Un decalogo per le società che si occupano di recupero crediti

L'Autorità per il trattamento dei dati personali ha redatto un decalogo in riferimento a quelle società che si occupano prevalentemente dell'attività finanziaria dei recupero crediti, a seguito degli accertamenti compiuti sui ricorsi presentati da numerosi cittadini e associazioni a tutela dei consumatori, che avevano segnalato un uso illecito dei loro dati personali.

Si tratta di un provvedimento a carattere generale che ha quali precisi destinatari finanziarie, banche, concessionari di pubblici servizi, che testualmente così recita: “chiunque svolga attività di recupero crediti non deve mettere in atto comportamenti che, sia nella fase di raccolta delle informazioni sul debitore sia nel tentativo di presa di contatto, possano ledere la riservatezza e la dignità personale”.

In particolare vengono censurate tutte quelle attività che possono rivelarsi “invasive o lesive della dignità personale”: qualora si renda necessario il sollecito per la riscossione dei pagamento dovuti, non è conforme ai principi legali, divulgare a persone estranee al rapporto creditorio, quali possono essere i familiari, colleghi di lavoro o vicini di casa, qualsiasi tipo di informazione che riguardi i mancati pagamenti.

Rientra in tale casistica il ricorso alle cd. telefonate preregistrate, che prevedono il probabile rischio di rendere note le vicende debitorie in questione a soggetti terzi, come pure l'attività di affissione degli avvisi di mora sulla porta di casa. Qualora si renda necessario effettuare delle comunicazioni postali o l'invio di plichi, deve essere assolutamente reso non visibile a persone estranee il suo contenuto, quali la dicitura sull'involucro esterno di ‘recupero creditì o formule equivalenti come la stessa Autorità per il trattamento dei dati personali testualmente precisa: ”E' necessario, invece, che le sollecitazioni di pagamento vengano portate a conoscenza del solo debitore, usando plichi chiusi e senza scritte”.

Per quanto concerne le limitazioni quantitative all'utilizzo di dati personali viene prescritto agli incaricati di non utilizzarne altri oltre a quelli assolutamente necessari all'esecuzione del mandato (dati anagrafici, codice fiscale, ammontare del credito, recapiti telefonici), che devono essere prontamente cancellati con la cessazione della loro attività coincidente con la riscossione delle somme dovute.

Riportiamo per esteso le prescrizioni dell'Autorità per il trattamento dei dati personali .

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Stai leggendo Un decalogo per le società che si occupano di recupero crediti Autore Chiara Nicolai Articolo pubblicato il giorno 17 agosto 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 8 agosto 2017 Classificato nella categoria privacy e dignità debitore Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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  • vitaliano d'angerio 18 luglio 2009 at 15:48

    Una rata del frigorifero saltata. O, peggio ancora, quella del mutuo. In un recente passato il destino era già scritto: il nome del debitore inadempiente finiva diritto in una delle tante banche dati burocraticamente note come «sistemi di informazioni creditizie». Cervelloni elettronici a cui si collegano banche, finanziarie, intermediari e gli stessi privati per valutare affidabilità e solvibilità della controparte. Per un ritardato pagamento, benché sanato, si poteva restare incagliati fino a cinque anni nella «ragnatela di archivi», come li ha definiti il garante della privacy nell’ultima relazione presentata giovedì 2 luglio.

    Questo fino al 2005. Poi la svolta. Nelle banche dati le informazioni sui debitori inadempienti ci finiscono lo stesso. Ma ora i limiti e i paletti sono tanti, soprattutto temporali, e sono stati fissati in un codice deontologico promosso dal garante della privacy e siglato da una sfilza di associazioni di categoria e di consumatori: di fatto è applicato da tutti i protagonisti del settore. Paletti di cui c’è bisogno visto che, nonostante le rassicurazioni dell’Abi (l’associazione dell banche che ha sottoscritto il codice) sui debiti finanziari delle famiglie italiane, la crisi economica rischia di intaccare tanti portafogli della penisola.

