Il pignoramento del conto corrente come alternativa al pignoramento di stipendi e pensioni - il creditore può eludere i limiti di pignorabilità di stipendi e pensioni

Come è noto, per quanto riguarda i limiti di pignorabilità di stipendi e pensioni, devono essere rispettati i seguenti principi base:

  1. la quota pignorata non può superare la metà del credito al netto delle ritenute (sia esso alimentare, da lavoro dipendente o da pensione);
  2. nel caso di cessioni e/o deleghe preesistenti alla notifica del pignoramento la quota pignorata non può eccedere la differenza fra metà dello stipendio/pensione al netto delle ritenute e l'importo già ceduto.

Valgono, inolte, le seguenti regole:

  1. i crediti dal lavoro dipendente e da pensione possono essere pignorati per debiti alimentari entro la misura di un terzo;
  2. i crediti da lavoro dipendente e da pensione possono essere pignorati per debiti speciali nella misura massima di un quinto. Non è necessaria la preventiva autorizzazione del giudice (pignoramento esattoriale);
  3. i crediti da lavoro dipendente possono essere pignorati per debiti ordinari nella misura di un quinto;
  4. i crediti alimentari possono essere pignorati solo per debiti alimentari. E' necessaria la preventiva autorizzazione del presidente del tribunale competente. Il decreto di autorizzazione al pignoramento dei crediti alimentari deve stabilire anche il quantum (che non può comunque eccedere la metà del credito alimentare);
  5. i crediti da pensione possono essere pignorati per debiti ordinari nella misura di un quinto. Ma deve essere garantito al pensionato un residuo, al netto della quota pignorata, non inferiore al minimo vitale.  La ratio di questa trattamento particolare riservato ai crediti da pensione a fronte di debiti ordinari risponde ad un criterio di ragionevolezza.  Infatti, sebbene l'interesse pubblico a che il pensionato goda di un trattamento adeguato alle esigenze di vita comporti e debba comportare una compressione del diritto dei creditori nel soddisfare le giuste pretese  sulla pensione, tale compressione non può essere totale e indiscriminata. Essa deve assicurare al pensionato  i mezzi adeguati alle proprie esigenze di vita e, contemporaneamente, non imporre ai terzi creditori un sacrificio delle loro ragioni creditorie oltre questo limite. Consegue allora che - per debiti ordinari - la pensione è pignorabile, nei limiti di un quinto, per la parte eccedente quanto necessario ad assicurare al pensionato mezzi adeguati alle esigenze di vita (minimo vitale),

In particolare per quanto riguarda il pignoramento esattoriale (quello effettuato da Equitalia, per intenderci) il decreto legge numero 16/2012 ha modificato il limite di pignorabilità delle somme dovute a titolo di stipendio, salario o di altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento (TFR).

Queste somme possono essere pignorate da Equitalia con un prelievo mensile massimo fissato nella misura di:

  •  1/10 nel caso in cui l'importo mensile percepito dal debitore sia minore di 2.500 euro
  •  1/7 nel caso in cui l'importo mensile percepito dal debitore sia compreso fra 2.500 e 5.000 euro
  •  1/5 nel caso in cui l'importo mensile percepito dal debitore vada oltre i 5.000 euro.

Sappiamo anche che con l'entrata in vigore del decreto legge 6 dicembre 2011 n° 201 - cosiddetto "Salva Italia" - sono state apportate modifiche alle disposizioni in tema di antiriciclaggio, relative al l'utilizzo di denaro contante, titoli al portatore, assegni e libretti al portatore, di cui all'articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, numero 231.

La nuova normativa  antiriciclaggio è entrata in vigore dal 1°  febbraio 2012.

In buona sostanza, per importi pari o superiori a 1.000 euro:

  •  è vietato il trasferimento, anche frazionato, di denaro contante, di libretti di deposito bancari e postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, a meno che il trasferimento non avvenga per il tramite di banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane S.p.A.;
  • gli assegni bancari e postali, gli assegni circolari, i vaglia postali e cambiari, ivi inclusi i vaglia della Banca d'Italia, devono essere emessi con la clausola di non trasferibilità.

