un lavoretto da niente. Con conseguente aggravamento dei costi, che sono un problema serio quando una famiglia non riesce a pagare una rata.

    Ma vediamo come funziona il nuovo Mutuo Creativo: la banca verifica il debito residuo, interessi e capitale, del mutuo in essere a tasso variabile e ricalcola il tutto con un tasso fisso sulla base dell’Irs annuale 2006. Per la stessa durata del mutuo originario. Periodicamente la banca accantona in un “conto di finanziamento accessorio” la differenza tra la nuova rata fissa e quella variabile che si sarebbe dovuta pagare ai tassi correnti

    Come vedete il debito comunque rimane, in un conto separato che comunque non sparisce. Anzi. A questo debito viene applicato il tasso Irs (che oggi è solo di poco inferiore al tasso Euribor a tre mesi) maggiorato di uno spread dello 0,5%. Se i tassi di interesse scendono a sufficienza da estinguere “il conto di finanziamento accessorio”, il cliente si rimetterà sul vecchio binario del tasso variabile fino a pagamento totale del mutuo. Se invece alla fine dei conti l’aumento dei tassi o l’eventuale diminuzione non compenserà il vantaggio che ha avuto, restituirà alla banca la differenza secondo rate fisse dello stesso importo di quelle che ha appena terminato di pagare. Si capisce così che se ci sarà un andamento al rialzo, il secondo mutuo lo pagheranno i figli.

    Rimandare i propri debiti al futuro non è quasi mai una bella idea. Se poi il futuro è una data indistinta e anche il debito finale da rimborsare non è ben chiaro, allora le cose si fanno serie. Quindi l’idea di allungare il periodo di ammortamento proposto dalla convenzione Governo Berlusconi-ABI non solo non è un miracolo, fin qui sono d’accordo con il Ministro Tremonti, ma soprattutto è un freno alla già difficile gestione della famosa portabilità del mutuo e della tanto agognata concorrenza tra le banche e le finanziarie per portare vantaggi al cliente.

    Perché allungare un debito quando è possibile trovare un mutuo con spread più vantaggioso? Perché creare di fatto un secondo mutuo in aggiunta al primo, quando è possibile rinegoziare un mutuo con tasso variabile e un Cap o tetto proprio per evitare che il debito non termini mai. In altre parole, perché non far prendere qualche rischio anche alla banca?

    E perché infine questa soluzione affrettata quando ricordo che le previsioni fatte dai centri studi delle prime banche europee sostengono che l’Euribor dovrebbe scendere dopo giugno al valore proposto dalla BCE cioé il 4%?

    Il Mutuo Creativo è un topolino partorito da un elefante, che ha bisogno di rompere un bel po’ di cristalleria per far sparire la concorrenza soprattutto con le banche low cost che si stanno muovendo bene con la surroga e il consolidamento dei debiti.

    In Europa, i Governi fanno solo i Governi cioé suggeriscono, diminuiscono le tasse, non creano anche nuovi prodotti. Quello lo lasciano fare alle banche. Zapatero in Spagna, ha suggerito che tutti, anche chi il mutuo riesce a pagarlo, possano rinegoziarlo allungando la rata senza spese di nessun genere (nemmeno notarili). In Francia, Sarkozy ha adottato la moratoria, cioé la possibilità di saltare alcune rate in caso di necessità. Una cosa che avrebbe dovuto fare il Governo Italiano ed era prevista in Finanziaria 2008: cioé potere sospendere per alcuni mesi il pagamento della rata senza incorrere nella mora e nel pignoramento (oggi più rapido di un anno fa grazie alla nuova struttura Abi in convenzione con i tribunali)?

