CONTENUTO DELLA CAMBIALE

Nella cambiale deve esserci:

  • la denominazione di cambiale (o vaglia o pagherò cambiario) inserita nel contesto del titolo ed espressa nella lingua in cui esso è redatto;
  • l'ordine incondizionato di pagare una determinata somma (per la tratta) o l'incondizionata promessa di pagare (per il vaglia cambiario);
  • il nome, il luogo e la data di nascita -oppure il codice fiscale- di chi è designato a pagare (soggetto detto "trattario" per le tratte ed "emittente" per i pagherò );
  • l'indicazione della scadenza e del luogo di pagamento (inteso come il Comune);
  • il nome di colui al quale o all'ordine del quale deve farsi il pagamento (soggetto detto "beneficiario"). Non sono ammesse cambiali "al portatore";
  • l'indicazione del luogo e della data dove la cambiale è emessa;
  • la sottoscrizione di colui che emette la cambiale (soggetto detto "traente" nel caso di tratta ed "emittente" nel caso di pagherò ). Nei pagherò (vaglia cambiari) deve anche essere indicato il codice fiscale dell'emittente oppure il luogo e la data di nascita.

Nel caso in cui manchi una dei dati sopra esposti, il documento non ha valore di cambiale (si parla di valore giuridico di "titolo esecutivo", che apre le porte alle azioni esecutive in caso di mancato pagamento).

Costituiscono eccezione a questa regola:

  • la mancanza del luogo di pagamento. In tal caso si considera luogo del pagamento (e domicilio del trattario) il luogo indicato a fianco del nome del trattario o dell'emittente (per i pagherò ). Se vengono indicati più luoghi di pagamento, s'intende che il portatore/beneficiario possa presentare il titolo all'incasso (o all'accettazione) in qualunque di essi;
  • la mancanza del luogo di emissione. In questo caso la cambiale si intende emessa nel luogo indicato accanto al nome del traente o dell'emittente (per i pagherò );
  • la mancanza della data di scadenza. In questo caso la cambiale si intende "a vista".

Il termine massimo perché si provveda al completamento delle parti mancanti è di 3 anni.

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Commenti e domande

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  • Giuseppe82 9 luglio 2012 at 10:00

    Una società di Recupero Crediti mi richiede il pagamento delle cambiali che mi hanno fatto firmare da un loro addetto praticamente per strada.

    Era una società che gestiva il credito che mi richiedeva il pagamento di oltre 10.000 euro.

    Dopo le richieste di documentazione il credito passa nuovamente nelle mani della società creditrice, la quale adesso mi richiede il pagamento delle cambiali per un importo complessivo minore di quello vantato dalla società di recupero crediti (parliamo di oltre 2000 euro in meno) che a breve, in quanto scadute, verranno protestate.

    La società di recupero crediti voleva fregarmi, facendomi firmare per un importo superiore? sono valide le cambiali a piano di rientro firmate per strada con l’addetto del recupero crediti?

    • Ornella De Bellis 9 luglio 2012 at 10:40

      A meno che lei non possa presentare denuncia, suffragata da testimonianze, che è stato costretto a firmare dietro minaccia, le cambiali sottoscritte sono, purtroppo, validissime.

  • Anonimo 23 febbraio 2010 at 18:26

    Buonasera,
    l’avvallante può essere protestato?

    • cocco bill 23 febbraio 2010 at 19:02

      No, ma con il protesto della cambiale l’escussione del debito può essere richiesta all’avallante.

  • vaghi guido 9 febbraio 2010 at 13:50

    ho comperato delle cambiali da fare firmare al mio debitore, ho pagato l’imposta di euro 16.800= NON SONO STATE COMPILATE, ORA HO LE CAMBIALI IN BIANCO CON L’IMPOSTA PAGATA E COME DEVO FARE A RECUPERARE IL BOLLO PAGATO.

    GRAZIE GUIDO VAGHI:

    • cocco bill 9 febbraio 2010 at 14:18

      Se sono 16 mila ed ottocento euro di bolli le prometto di impegnarmi a trovare una soluzione. Altrimenti le conservi. Non si sa mai, potrebbero sempre servire.

  • Andrea 12 gennaio 2010 at 15:10

    Una cambiale pagherò in regola con i bolli, e tutti i requisiti formali, firmata dal debitore, ma mancante della sola data di emissione può essere considerata protestabile ? In poche parole il notaio o l’ufficiale giudiziario è obbligato ad eseguire il formale protesto oppure deve procedere alla riconsegna (alla banca ) senza il protesto in quanto mancante di un requisito formale (art.1 R.D.n.1669 14.12.1933)?
    Un ringraziamento anticipato.