Le norme vigenti costringono lavoratori dipendenti e pensionati all'accredito obbligatorio, di stipendi e pensioni che superino i 1000 euro mensili, su conti correnti bancari e postali.

Di questo obbligo, nel silenzio della legge, hanno sempre più frequentemente approfittato, negli ultimi tempi, sia Equitalia che i creditori ordinari (banche, finanziarie, privati). I quali, invece di avviare procedure giudiziali di riscossione coattiva finalizzate al pignoramento di stipendi e di pensioni, entro i limiti di legge appena sopra illustrati, hanno pensato bene di "aggredire" direttamente il conto corrente del debitore esecutato.

Elusione evidente della volontà del legislatore che, stabilendo quei limiti di pignorabilità degli importi mensili percepiti, intendeva lasciare al debitore esecutato, sia esso pensionato o lavoratore dipendente, di che sopravvivere per "arrivare almeno alle terza settimana", insieme alla propria famiglia.

In quest'opera di "workaround" di conquiste di civiltà faticosamente raggiunte negli anni, anche la Cassazione, con la sentenza numero 17178 del 9 ottobre 2012, sembra essersi schierata dalla parte dei creditori.

Secondo i giudici di piazza Cavour, infatti, Qualora le somme dovute per crediti di lavoro siano già affluite sul conto corrente o sul deposito bancario del debitore esecutato, non si applicano le limitazioni al pignoramento previste dall'articolo 545 cod. proc. civ.. E, d'altra parte, detta ultima norma quando prevede la possibilità di procedere al pignoramento dei crediti soltanto nel limite del "quinto" del loro ammontare si riferisce ai crediti di lavoro. Orbene, per individuare la natura di un credito (ivi compreso quello avente ad oggetto somme di denaro) occorre accertare il titolo per il quale certe somme sono dovute ed i soggetti coinvolti nel rapporto obbligatorio. Onde che, laddove il creditore procedente notifichi un pignoramento presso il datore di lavoro del suo debitore, non v'è dubbio che le "somme" da questi dovute a titolo di retribuzione rappresentino un credito di lavoro. Viceversa, quando il creditore pignorante sottoponga a pignoramento somme esistenti presso un istituto bancario ove il debitore intrattiene un rapporto di conto corrente e sul quale affluiscono anche le mensilità di stipendio, il credito dei debitore che viene pignorato è il credito alla restituzione delle somme depositate che trova titolo nel rapporto di conto corrente. Sono, quindi, del tutto irrilevanti le ragioni per le quali quelle "somme" sono state versate su quel conto: il denaro é bene fungibile per eccellenza.

Ad oggi, pertanto, non sussiste, nei fatti, alcuna preclusione o limitazione in ordine alla sequestrabilità e pignorabilità delle retribuzioni percepite, ormai definitivamente acquisite dal dipendente e confluite nel suo conto corrente, così, come peraltro reso obbligatorio dal decreto "Salva Italia".

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Commenti e domande

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  • sam 9 luglio 2013 at 21:21

    Buonasera. Il mio problema è questo : dopo sei anni ho ricevuto una lettera dall’Adisu di Salerno in cui mi chiedono la restituzione dei 600 euro (più le spese della mensa quindi credo di arrivare intorno agli 800 euro) ottenuti il primo anno universitario per reddito nullo non avendo ottenuto 20 crediti. Ma possono chiederli dopo tanti anni?
    Non avendo più quel denaro ovviamente e essendo io disoccupata e figlia di disoccupati, e non essendo in possesso di nessun bene a me intestato (solo la casa intestata a mio padre), non ho denaro in banca nè alla posta, se non li restituisco cosa possono fare?
    Puntualizziamo, non è che non voglio restituirli perchè sono una ladra ma perchè proprio non li ho!!!
    So anche che non è una cifra altissima ma per me che non ho un lavoro e non ho assolutamente nulla è davvero un grade guaio!!!Non so dove andare a prenderli questi soldi.. Ho letto su questo sito che non avendo un conto corrente e nulla intestato non potrebbero farmi nulla, ma un domani, come io spero,se riuscissi a trovare un lavoro, non in nero, cosa mi toglierebbero? il mio debito aumenterà ancora di più con il tempo?
    Grazie mille!

