Il presidente Napolitano garantisce sulla costituzionalità del lodo Alfano

nicolò ghediniNiccolò Ghedini, difensore di Silvio Berlusconi, replicando all'eccezione di incostituzionalità formulata dal pm ha spiegato davanti ai giudici del processo Mediaset che il lodo Alfano «rispetta la Costituzione».

Per dimostrare la sua tesi Ghedini ha ricordato le parole pronunciate dal capo dello Stato Giorgio Napolitano il 28 luglio scorso. Napolitano disse nel promulgare la norma: «Il mio unico punto di riferimento è stato la sentenza della Corte costituzionale del gennaio 2004 per cui ogni altra valutazione appartiene esclusivamente alla politica».

Secondo Ghedini la legge Alfano ha accolto le indicazioni che la Corte costituzionale fece in occasione dell'annullamento del lodo Schifani quattro anni fa. S

Sempre secondo il difensore di Berlusconi il pm «fa confusione fra la sospensione del processo e l'ummunità vera e propria». Per Ghedini «l'eccezione di costituzionalità è manifestatamente infondata».

26 settembre 2008 · Patrizio Oliva

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Stai leggendo Il presidente Napolitano garantisce sulla costituzionalità del lodo Alfano Autore Patrizio Oliva Articolo pubblicato il giorno 26 settembre 2008 Ultima modifica effettuata il giorno 22 gennaio 2017 Classificato nella categoria attualità gossip politica del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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  • uno qualunque 26 settembre 2008 at 22:04

    Però bisogna ammettere che è una gran bella faccia da cazzo!!!

  • redazione Corriere della Sera 26 settembre 2008 at 15:56

    Il pm Fabio De Pasquale ha sollevato un’eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano (la legge entrata in vigore lo scorso luglio e che riguarda l’immunità per le quattro cariche più alte dello Stato) nel processo che vede imputato, fra gli altri, il premier Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset.

    «INCOSTITUZIONALE SOTTO VARI PROFILI» – Secondo il pm il lodo Alfano è costituzionalmente illegittimo sotto svariati profili. Per il rappresentante dell’accusa, tra le altre cose rimarrebbero irrisolti svariati problemi che la Corte Costituzionale pose nel 2004 quando dichiarò illegittimo in parte il cosidetto lodo Schifani-Maccanico sempre riguardante la sospensione del processo per le più alte cariche dello stato. Nel lodo Alfano, tra le altre cose, non vi sarebbe «una definizione del concetto di alte cariche nel corpo della legge», il riferimento è invece solo nel titolo.

    «CONTRASTA CON L’ARTICOLO 3» – Il pm milanese De Pasquale chiede in questo modo ai giudici di mandare gli atti alla Corte costituzionale per dichiarare la nullità della norma entrata in vigore il 26 luglio scorso per tutelare la alte cariche dello Stato. Lo stesso pm chiede i giudici di dichiarare la sospensione del processo solo per l’imputato Berlusconi e di procedere oltre per gli altri 11 imputati. Secondo il pm il lodo Alfano contrasta con la Costituzione in relazione al articolo 3, uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il riferimento è alla irragionevolezza perché il lodo sospende i processi per tutti i reati e automaticamente senza considerare la fase in cui si trovano i procedimenti. Un altro riferimento del pm è al trattamento diverso tra il presidente del Consiglio e i ministri e al trattamento sempre diverso tra i presidenti delle Camere da una parte e deputati e senatori dall’altra. Il pm ha poi ricordato la violazione dell’articolo 136, cioè del giudicato costituzionale in relazione alla sentenza del 2004 con cui era stato bocciato il lodo Schifani. Infine il rappresentante dell’accusa ha ricordato che al lodo Alfano si è arrivati con una legge ordinaria e non con una legge di revisione costituzionale.

    PD – Dopo l’eccezione di costituzionalità sollevata dal pm milanese, il Pd chiede alla maggioranza (e segnatamente a Niccolò Ghedini che ha richiamato le dichiarazioni del capo dello Stato sul lodo Alfano per difendere la validità della lege) di smettere «di tirare il presidente della Repubblica per la giacca in questa vicenda». La posizione del Pdl, denuncia il ministro della Giustizia del governo ombra Lanfranco Tenaglia, è «ancora più inaccettabile e istituzionalmente scorretta visto che proviene da uno dei difensori del premier che riveste anche le funzioni di parlamentare». «Il Pd – ha ricordato il presidente dei sentaori democratici Anna Finocchiaro – durante la discussione parlamentare aveva già sollevato questioni di costituzionalità sul lodo Alfano, così come le aveva già sollevate precedentemente sul lodo Schifani». «Eravamo e siamo convinti – ha spiegato la Finocchiaro – che il lodo Alfano sia in contrasto con i principi di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e di ragionevolezza, in relazione alla diversità delle cariche accomunate nella prerogativa». «Ora – osserva l’ esponente del Pd – la Corte farà il suo dovere e tutti attendiamo di conoscere quale sarà il suo autorevole responso».

    DI PIETRO – Antonio Di Pietro plaude al pm Fabio De Pasquale. «Siamo di fronte a una grave violazione della legge – dice il leader dell’Italia dei valori- e il pm ci rende giustizia. Sin dal primo giorno l’Idv ha ritenuto il lodo illegale da un punto di vista costituzionale e immorale».

  • redazione Repubblica 26 settembre 2008 at 15:55

    Il pm Fabio De Pasquale ha sollevato un’eccezione di costituzionalità del Lodo Alfano nel processo che vede imputato, fra gli altri, il premier Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset. Il pm ha chiesto ai giudici di dichiarare la sospensione del processo solo per l’imputato Berlusconi e di procedere per gli altri 11 imputati.

    Secondo De Pasquale il Lodo Alfano viola l’art.3 della Costituzione, che garantisce l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. L’uguaglianza viene violata anche da norme ‘irragionevoli’, e secondo il pm il Lodo Alfano lo è perché sospende i processi alle più alte cariche dello Stato per tutti i reati e automaticamente, senza considerare la fase in cui si trovano i procedimenti. Un altro riferimento del pm è al trattamento diverso tra il presidente del Consiglio e i ministri e al trattamento sempre diverso tra i presidenti delle Camere da una parte e deputati e senatori dall’altra.

    Il pm ha poi ricordato la sentenza della Corte Costituzionale con la quale si bocciava il Lodo Schifani per violazione dell’articolo 136 (“Quando la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali”). Infine il rappresentante dell’accusa ha ricordato che al Lodo Alfano si è arrivati con una legge ordinaria e non con una legge di revisione costituzionale (che richiede una procedura molto più complessa).

    Il riferimento alla sentenza sul Lodo Schifani, tuttavia, replica uno dei legali di Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini, è scorretto, e anzi rende l’eccezione di incostituzionalità “manifestamente infondata e non rilevante”. Ghedini ha infatti ricordato come lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, promulgando la legge, avesse precisato di essersi attenuto esclusivamente alla sentenza della Corte Costituzionale del 2004 che aveva sancito la parziale illegittimità del cosiddetto Lodo ‘Schifani-Maccanico’.

    Secondo il pm Fabio De Pasquale, invece, il Lodo Alfano ha disatteso quella decisione della Consulta. Ghedini ha sostenuto che, invece, la legge del 2008 riguardante le più alte cariche dello Stato “ha rigorosamente rispettato la Corte Costituzionale del 2004”.




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