    Ma c’è un altro problema, e forse ancora più serio, dei complessi meccanismi studiati per il Mutuo Creativo. È lo stesso problema con cui si è scontrato, perdendo, il predecente Governo. Un problema che si chiama: filiale. Già ieri, subito dopo l’annuncio, mi sono arrivate alcune mail. Leggete un po’. “Ho stipulato un mutuo in data 29 dicembre 2005 di euro 167.000 euro, di cui la prima rata iniziale era di 840 euro” scrive Pietro,”oggi la rata è di 1.134 euro, quindi sono già in arretrato di sei rate perché non riesco più a pagare. Ho una moglie e due figli e non so più cosa devo fare, non posso vendere perché il valore di vendita non copre il debito e la banca non mi aiuta”. “Sono andata subito alla mia banca dopo avere letto della convenzione del Governo”, scrive Marghe. “Ma purtroppo il mio mutuo é cartolarizzato e mi hanno detto che devo chiuderlo e aprirne un altro, magari a tasso fisso”.

    Se la banca non aiuta, e se addirittura il funzionario dichiara il falso dicendo che il mutuo cartolarizzato deve essere estinto, cosa si può fare? Eppure sul mutuo cartolarizzato é intervenuto anche il Governatore della Banca d’Italia, ma i direttori di banca fanno orecchie da mercante.

    O le banche sono un mondo schizofrenico dove l’amministratore delegato va ai convegni a parlare di finanza etica e il funzionario di banca manda a mani vuote un padre di famiglia oppure le filiali sono oggi dei feudi a sé stanti, che al grido “ognuno per sé” fanno quello che vogliono in barba anche alle convenzioni Abi-Governo. »

  • Alessandro Barbera 22 Maggio 2008 at 19:16

    Il sistema escogitato assomiglia ad un tipo di mutuo che già alcune banche offrono ai clienti (tasso fisso e durata variabile): l’accordo permetterà di rinegoziare i contratti a tasso variabile stipulati a partire dal 2007, ma con una rata fissa «fuorimercato» uguale a quella pagata in media nel 2006. All’inizio la durata del mutuo resterà la stessa: l’allungamento eventuale dipenderà dai tassi di interesse. Se la curva sarà cresciuta, il periodo salirà; se sarà scesa si pagherà meno.

    La convenzione sarà firmata dal Tesoro e dall’associazione delle banche entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto e potrebbe interessare più di un milione di famiglie. Non è la prima volta che i banchieri si siedono ad un tavolo per discutere di mutui; accadde con i decreti Bersani sulla portabilità, e il risultato fu che molti istituti, nonostante un accordo firmato con i consumatori, non lo rispettarono. «Sappiamo che il diavolo sta nel dettaglio, dunque vigileremo», avverte Tremonti. «Ma va detto che le banche hanno fatto uno sforzo nell’interesse nazionale». Bersani è scettico: «Il rischio è quello di un cartello legittimato dalla legge».

  • ADUC 22 Maggio 2008 at 19:42

    Il governo ha sbandierato un accordo con l’associazione delle banche prevedendo un risparmio pari a circa 850 euro all’anno per 1.250.000 famiglie circa.

    Peccato che la notizia sia falsa”. Nel comunicato dell’Abi – spiega l’associazione – si legge che l’accordo non prevede alcun risparmio, ma solo una dilazione nel pagamento: si concede un ulteriore finanziamento (a tassi abbastanza agevolati: l’Irs decennale più lo 0,5%). Le famiglie, quindi, non risparmieranno alcunché, ma pagheranno ulteriori interessi.

  • c0cc0bill 22 Maggio 2008 at 19:13

    Ovviamente una banca non fa beneficenza e quello che eventualmente si risparmierà su ogni rata diventa un debito futuro, accantonato su un conto apposito intestato al cliente. È una sorta di nuovo finanziamento che il cliente restituirà, quando avrà finito di pagare il mutuo “principale”, con altre rate.

    Di quanto sarà il nuovo debito? Dipende da come andranno i tassi di interesse da qui ad allora. L’unico punto fermo resta il tasso medio 2006. Il che significa che le rate future saranno tutte uguali. Se i tassi aumenteranno salirà il debito futuro; se invece scenderanno, il debito si ridurrà e diventerà addirittura un guadagno per il cliente se i tassi caleranno sotto il livello del 2006.