    • Simone di Saintjust 10 luglio 2013 at 00:23

      Non deve stare a giustificarsi. Nelle sue condizioni, a fronte della mancata restituzione della pretesa, possono farle solo il classico “baffo”.

      In futuro, quando troverà lavoro (a tempo indeterminato e non in nero) e se l’ADISU non avesse lasciato, nel frattempo, cadere in prescrizione il proprio credito, lei potrà pagare a rate con il decimo pignorato del suo stipendio.

  • petra pruteanu 20 maggio 2013 at 09:41

    Buongiorno, il mio cognato ha un processo di pignoramento presso terzi in corso lui non ha più soldi nei suoi conti e non si è mai presentato alle varie udienze perché lavora fuori Italia, noi abbiamo la stessa residenza, non ho mai garantito per lui e non abbiamo conti in comune, so che c’è il pericolo di pignoramento dei beni che sono in casa, vorrei sapere se è in pericolo il mio conto corrente su cui ho dei soldi dalla disoccupazione io non lavoro adesso oppure il mio conto di risparmi, possono chiedere a me dei soldi se non lo trovano ? grazie !

    • Ludmilla Karadzic 20 maggio 2013 at 10:09

      Il pignoramento dei beni nel luogo dove ha la residenza il debitore si può effettuare solo perché il nostro codice civile prevede quella che si indica come “presunzione legale di proprietà”. Cioè, si presume che tutti gli arredi, gli elettrodomestici, gli impianti e i complementi d’arredo siano di proprietà del debitore, a meno che il terzo effettivo proprietario non riesca poi a dimostrare (con fatture d’acquisto o anche testimonianze) che la presunzione è errata.

      Questo è quanto. La presunzione legale di proprietà, tuttavia, non si estende a considerare che siano del debitore anche i conti correnti intestati ai conviventi del debitore. Insomma, il conto corrente del convivente, non cointestato anche al debitore, non può essere pignorato per i debiti del debitore.

  • beppe666 13 maggio 2013 at 11:51

    Buon giorno le carte iban(genius card,contotascabile di che banca per intenderci)le rilasciano anche a cattivi pagatori e protestati?Vi faccio questa domanda perche’ sto cercando di aprire un cc ma fino adesso picche allora volevo vedere se c’era un alternativa visto che ho necessita di fare delle domiciliazzioni per utenze domestiche(luce,gas,tel,telepass) comunque di aver un iban d’appoggio.Grazie

    • Ornella De Bellis 13 maggio 2013 at 12:00

      Sulle carte prepagate con IBAN, che alcuni Istituti concedono anche a cattivi pagatori e protestati, possono essere effettuati bonifici. Ma, non vengono erogati servizi di domiciliazione bancaria, riservati esclusivamente ai repporti di conto corrente.

    • beppe666 13 maggio 2013 at 12:13

      Ma a quanto mi risulta contotascbile di che banca, e genius card di unicredit danno la possibilta’ oltre ai bonifici di effetuare la domiciliazione delle utenze domestiche

    • Ornella De Bellis 13 maggio 2013 at 12:17

      Evidentemente, in questo campo, lei ne sa più di noi. Provi allora a chiedere se la rilasciano a cattivi pagatori e protestati.

      Ci farebbe poi una cortesia a farci sapere come stanno le cose. Si tratta di informazioni che potrebbero risultare utilissime anche ad altri.

  • equif 25 aprile 2013 at 09:34

    circa la nuova disposizione di equitalia dello stop al pignoramento sui conti correnti (con stipendio inferiore ai 5000 euro ) vorrei sapere se lo stop riguarda anche es: titoli azionari , bot , qualsiasi azione o titolo che si appoggia al conto corrente? grazie

    • Ornella De Bellis 25 aprile 2013 at 10:24

      E’ bene chiarire subito che si tratta di una nota interna ad Equitalia, il cui contenuto non è stato reso noto nei dettagli. Abbiamo appreso dalle agenzie di stampa solo le notizie fatte circolare, ad arte, dai vertici di Equitalia e di ADE. Quindi, non è possibile rispondere alla sua domanda, e non sarebbe nemmeno una sorpresa se da dopodomani i pignoramenti dei conti correnti di lavoratori dipendenti e pensionati riprendessero.

