Le azioni collettive dei consumatori nei confronti delle banche

Di fronte a questa situazione di chiara “asimmetria informativa” del sistema bancario rispetto alla propria clientela (le banche si sovrappongono agli interessi dei consumatori; perseguendo e imponendo soltanto i propri, anche grazie alla loro più approfondita conoscenza del mercato), l'attuale governo sta riuscendo a sminare quello che appariva come lo strumento più adatto in mano ai consumatori per cercare di limitare il potere bancario: le azioni collettive. Queste ultime, ben conosciute negli Usa (“class action”), consentono ad un gruppo anche molto numeroso di clienti di promuovere un'unica causa, con un risparmio enorme nei costi della lite o dell'eventuale transazione conclusiva.

Un vero pericolo per le banche. Già, perché in molti casi, i costi per un'azione legale superano quelli per il recupero del danno patito da un consumatore e questo induce molti clienti a rinunciare alla rivendicazione. Il governo ha deciso, senza motivazione, di posticipare l'entrata in vigore delle azioni collettive, già introdotta da una legge voluta dal governo Prodi, asserendo che è necessario studiarle meglio nella loro formula applicativa.

Il potere delle banche, ancora una volta, mostra la sua forza dissuasiva.  

di Fulvio Lo Cicero

7 agosto 2008 · Antonio Scognamiglio

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