LA LIBERAZIONE DEI BENI DAL PIGNORAMENTO

Per la liberazione dei beni dal pignoramento è necessaria una specifica ordinanza del giudice, quando il debitore abbia fatto richiesta di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all'importo dovuto comprensivo di interessi, spese, e spese di esecuzione.

Il debitore deve, a tal proposito, depositare una specifica istanza -detta di conversione- in cancelleria, unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto dell'importo dovuto. Il giudice decide l'ammontare della somma da sostituire e può stabilire, nel caso in cui le cose pignorate siano costituite da beni immobili e ricorrendo giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di diciotto mesi. In tal caso la somma sarà aumentata, ovviamente, del tasso di interesse (convenzionale o legale). Se il debitore, in tutti i casi, omette o ritarda i pagamenti di oltre 15gg dalla loro scadenza, le somme versate formano parte dei beni pignorati ed il giudice, su richiesta del creditore, dispone senza indugio la vendita degli stessi.

I beni sono liberati dal pignoramento con l'ordinanza con cui il giudice ammette la sostituzione. Quelli immobili si liberano con il versamento dell'intera somma.

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Commenti e domande

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  • pinco 16 gennaio 2012 at 08:32

    Salve, grazie per la precisazione.

    Ma il pignoramento puo’ avvenire anche se il creditore non sono io (persona fisica) ma e’ la società srl della quale io sono l’amministratore .
    Puo’ essere comunque pignorato?

    • Ludmilla Karadzic 16 gennaio 2012 at 09:54

      Il soggetto giuridico debitore dell’avvocato è una società che è anche in credito di importi al momento disponibili presso terzi. Il discorso non cambia.

    • pinco 16 gennaio 2012 at 10:01

      no, mi sono spiegato male.
      Il soggetto debitore dell’avvocato sono io come persona fisica, mentre il soggetto che vanta dei crediti e’ la società .
      In questo caso i crediti vantati dalla società possono essere pignorati?

    • Ludmilla Karadzic 16 gennaio 2012 at 10:06

      Allora per adesso l’avvocato può escutere solo lei e non la srl.

  • pinco 13 gennaio 2012 at 15:58

    Salve, avrei bisogno del seguente chiarimento in materia di pignoramento verso terzi

    Io sono debitore di un avvocato.

    Io sono amministratore di una srl.
    La mia srl lavora per un’azienda x.
    Il mio creditore puo pignorare le provvigioni che l’azienda x deve erogare alla mia srl?

    Ed eventualmente in che misura?

    Grazie.

    • Ludmilla Karadzic 13 gennaio 2012 at 17:01

      Sì, purtroppo l’avvocato può pignorare le provvigioni (rispetto alle quali lei riveste il ruolo di creditore).

      Il limite è rappresentato dalla entità del debito, dagli interessi e dalle spese riconosciute all’avvocato dal giudice, in sede di decreto ingiuntivo non opposto.

      Quando si parla sinteticamente di pignoramento presso terzi si dovrebbe più propriamente dire “pignoramento dei crediti che il debitore vanta presso terzi”. Sarebbe tutto più chiaro.

      Le limitazioni del pignoramento al massimo di un quinto riguardano solo gli stipendi dei lavoratori dipendenti.

  • fabio gentile 14 ottobre 2009 at 13:45

    La donazione o la vendita trascritta prima del pignoramento salva l’immobile dai creditori ed il debitore dalla condanna ex art. 588 c.p.

    Il pignoramento immobiliare è atto dalla natura unitaria ma a formazione progressiva, che si compie in due momenti distinti: la notificazione al debitore dell’atto di pignoramento recante l’ingiunzione di cui all’art. 492 c.p.c. e la successiva trascrizione presso la conservatoria dei registri immobiliari dell’atto stesso, che deve indicare esattamente i beni e i diritti immobiliari che si intendono sottoporre a esecuzione con gli estremi richiesti dal Codice Civile per l’individuazione dell’immobile ipotecato (ovvero con indicazione della natura del bene, del comune in cui si trova, dei dati di identificazione catastale e, per i fabbricati in corso di costruzione, dei dati di identificazione catastale del terreno su cui insistono).

    È solo con la trascrizione dell’atto di pignoramento, richiesta altresì dall’art. 2963 c.c., che si producono gli effetti disposti dagli articoli 2913, 2914 2915 (e 2916) del Codice Civile a vantaggio del creditore pignorante ovvero l’inefficacia, nei suoi confronti, delle alienazioni successive riguardanti il bene pignorato, delle alienazioni o cessioni che – ancorché anteriori al pignoramento stesso – siano trascritte successivamente nonché l’inefficacia degli atti che limitano la disponibilità dei beni pignorati, trascritti successivamente.