    Ecco dunque le modalità di inserimento dei dati. Innanzitutto le nuove regole sui sistemi di informazioni creditizie hanno differenziato la gravità degli eventi e, di conseguenza, i periodi temporali di conservazione delle informazioni. Infatti le notizie sui pagamenti non rispettati, ma successivamente regolarizzati, possono essere conservate un anno per i ritardi non superiori a due rate o altrettanti mesi; se lo sforamento temporale dei versamenti è superiore, gli anni di banca dati raddoppiano (e diventano due). Ci sono poi i debitori che non regolarizzano più: a quel punto nel cervellone si resta per tre anni dalla scadenza del contratto o dalla data successiva in cui, per altri motivi, è cessato il rapporto (si è trovato ad esempio un accordo sul rimborso). Questi i tempi di uscita. Però anche «l’entrata» ha dei filtri temporali, proprio per evitare iscrizioni frettolose. E qui c’è un’altra differenza da fare: vi sono banche dati con informazioni soltanto negative (ritardi o mancati pagamenti). Vi sono poi strutture informatiche che assemblano notizie negative e positive: in quest’ultimo caso, sono spesso gli stessi consumatori interessati all’inserimento; in particolare, coloro che non hanno garanzie da fornire ma che possono dimostrare di essere dei debitori affidabili. Sta di fatto che per i primi (notizie solo negative) l’inserimento delle informazioni relative al «primo ritardo» potranno essere comunicate alle banche dati dopo almeno 120 giorni dalla data di scadenza del pagamento o in caso di quattro rate mensili non regolarizzate. Invece i giorni si riducono a 60 (o due rate mensili) in caso di archivi che assemblano notizie buone e cattive.

    Da ricordare che prima di essere inseriti nelle banche dati creditizie, il debitore deve essere avvisato e ha la possibilità di far valere notizie a lui favorevoli. Inoltre agli archivi elettronici, non possono accedere le società di recupero crediti, e le notizie contenute in tali cervelloni non possono essere usate da società di marketing o di vendita diretta di prodotti.

    Il codice deontologico entrato in vigore nel 2005 ha rallentato il numero di ricorsi al garante sulla privacy nei confronti dei sistemi di informazioni creditizie (28 nel 2007 contro i 26 del 2008). Più in generale sono in calo pure le semplici segnalazioni come si legge nel documento: «Sono diminuiti reclami e segnalazioni in materia di trattamento dei dati da parte dei sistemi di informazione creditizia. La tendenza è riconducibile all’adozione del codice di deontologia del settore». Tutto a posto quindi? No, perché ci sono ancora dei casi, anche molto gravi, segnalati nella relazione del garante. Ma rispetto al passato, qualcosa è cambiato.

  • sara 21 gennaio 2009 at 20:09

    Il mio ragazzo aveva una ditta la quale è stata chiusa perchè non è andata bene, però mancavano da pagare dei fornitori, i quali sono andati tramite vie legali per il recupero delle somme dovute. Uno di questi conosce la mia famiglia e sono venuti a trovare i miei genitori e fare domande sul mio ragazzo: volevano sapere dove lavora ora, dove abita e il numero di telefono, mia madre ha solo indicato la cittadina dove si trova il nuovo datore di lavoro. La mia domanda è: a questo punto che hanno “estorto” queste notizie il decreto esecutivo è ancora valido posso oppormi e farlo invalidare? grazie

  • eliana 13 novembre 2008 at 09:30

    mio marito ha contrato un debito con una società finanziaria e restano da pagare circa 2300,00 euro al momento non siamo in grado di onorare il debito, dicendo che l’avremmo fatto al più presto, siamo in ritardo di tre rate, ma da allora ci bersagliano di telefonate, hanno pure chiamato mia suocera facendosi dare il mio num di cellulare e minacciano di rivelare a mia suocera che abbiamo contratto il debito e che se non paghiamo noi deve farlo lei.minacciano che non potendo onorare il debito non siamo in grado di sfamare i nostri figli e auindi si rivolgeranno agli organi competenti. come devo tutelarmi. io e mio marito siamo in regime di separazione. grazie




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