    Andrea

    • cocco bill 12 gennaio 2010 at 16:29

      Senza la data di emissione, che costituisce requisito formale, la cambiale perde il valore di titolo esecutivo e non è protestabile.

    • Andrea 18 gennaio 2010 at 10:31

      Immaginavo fosse così…avevo bisogno di conferma.

      Grazie per la risposta

  • alfredo martone 27 novembre 2009 at 16:03

    La clausola senza spese per la cambiale.

    Regio decreto 5 dicembre 1933, n. 1669 (gu n. 292 del 19/12/1933) recante modificazioni alle norme sulla cambiale e sul vaglia cambiario. (pubblicato nella gazzetta ufficiale n.292 del 19 dicembre 1933)

    Art. 53. il traente, il girante o l’avallante può con la clausola “senza spese”, “senza protesto” od ogni altra equivalente, apposta sulla cambiale e firmata, dispensare il portatore dal protesto per mancata accettazione o per mancato pagamento, per esercitare il regresso.

    Tale clausola non dispensa il portatore dalla presentazione della cambiale nei termini prescritti n dagli avvisi.

    La prova dell’inosservanza dei termini incombe a colui che la oppone al portatore.

    Se la clausola è apposta dal traente produce i suoi effetti nei confronti di tutti i firmatari; se è apposta da un girante o da un avallante, produce i suoi effetti soltanto rispetto a costui.

    Se la clausola è apposta dal traente e il portatore fa levare il protesto, le spese restano a suo carico.
    Se la clausola è apposta da un girante o da un avallante le spese per il protesto, qualora sia levato, sono ripetibili contro tutti i firmatari.

    La clausola “senza spese” viene generalmente apposta sul lato anteriore sinistro della cambiale e va firmata.

    La cambiale senza spese rappresenta uno dei casi di possibile esonero dal protesto: i casi possibili sono infatti solo due: dichiarazione di rifiuto (scritta sul titolo e firmata dal designato a pagare in via principale, con la quale si respinge la richiesta di pagamento) la clausola “senza spese” che ha efficacia generale nei confronti di tutti gli obblighi di regresso se opposte dal creatore del titolo.

    In questi casi il protesto è superfluo. Diverso è il caso delle commissioni richieste dalla banca per il rientro del titolo non pagato.

    In questo caso è sufficiente conoscere le condizioni proposte dalla banca attraverso le forme previte dalla normativa sulla trasparenza bancaria.

  • nicola d'orazio 26 novembre 2009 at 07:52

    Il protesto della cambiale

    Il mancato pagamento della cambiale all’atto di presentazione per l’incasso deve risultare dal “protesto”, ovvero da un atto pubblico (redatto da notaio o pubblico ufficiale o ufficiale giudiziario) nel quale si accerta in forma solenne l’avvenuta presentazione del titolo in tempo utile ed il conseguente rifiuto di pagare.

    La cambiale protestata costituisce titolo esecutivo per l’ammontare non pagato.
    Se il mancato pagamento è parziale, l’azione esecutiva potrà essere esercitata per quella parte della somma portata dalla cambiale e non pagata.

    Il portatore del titolo potrà comunque richiedere:

    – l’ammontare non pagato della cambiale;
    – gli interessi al tasso legale dal giorno della presentazione; – le spese per il protesto (o equivalenti) o altre spese.

    azione cambiaria diretta e azione di regresso

    Il possessore della cambiale ha la possibilità di agire giudizialmente sia nei confronti dell’obbligato principale (azione cambiaria diretta), sia nei confronti degli obbligati di regresso (azione cambiaria di regresso) che non pagano spontaneamente.
    L’azione cambiaria diretta si prescrive in 3 anni dalla scadenza della cambiale, mentre l’azione di regresso del portatore del titolo si prescrive in 1 anno dal protesto; l’azione di regresso del girante che ha pagato, invece, si prescrive in 6 mesi dal pagamento.

    Poiché la cambiale, purché in regola sin dall’inizio con il bollo, costituisce titolo esecutivo, il possessore può iniziare con essa immediatamente l’esecuzione forzata sul patrimonio del debitore.

    In tal caso, si agisce in base al titolo, partendo proprio dalla fase esecutiva del processo, saltando, cioè, la fase dell’accertamento (essendo già il titolo sufficiente a dimostrare al sussistenza del proprio diritto).