      Non si tratta di una legge, ma solo un codice di autoregolamentazione, la cui violazione, pertanto, non sarebbe nemmeno sanzionabile in sede giudiziale.

  • dario33 30 dicembre 2012 at 21:10

    Pignoramento conto corrente: e la sopravvivenza? devo forse delinquere?

    Salve,
    sono un libero professionista a p.iva. Non sono un evasore e ho sempre dichiarato tutto (purtroppo).
    Ora mi trovo con due c/c pignorati dal 15/nov/2012, senza possibilita’ di operare nonostante parziale disponibilita’ economica.
    Un c/c e’ relativo all’accensione di un mutuo cointestato a me e mia moglie (in separazione beni) per acquisto prima casa di proprieta’ di entrambe, e l’altro lo uso per lavoro e come conto economico.
    Avevo in corso un procedimento di rateizzazione (72rate) di cartelle esattoriali (importo tot 70.000eur) per IVA nn pagata, di cui la meta’ sono riuscito a pagare. Nel corso del 2012, ho ritardato con qualche rata, per insoluti/ritardi di miei clienti e dal set’2012 nn sono piu’ riuscito a pagare per mancanza liquidita’ (non venivo pagato).
    In piu’, sono arrivate altre 3 cartelle per anni 2008, 2009 e 2010 tutte insieme (una volta ne arrivava una all’anno) per un totale di altri 35.000eur. Ora ho i c/c bloccati nonostante abbia gia’ richiesto proroga vecchia rateizzazione e nuova rateizzazione delle ultime cartelle. Entrambe le domande sono state accolte, a detta del fuzionario equitalia. Pero’ io continuo ad avere i conti bloccati: nn riesco a pagare piu’ niente e nessuno: il mutuo, l’affitto della moglie, le bollette di casa, il telefono, il gas (e d’inverno serve abbastanza), la luce, l’acqua, la scuola del figlio, l’assicurazione dell’auto, ecc. praticamente TUTTO.
    Dopo aver passato un natale che nn auguro a nessuno (eccetto a quelli di equitalia), con il bimbo che piangeva perche’ babbo natale si era dimenticato di lui, adesso ho finito i viveri a casa, carta igienica compresa.
    Domanda: ma e’ possibile che io debba costringere la mia famiglia a questa penosa tortura? Cosa devo fare, devo andare a rubare?
    Ora nn riesco neanche a partire per lavoro per l’estero perche’ di solito io anticipo tutte le spese di trasferta. Ovviamente ho tutte le carte di credito bloccate, contanti finiti.
    Possibile che io non possa fare nulla? Possibile che questi esperti di equitalia non capiscano la situazione in cui si trovano persone come me? E se fossi un pensionato?
    Potro’ chiedere lo sblocco del conto e il risarcimento di tutte le penali e i danni per i ritardati pagamenti che mi stanno costringendo a fare?
    Aggiungo che questa e’ la situazione in cui tutti si possono ritrovare in caso di “moneta elettronica” e abolizione del contante. Praticamente ti spengono quando gli pare.
    Vi prego di rispondermi, grazie. Dario.

    • Carla Benvenuto 31 dicembre 2012 at 10:38

      Come potrà rendersi conto consultando questa sezione, il suo non è un caso isolato. Se fosse stato un pensionato, si sarebbe trovato nelle stesse condizioni in cui versa da libero professionista esercitante.

      A fronte di casi come il suo, ogni ulteriore commento è superfluo e rischierebbe di scivolare nella retorica più penosa.