    Ai fini del pignoramento immobiliare, la trascrizione assume dunque un’importanza determinante nel dare vita al vincolo d’indisponibilità relativa a favore del creditore pignorante e dei creditori che intervengono nell’esecuzione. Proprio perché l’essenza del pigna mento consiste nel creare tale vincolo d’indisponibilità, la trascrizione del pignoramento ha funzione costitutiva e non meramente dichiarativa, con l’effetto che il pignoramento anche tra creditore e debitore, sì perfeziona solo dal momento della trascrizione e non da quello anteriore della notificazione dell’atto.

    Sulla scorta di tali considerazioni la Cassazione penale ha ritenuto insussistenti gli estremi per emettere condanna, ai sensi dell’art. 588, 3 comma c.p. – norma che punisce la condotta di ”chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa di sua proprietà sottoposta a pignoramento” – nei confronti di un debitore che aveva provveduto a donare a suo figlio l’immobile menzionato nell’atto di pignoramento, trascrivendo l’atto notarile di donazione nel lasso di tempo intercorrente tra la notifica del pignoramento stesso e la sua successiva trascrizione, che risultava pertanto essere successiva alla trascrizione della donazione dell’immobile.

    Non può infatti ritenersi che l’immobile donato dal debitore-imputato sia stato sottratto al pignoramento, in quanto tale atto introduttivo dell’esecuzione forzata, al momento della donazione, non era ancora perfezionato, non essendo stata effettuata ancora la relativa trascrizione.
    (in senso conforme, relativamente ad un’ipotesi di vendita e sua trascrizione, anteriormente alla trascrizione del pignoramento, Cass. pen., sez. VI 18 settembre 2008, n. 35854)

  • marina astolfi 14 ottobre 2009 at 13:42

    Il PIGNORAMENTO nel Recupero Crediti

    Per pignoramento si intende in diritto l’atto attraverso il quale ha inizio l’espropriazione forzata, ai sensi dell’art. 491 del codice di procedura civile.

    Si tratta in pratica di un’ingiunzione che l’ufficiale giudiziario espone al debitore, attraverso la quale viene obbligato al debitore stesso di astenersi da qualsiasi atto diretto a sottrarre i beni oggetto dell’espropriazione (e i frutti di esso), alla garanzia del credito indicato.

    Dal 2005 il pignoramento è stato riformato nella sua disciplina generale, aggiungendo alcuni adempimenti cui deve ottemperare l’ufficiale giudiziario che lo esegue.

    Il pignoramento consiste nella redazione, da parte dell’ufficiale giudiziario, di un verbale contenente l’ingiunzione e la descrizione dei beni pignorati, determinando approssimativamente il valore, eventualmente rivolgendosi ad un esperto in stime sempre deciso dall’ufficiale giudiziario.

    Il pignoramento ha inizio quando, su istanza del creditore, il giudice emette un decreto ingiuntivo di pagamento nei confronti del debitore, in base a una determinata documentazione fornita dalla banca.

    L’ingiunzione diventa immediatamente esecutiva dal momento della notifica, e deve contenere anche un invito al debitore di dichiarazione di residenza nel comune relativo alla sede del giudice competente. In mancanza di questo dato, ogni notifica verrà effettutata presso la cancelleria del giudice stesso.

    L’ingiunzione inoltre deve contenere l’avvertimento che il debitore stesso può fare richiesta di sostituire gli oggetti o i crediti pignorati con una corrispondente forma in denaro, pari all’importo dovuto più eventuali interessi e spese.

    Questa istanza va depositata in cancelleria, accompagnata da una somma maggiore di un quinto del credito.

  • andrea cagliostro 4 ottobre 2009 at 19:11

    Siccome vedo i soliti avvoltoi che svolazzano bassi e qualche pecorella smarrita & confusa,facciamo chiarezza sul temuto pignoramento domiciliare da parte dell’Ufficiale Giudiziario,figura ancora più temuta a torto !

    Confermo e sottoscrivo che è un rito desueto e controproducente,che tuttavia in alcuni e sporadici casi,può essere ancora attuato. Uno di questi casi è IL DISPETTO.

    Cioè un creditore privato che sa di non poter recuperare niente dal debitore,si toglie lo sfizio ( pagando spese ulteriori ) di mandargli l’Ufficiale Giudiziario a casa,con l’ùnico scopo di creargli disagio,fastidio e vergogna. Insomma di mortificarlo.

    L’altro caso è determinato dall’avvocaticchio del creditore,che va con l’Uff. Giudiziario a casa del debitore per poter incassare la misera parcella.

