SE I BENI PIGNORATI SI RIVELANO INSUFFICIENTI

In questa evenienza o quando si manifestano troppo lunghi i tempi di liquidazione degli stessi, l'ufficiale giudiziario può interpellare ufficialmente il debitore riguardo all'esistenza di altri beni disponibili per il pignoramento.

I debitori che - quando interpellati - dichiarano il falso o non collaborano, ovvero non rispondono entro 15gg, sono perseguibili penalmente secondo quanto previsto dall'articolo 388 del codice penale (reclusione fino ad un anno e la multa fino a 309 euro).

Ulteriormente l'ufficiale giudiziario può, sempre nell'ottica di cui sopra, procedere ad una ricognizione dei beni da pignorare con accesso diretto all'anagrafe tributaria o ad altre banche dati pubbliche.

Il creditore, infatti,  con lo stesso titolo esecutivo può  sottoporre a pignoramento anche  altri beni del debitore esecutato, senza dovere attendere che il processo di espropriazione aperto dal primo pignoramento si chiuda, atteso che il diritto di agire in esecuzione forzata non si esaurisce che con la piena soddisfazione del credito portato dal titolo esecutivo. (Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza numero 18161/12  depositata il 23 ottobre).

Se il debitore è un imprenditore commerciale, inoltre, l'ufficiale potrà consultare le scritture contabili mediante la consulenza di un professionista. Tutto ciò anche su richiesta del creditore procedente, che con apposita istanza può chiedere l'integrazione del pignoramento anche al giudice qualora ritenesse inadeguate le stime effettuate dall'ufficiale giudiziario. A tal scopo il giudice ha facoltà di nominare un perito stimatore.

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