      Lei deve riuscire, adesso, a raccogliere documentazione probante sull’accoglimento dell’istanza di proroga della rateazione ed affidarsi poi ad una associazione di consumatori seria (ad esempio l’ADUC) per tentare di ottenere il risarcimento del danno che Equitalia le ha causato. A partire dalla data in cui, pur essendo stata accolta l’istanza di proroga della rateazione, il pignoramento dei conti correnti non è stato contestualmente e tempestivamente revocato.

      Le auguro un anno a venire più sereno di quello che sta per passare. Purtroppo, come amava ripetere George Bernard Shaw, il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio, ma l’indifferenza: questa è l’essenza della disumanità.

  • cenerentola 24 settembre 2012 at 22:04

    Per tutelare invece i risparmi di 13.000 euro ca di mio marito sul suo conto? come ci consiglia di togliere tale cifra dal conto che forse fra un mese sarà pignorato? tanti piccoli prelievi e poi versamenti diversi sul mio conto non è facile per il poco tempo. Si potrebbe fare un assegno o un bonifico direttamente in un mio conto personale dove lui NON ha delega? se però fra un mese gli viene bloccato il conto, la banca può pretendere tale cifra da me visto che c’è la tracciabilità dell’operazione? esiste un limite temporale?
    quale crede sia la strada con più tutele? forse un mix fra prelievo in contanti, bonifico al mio conto e assegni vari?

    • Annapaola Ferri 25 settembre 2012 at 02:49

      La strada più sicura è quella che esclude bonifici e assegni. Punto.

      Certo, il tempo a disposizione è quello che è, ma con un prelievo al giorno già si cominciano a limitare i danni e non è detto che il pignoramento sia poi così tempestivo. D’altra parte, che ci potrebbe essere prima o poi un pignoramento incombente non lo si capisce solo quando ci viene notificato un precetto.

  • cenerentola 17 settembre 2012 at 22:53

    Ho intestato un conto titoli di cui mio marito ha la delega. Ogni mese mio marito effettua un bonifico dal suo conto corrente al mio conto titoli, entrate che poi vengono usate per acquistare titoli/azioni/pac.
    Vorrei sapere se in caso di blocco/pignoramento del conto di mio marito, il creditore potrebbe rifarsi sul mio conto titoli. Tenga presente che siamo anche in regime dei beni separato.
    Come potrei tutelare il mio conto?

    • Ludmilla Karadzic 18 settembre 2012 at 05:04

      Mi sembra che il suo conto corrente sia già abbastanza tutelato. Meglio se suo marito evita di effettuare (oltre al bonifico mensile) altre operazioni dirette fra i due conti correnti. Altrimenti, si potrebbe presumere la piena disponibilità, per il delegato, del conto corrente del delegante.

      La massima tutela, a cui corrisponde il massimo disagio, si ottiene con il prelievo in contanti (anche più volte al mese, se necessario) dal conto corrente di suo marito ed il versamento in contanti (anche più volte al mese se necessario) sul suo conto corrente, effettuato direttamente da lei. Con prelievi e versamenti di importi diversi, ovvio.

  • Annapaola Ferri 7 giugno 2012 at 22:25

    Sono tantissime le segnalazioni giunte all’associazione Polo Delle Professioni negli ultimi giorni da molti cittadini salernitani e non solo, riguardanti il pignoramento di somme depositate nei conti correnti bancari, anche a titolo di pensione o di stipendio, da parte di Equitalia.

    In numerosi casi i cittadini hanno trovato, senza nessuna motivazione, i loro depositi completamente bloccati. “Nella maggior parte delle segnalazioni che ci sono pervenute- afferma il presidente dell’associazione l’avvocato Antonio Losacco- i consumatori si sono visti congelare il conto senza nemmeno sapere in base a cosa ed a quale titolo. In altri casi addirittura il blocco riguardava conti dedicati al pagamento delle pensioni così come disposto dalla recentissima modifica del Governo.