    Parliamo di avvocatùcoli-sbarbatelli di periferia che hanno bisogno di dimostrare il pignoramento effettuato (anche se negativo ) per poter essere pagati. Quindi come si vede, parliamo sempre di una risicata minoranza di comportamenti.

    Ma perchè i pignoramenti mobiliari sono controproducenti e perchè non bisogna demonizzare la figura dell’Ufficiale Giudiziario ? Andiamo con ordine a tentare di spiegarlo,alla faccia degli avvoltoi che gracidano a vuoto : innanzitutto Vediamo cosa in una casa NON si può pignorare :

    1) le cose sacre e quelle che servono all’esercizio del culto;
    2) l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero,
    3) le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi;
    4)sono tuttavia esclusi i mobili di rilevante valore economico, anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;
    5) i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e delle altre persone indicate nel numero precedente;
    6) gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore;
    7) le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio;
    8) le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonchè i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione.

    Il pignoramento, quando non v’è pregiudizio per il creditore, deve essere eseguito preferibilmente sulle cose indicate dal debitore.

    In ogni caso l’ufficiale giudiziario deve preferire il danaro contante, gli oggetti preziosi e i titoli di credito che ritiene di sicura realizzazione.

    Attenzione : il pignoramento deve essere eseguito di preferenza sulle cose che l’ufficiale giudiziario ritiene di piu’ facile e pronta liquidazione nel limite di un presunto valore di realizzo (calcolato aumentando della meta’ l’importo del credito precettato) oppure è tenuto a pignorare le cose indicate espressamente dal debitore. ! Rileggete questo passo,è importante !

    Ancora : Il pignoramento puo’ riguardare anche le cose mobili (arredamento, oggetti vari) presenti nell’immobile non di proprieta’ del debitore.

    E’ sufficiente che questi vi abbia residenza per presumere (ope legis ) che i beni contenuti nell’immobile siano di sua proprieta’, salvo prova contraria (sua o dell’effettivo proprietario) in separata sede

    Infine, ammettiamo che venga pignorato un salotto in similpelle,. Trascorsi i tempi tècnici della custodia,credete sia facile e sbrigativo vèndere l’oggetto al pùbblico incanto ? E soprattutto : a che prezzo e a chi interesserebbe?

    Gli sciacalli di professione gìrano sì sui Tribunali ( in combutta con le Cancellerìe e gli Uff. Giudiziari ) ma non certo per partecipare alle aste del vostro mobiletto,ma ad altre ben più sostanziose.Chiaro il concetto ? Spero di sì.

    E adesso chiariamo la funzione e il ruolo dell’Uff. Giudiziario. Sfatiamo qualche luogo comune : NON viene con la grancassa, nè con i Carabinieri, nè con la muta di cani nè con un camion per portarsi via mobili e suppellettili.

    E’ una persona discreta conscia della delicatezza del suo ruolo e agisce in modo asetticamente impersonale,nel senso che non fa quasi mai gli interessi sfacciati del creditore. Lui è solo una specie di notaio che certifica e sequestra preventivamente ciò che eventualmente ‘è da pignorare.

    In gènere è lui a chiedere al debitore se c’è qualcosa da pignorare o lui debitore vuole indicare cosa ci sia da pignorare. Quando il debitore ( come spesso accade ) allarga le bracia sconsolato e si guarda intorno,l’Uff Giudiziario fa spallucce e redige il pignoraento NEGATIVO.

    Non gira per le stanze in cerca di tesori nascosti,nè apre cassetti,nè cerca casseforti dietro i quadri, nè perquisisce nessuno. E’ solo una persona che fa il suo lavoro e lo fa nella forma più discreta possibile. Tutto qua,anzi,nella eventualità,non dimenticatevi di offrirgli un caffè. Tutto qua.

    In conclusione : un pignoramento mobiliare ad un povero cristo quasi mai serve a recuperare qualcosa,perciò non lo si fa più e se aggiungete al tutto che,la cessione del credito alle agenzie di Recupero (dette anche cani da riporto ) frutta sicuramente di più in chiave fiscale,il cerchio si chiude.

  • alfonso morabito 3 settembre 2009 at 13:08

    il PIGNORAMENTO è l’atto con il quale prende avvio l’espropriazione forzata, ai sensi dell’art. 491 del codice di procedura civile. In linea generale, ai sensi dell’art. 492, esso consiste nella ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da ogni atto diretto a sottrarre i beni ad esso assoggettati alla garanzia del credito espressamente indicato. La procedura è disciplinata dagli art. 491- 497 del codice di procedura civile. La disciplina generale del pignoramento è stata riformata dalla legge 80/2005 (in particolar modo l’art 492) che ha aggiunto una serie di adempimenti cui deve ottemperare l’ufficiale giudiziario che esegue il pignoramento.

