Il sovraindebitamento in Europa

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Prima ancora di diffondersi nel nostro Paese, il sovraindebitamento è un fenomeno che seppur con modalità e tempi diversi, ha interessato i vari paesi europei sin dagli anni ’60, sulla scia di una filosofia del consumo ispirata alla “open credit society” di tipo nordamericano. Il fenomeno è andato via, via espandendosi, acquisendo ben presto i caratteri dell’emergenza, tanto che fin dagli anni ’80 si è sentita l’esigenza di attuare i primi interventi legislativi per arginarne le conseguenze. Prima la Danimarca nel 1984, poi, l’anno successivo il Regno Unito, quindi la Francia con la legge Neiertz del 1989, hanno riconosciuto l’esistenza di una situazione allarmante e cercato di individuare le soluzioni possibili. Più recentemente (1998 e 2002) il problema è stato affrontato anche in sede comunitaria e la commissione di Bruxelles ha adottato direttive relative al credito finalizzate alla tutela dei consumatori.

Al di là delle varie situazioni, il modello prevalente, nell’approccio al risanamento delle situazioni di sovraindebitamento in Europa è quello solidaristico, dettato dalla tendenza a considerare la società nel suo insieme colpevole, in qualche modo, di aver indotto il soggetto ad indebitarsi e in quanto tale, chiamata a contribuire al suo risanamento e alla sua rieducazione. Da parte sua, il soggetto coinvolto, nel riconoscere di aver fallito nel suo compito sociale è indotto a prendere coscienza dell’incidenza della sua responsabilità personale nel determinarsi della situazione di crisi.

In altri termini, se il sovraindebitato è tenuto ad assumersi le proprie responsabilità pagando i debiti contratti, è compito della società di sostenerlo in questo processo facilitandone, attraverso procedure adeguate, la riabilitazione ed il risanamento economico. Tra tutti gli interventi legislativi attivati a riguardo, negli stati europei l’esempio francese è quello unanimemente riconosciuto come il più articolato ed incisivo.

In Francia, il sovraindebitamento, come denunciano i numerosi studi sull’argomento, nonostante i diversi presidi messi in atto per contrastarlo, lungi dall’apparire un fenomeno in regressione, si manifesta ad oggi come un processo insidioso ed in continua espansione.

Esaminando i risultati di un’inchiesta condotta nel 2002 dalla Banque de France si può tranquillamente affermare che il profilo del sovraindebitato d’oltralpe, non differisce molto da quello nostrano: si tratta per lo più di individui con un età compresa tra i 35 ed i 55 anni, con costante aumento dei giovani e delle persone anziane, coniugati o separati in oltre il 70% dei casi, provenienti da categorie socioprofessionali ritenute deboli (57% di operai ed impiegati) con un costante aumento di disoccupati e pensionati, dotati di un patrimonio personale di modesto valore, molto spesso vittime, oltre che di quelli che i francesi chiamano “accidents de la vie” (cioè le cause che abbiamo visto essere alla base del sovraindebitamento passivo), anche di un uso smoderato del credito.

Sempre secondo la Banque de France, in tre casi su quattro l’indebitamento è misto, in quanto nasce sia dai crediti legati agli imprevisti della vita quotidiana che ai prestiti concessi dagli istituti finanziari. Nell’80% dei dossiers esaminati dalla Banque de France per l’erogazione di Fondi, si ritrovano i crediti permanenti o “revolving”.

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27 Novembre 2007 · Loredana Pavolini

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