    Comunque, alla fine del mutuo, si vedrà quanto resta eventualmente da pagare e aumenterà il numero delle rate fino a saldare il debito. Ma siccome di debito si tratta, su questa somma si paga un interesse, calcolato in base ad un tasso prestabilito: il tasso Irs a dieci anni più mezzo punto, che oggi è del 5,13%. Quello che invece non è stato ancora stabilito è come saranno calcolati questi interessi: se solo alla fine, o di volta in volta. Questi – ed altri aspetti – faranno parte della convenzione vera e propria, che governo ed Abi dovranno firmare entro trenta giorni: ieri è stato raggiunto l’accordo politico, anche se spesso, come ha ricordato ieri Giulio Tremonti, sono proprio i dettagli che fanno la differenza.

  • PR 22 Maggio 2008 at 14:51

    Nell’attesa che cerchiamo di capire se il tutto si traduce in qualcosa di concreto bisognerebbe anche valutare a chi realmente conviene. L’ABI infatti scrive che la differenza tra la vecchia rata e la nuova rata di importo fisso finisce su un conto accessorio regolato al tasso IRS a 10 anni maggiorato dello 0,50 (di fatto ad oggi al 5,17%).

    Ma cosa si intende per “regolato”? Che il capitale finito su questo conto, in attesa di essere “messo in coda alle rate”, si rivaluta con interessi composti del 5,17%? Inoltre ad es. per un mutuo di 100.K € a 30 anni il capitale totale da rimborsare invece che diminuire aumenterebbe. In numeri: al 6% oggi la rata mensile sarebbe 590€ di cui capitale rimborsato 102€ e 488€ interessi.

    Se si torna a pagare al 4% (2006) la rata diventerebbe 473€ con l’effetto che, non coprendo neanche gli interessi dovuti, il capitale residuo invece di diminuire comincerebbe ad aumentare! Il governo dovrebbe fare pressione sulla BCE per fare abbassare i tassi interbancari impazziti per la crisi finanziaria. Con un tasso BCE al 4% infatti l’Euribor a 3/6 mesi dovrebbe essere inferiore dello 0,75%. E’ la cosa più urgente da fare. E dovrebbe inoltre sorvegliare perchè sia effettivamente possibile la surroga dei mutui verso gli istituti con gli spread più concorrenziali.

  • Maximilian Cellino 22 Maggio 2008 at 13:02

    Una boccata d’ossigeno per oltre un milione di famiglie italiane: l’accordo raggiunto ieri tra il Ministero dell’Economia e l’Associazione Bancaria per la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile, stipulati prima del 2007, rappresenta senz’altro un’opportunità interessante per tutti quei risparmiatori messi in difficoltà prima dall’aumento del costo del denaro deciso dalla Bce negli ultimi due anni e mezzo. E, poi, dalla crisi finanziaria che ha spinto i tassi Euribor (ai quali sono indicizzate le rate) fino quasi al 5 per cento.
    Per valutare l’effettiva convenienza ad accedere alla nuova forma di rinegoziazione proposta dalle banche, i clienti dovranno però necessariamente attendere il testo integrale della Convenzione (che le parti si sono impegnate a pubblicare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto Legge varato ieri dal Governo). Soltanto allora sarà, infatti, possibile fare luce su alcune questioni che le linee guida dell’accordo non possono ovviamente chiarire del tutto.

    L’allungamento della durata
    Tecnicamente chi chiede la rinegoziazione alla propria banca non soltanto riporta l’importo da versare ogni mese ai livelli del 2006, ma trasforma il mutuo in un finanziamentoa rata costante e questo fa emergere un potenziale problema: se nei prossimi anni i tassi non dovessero diminuire a sufficienza (o addirittura aumentassero ulteriormente) la durata delmutuo sarebbe automaticamente estesa per compensare il minor importo di interessi versati con la riduzione dei pagamenti rispetto al piano di ammortamento originale.