    Una banca o una società finanziaria o altro debitore, ad esempio, possono presentare la richiesta di pignoramento dei beni in quanto il pagamento di una rata di un mutuo o altra forma di finanziamento non è stato saldato, è stato saldato solo in parte oppure qualora queste due casistiche siano avvenute oltre la scadenza prevista.

    Le concrete modalità con cui si attua il pignoramento variano a seconda del tipo di espropriazione forzata in cui esso si inserisce. Su istanza del creditore, che decide anche il bene oggetto di pignoramento, il giudice emette a vista un decreto ingiuntivo di pagamento in capo al debitore, sulla base di documenti forniti dalla banca stessa. L’ingiunzione viene notificata al debitore ed, in genere, è immediatamente esecutiva. L’immediata esecutività dà la possibilità di iscrivere l’ipoteca giudiziale su uno o più beni intestati al cliente, indipendentemente dall’entità del credito da recuperare. L’ipoteca riguarda solo i beni immobili e non sempre precede il pignoramento. L’ipoteca è efficace entro i relativi termini di prescrizione.

    Una volta attivato il pignoramento, viene creata una lista di creditori chirografari e creditori privilegiati, dopodiché il bene è venduto all’asta, e il ricavato della vendita all’incanto è distribuito prima ai creditori ordinari e poi, per l’eventuale somma restante, a quelli chirografari. Risarciti tutti i creditori e detratte le spese d’istruttoria, il valore restante del bene è restituito al debitore.

  • karalis 6 settembre 2008 at 11:17

    Con il vostro gentile aiuto, mi piacerebbe comprendere:

    1) su quali basi il giudice può disporre il pignoramento del quinto dello stipendio o pensione per crediti diversi da quelli ai punti 1, 2 e 3 del capitolo PIGNORABILITA’ DELLO STIPENDIO (scheda di Sabelli/Moscano), p.e. quelli vantati da soggetti privati;

    2) l’incongruenza tra l’enunciato per cui “vige per tutti gli stipendi (nonche’ le gratifiche, le pensioni, le indennita’, i sussidi, etc) la regola generale secondo cui essi sono impignorabili ed insequestrabili salvo …” e la prassi di procedere al pignoramento di questi nella misura massima di un quinto per qualsiasi generico credito.

    Grazie e cordiali saluti.

    Commento di Mimmo | Venerdì, 5 Settembre 2008

    Ho cercato di risponderle con questo articolo.

    Spero di essere riuscita a soddisfare le perplessità che, giustamente, conseguivano ad una critica lettura dei documenti pubblicati sul Blog.

    E’ un piacere, per me, constatare che qualcuno dedica ai post una attenzione che non avrei mai sospettato.

  • karalis 13 giugno 2008 at 13:21

    Salvo 13 giugno 2008 at 13:03
    Dimenticavo di dire che non siamo di fronte ad un pignoramento per alimenti in quanto per alimenti si intende quanto di stretto necessario alla sussistenza che per giurisprudenza si intende:vitto,alloggio, pagamenti utenze,etc..e non il mantenimento che si intende altra cosa.
    Altro sono gli alimenti altro il mantenimento…d’altronde se facevo mancare i mezzi di sussistenza a mio figlio…che padre sarei?
    Mi potrei chiamare padre?
    Ma non è così ve lo posso assicurare a mio figlio non manca nulla sotto questo profilo…gli mancano i genitori a tempo pieno…
    spero di essere stato chiaro.
    Grazie

    Signor Salvo, nessuno ha messo in dubbio le sue qualità di padre.

  • karalis 13 giugno 2008 at 12:42

    Salvo 13 giugno 2008 at 12:33
    Gent.ma Rita Sabelli
    le chiedo ove possibile di rispondermi a quanto mi è successo:
    Mi è stato pignorato il conto corrente postale dove era canalizzato lo stipendio, le utenze,etc…a causa di una sentenza di mantenimento x mia figlia.
    E’ legittimo l’operato delle poste che mi bloccato tutto , di fatto rimanendo senza 1 Cent?
    Cordiali saluti.

    Caro Salvo,
    non so se la gent.ma Rita Sabelli potrà risponderle personalmente.

    Nel frattempo mi permetto solo di suggerire che ove ci si trovi di fronte ad un dispositivo di pignoramento presso Terzi, il Terzo (in questo caso le Poste) ottemperano semplicemente ad un ordine del Tribunale.

    Certo andrebbe salvaguardata la possibilità, per il debitore pignorato, di poter provvedere alla propria sussistenza.

    Ma per i crediti generati dalla mancata corresponsione di alimenti, i Tribunali non vanno troppo per il sottile….




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