    Sta succedendo- continua Losacco- che alcuni pensionati si vedono accreditare la pensione sul conto corrente, e subito dopo vedono svuotarsi il conto da parte di Equitalia”. Il presidente del Polo poi incalza: “Senza problemi etici né tolleranza, Equitalia pignora i risparmi dei poveri pensionati e cittadini presumibilmente inadempienti che poi si trovano nella impossibilità non solo di utilizzare quel denaro per vivere, ma addirittura di pagarsi un avvocato per esperire un’azione giudiziaria per tentare di tutelare i loro diritti. Generalmente i provvedimenti dell’autorità tributaria sono esecutivi e non richiedono un provvedimento giurisdizionale ad hoc.

    Ciò comporta che Equitalia può procedere indipendentemente dall’esperimento di un’azione giudiziaria, provvedendo direttamente a pignorare senza che vi sia un preventivo esame giurisdizionale nel merito e nella legittimità (salva l’ipotesi dell’impugnazione della cartella esattoriale o del provvedimento tributario di accertamento), nonché l’assistenza di un ufficiale giudiziario”.

    Per questi motivi, il Polo delle Professioni ha aperto uno sportello per tutelare i diritti delle persone che si sono viste recapitare i provvedimenti “di dubbia costituzionalità” e anche- come denuncia Losacco- “assolutamente illegittime stante l’assoluta impignorabilità delle somme”. Il presidente del Polo conclude così: “Offriremo una consulenza legale gratuita a tutti coloro che avendo problematiche di vario genere con Equitalia, ci chiederanno un concreto aiuto, predisponendo anche tempestivi ricorsi in opposizione acchè il Giudice possa decidere sulla sospensione dell’esecuzione in audita altera parte”.

    • Annapaola Ferri 24 giugno 2012 at 19:06

      Il “Decreto Salva Italia”, ha imposto ai pensionati l’apertura di un conto corrente su cui versare la pensione per importi pari o superiori a mille euro.

      Ora a parte il costo che non sempre corrisponde a zero spese, vi è il pericolo di vedersi pignorare da Equitalia il conto corrente sul quale viene versata la pensione mensile.
      Infatti sebbene l’art. 545 del Codice civile prevede che stipendi e pensioni non sono pignorabili se non per un massimo di un quinto del totale e comunque facendo salvo il minimo Inps pari a 430 euro, la pignorabilità dei conti correnti non ha limiti, poiché sia le banche che gli uffici postali non sono tenuti a dichiarare la provenienza delle somme depositate.

      In questi casi poiché tale procedura è illegittima in quanto si tenta attraverso l’ obbligo imposto ai pensionati di aprire un conto corrente di aggirare le norme che limitano la pignorabilità delle stesse ad un quinto, occorre fare opposizione dimostrando che le somme pignorate, trattandosi di pensioni, sono pignorabili solo nei limiti stabiliti dalla legge.

    • beppe666 10 agosto 2012 at 09:06

      E invece lo stipendio si puo’ pignorare tutto se transita in banca, poste? E’ illeggittimo?

    • Ludmilla Karadzic 10 agosto 2012 at 09:13

      In questo mondo e di questi tempi si gioca al gatto e al topo, vige la legge del più forte. Il creditore ci prova, se ne ha i mezzi. Il povero debitore dovrebbe cercarsi un avvocato e ricorrere al giudice delle esecuzioni dimostrando che su quel conto corrente transitava solo lo stipendio e non vi erano altre disponibilità. E che quindi il pignoramento del conto corrente non è altro che un modo di eludere la legge che limita il pignoramento degli stipendi e delle pensioni al 20% massimo.

  • Marzia Ciunfrini 14 maggio 2012 at 06:30

    Occorre ancora chiarire il limite temporale del perdurare del vincolo sulle somme assoggettate a pignoramento del conto corrente.

    Infatti, l’istituto di credito, a seguito della notifica dell’atto di pignoramento del conto corrente, vincola il conto corrente stesso rendendo le somme non più disponibili per il correntista. Gli effetti pregiudizievoli permangono fino al successivo provvedimento dell’Autorità Giudiziaria che si concretizza o in un’ordinanza di assegnazione delle somme al creditore ovvero in una declaratoria di estinzione della procedura esecutiva per inattività del creditore procedente ex art. 630 c.p.c..




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