    E il prolungamento, in questo caso, potrebbe essere tutt’altro che insignificante, anche perché sulla differenza di importo (che viene addebitata su un conto di finanziamento accessorio) gravano interessi che alla lunga fanno lievitare il capitale da restituire. Prendendo come base gli esempi forniti dall’Abi (e riportati nelle tabelle in alto) un prestito da 100mila euro acceso tre anni fa comporterebbe, nel caso in cui i tassi rimangano invariati fino al termine del rapporto, un allungamento che va dai 6 mesi per un finanziamento a 10 anni agli oltre 4 anni di un mutuo ventennale.

    Il nodo dell’ipoteca
    Si tratta di pure ipotesi, naturalmente, che però non devono distogliere da problematiche che possono verificarsi proprio in quel lasso di tempo tra la scadenza del mutuo originario e il termine effettivo del rimborso: l’ipoteca, per esempio, è da considerarsi estinta al momento in cui si conclude il piano di ammortamento originario o sarà necessariamente estesa per tener conto del prolungamento? E in quest’ultimo caso, sarà necessario un nuovo passaggio dal notaio?

    Detraibilità degli interessi
    Ci si chiede inoltre se gli interessi passivi che maturano sul conto accessorio siano detraibili o meno e se il loro livello (Irs a dieci anni, ieri al 4,63%, maggiorato di uno spread tutto sommato favorevole pari allo 0,5%), stabilito una volta per tutte alla data di rinegoziazione, non sia poi successivamente modificabile in caso di andamento favorevole del mercato. Dallo scioglimento di questi dubbi può dipendere in fondo la scelta di molte famiglie italiane che fanno fatica a onorare le rate dei prestiti a tasso variabile e che potranno decidere se avvalersi della nuova formula di rinegoziazione o, in alternativa, tentare di ripercorrere la strada della portabilità tracciata dal Decreto Bersani. A patto che le norme introdotte poco più di un anno fa dal precedente Governo non vengano cancellate dal nuovo accordo Abi-Ministero dell’Economia.

  • Massimo Giannini 22 Maggio 2008 at 12:22

    Sul fronte dei mutui c’è la novità più importante. Tremonti ha onorato un impegno che aveva assunto in campagna elettorale, quando aveva detto “chiederemo un sacrificio ai banchieri”. Ha compiuto un’operazione di fortissimo impatto sociale: interessa un milione e mezzo di famiglie e fa risparmiare a ciascuna di queste circa 850 euro l’anno. E ha fatto una cosa “di sinistra”: ha minacciato la “casta” delle banche con una pesante stangata fiscale, e gli ha estorto un accordo a rinegoziare i mutui variabili con i clienti più in sofferenza per i rincari di questi mesi. La norma è un piccolo capolavoro di populismo politico.

    Ma la norma è anche un modesto contributo di assistenzialismo economico. Nel breve periodo le famiglie che rinegozieranno i contratti avranno due benefici: pagheranno una rata più bassa, e usciranno dall’incubo del tasso variabile. Nel lungo periodo ci sono due incognite.

    1) Il beneficio si annullerà, perché il ciclo di ammortamento diventerà più lungo di quanto previsto al momento dell’accensione del mutuo.

    2) La novità è frutto di un patto tra gentiluomini, sottoscritto tra Tremonti e l’Associazione bancaria: in assenza di sanzioni coercitive per gli istituti che non si adeguano, nessuno può garantire che le banche saranno disponibili e rinegoziare i mutui.

    L’insuccesso delle norme sulla portabilità dei contratti varate con la lenzuolata di Bersani, purtroppo, sono un’ipoteca pesante sulla credibilità del nostro sistema bancario. Nonostante queste variabili, e nel clima plumbeo che si respira nell’economia del Paese e delle famiglie, non si può negare che questa misura sia una boccata d’ossigeno che da un po’ di conforto a chi arriva col fiato corto alla fine del mese.