    L’azione esecutiva permette, cioè, di aggredire (giuridicamente, si intende) i beni del proprio debitore sulla base del solo titolo esecutivo, e l’atto che costituisce il necessario presupposto per l’inizio del procedimento esecutivo è il precetto.

    Il precetto è un atto redatto dalla parte col quale viene intimato al proprio debitore (a cui l’atto viene notificato) di eseguire entro un termine perentorio (non inferiore ai 10 giorni) la prestazione dovutagli in base al titolo esecutivo (nel nostro caso, costituisce titolo esecutivo la cambiale in regola col bollo, nonché l’assegno, i quali dovranno essere trascritti integralmente nel precetto).

    In teoria, il precetto è un atto personale del creditore, ma nella pratica si rivela opportuno il patrocinio di un difensore. Soltanto dopo che sia decorso il termine indicato nell’atto di precetto è possibile iniziare l’esecuzione forzata sui beni del debitore.
    procedimento per ingiunzione

    E’ possibile scegliere la via del procedimento per ingiunzione quando non si può far valere il proprio credito sulla base di un titolo esecutivo, quale può essere la cambiale o l’assegno per i quali è stato levato protesto.

    Con tale procedimento, si ottiene abbastanza rapidamente un provvedimento da parte del giudice (il decreto ingiuntivo) che viene riconosciuto dalla legge come titolo esecutivo al fine di consentire l’esecuzione forzata.

    Per consentire l’utilizzo di tale procedimento, tuttavia, non è sufficiente il solo titolo di credito, ma è necessario dare prova scritta del proprio credito: mediante, per es., un contratto, una fattura, una parcella, una promessa unilaterale, un riconoscimento di debito. Tali documenti esonerano il creditore dal provare il rapporto sottostante, in base al quale le somme sono dovute.

    Quindi, anche gli assegni e delle cambiali costituiscono promesse di pagamento: pertanto, quando siano privi dei requisiti di legge per essere utilizzati come titoli esecutivi, essi potranno benissimo costituire la prova necessaria per l’emanazione di un decreto ingiuntivo.

    procedimento di cognizione

    Se non si è in possesso di un titolo esecutivo, e non ci sono elementi per ottenere un decreto ingiuntivo, non resta altro che ricorrere ad una via ancora più lunga rispetto al procedimento ingiuntivo, per fare accertare l’esistenza del proprio credito.

    E’ il normale processo civile, introdotto con atto di citazione, con il quale si chiama in giudizio il debitore perché il giudice competente possa:

    * accertare l’esistenza e l’ammontare del credito;
    * e, di conseguenza, condannare il debitore a pagare.

    Il procedimento di cognizione, a differenza dell’azione cambiaria, si basa non sul titolo (di cui non si è in possesso), ma sul rapporto sottostante all’emissione del titolo stesso: il titolo non avrà, pertanto, alcuna rilevanza probatoria nel processo, e colui che agisce per ottenere la restituzione del dovuto dovrà dimostrare altrimenti le proprie ragioni.

    azione di arricchimento

    Può accadere che il possessore di una cambiale abbia perduto la possibilità di esercitare l’azione cambiaria (perché prescritta) e non possa esercitare neppure le altre azioni: in questi casi, può esercitare l’azione di arricchimento, con la quale può ottenere dal traente (se cambiale tratta) o dall’emittente (se pagherò cambiario) o dall’accettante o dal girante la somma di cui costoro si siano ingiustamente arricchiti a suo danno.

    L’azione di arricchimento si prescrive in 1 anno dalla perdita dell’azione cambiaria.

  • giovanna 14 aprile 2009 at 09:55

    Sono stata protestata 3 anni fa, ma ho pagato regolarmente tutte le cambiali.

    Sto per aprire una attivita’ commerciale. Posso regolarmente intestarmela senza problemi?

    • weblog admin 14 aprile 2009 at 21:57

      Prima di intestarsi la societa’ deve fare richiesta per ottenere la cancellazione Registro informatico dei protesti dal momento, purche’ il pagamento della cambiale (comprensivo di interessi e spese) sia avvenuto entro un anno dalla levata del protesto.

      La cancellazione dal Registro Informatico dei protesti puo’ essere infatti richiesta dal debitore che esegue il pagamento di una cambiale o di un vaglia cambiario (unitamente ad interessi maturati e spese di protesto) entro 12 mesi dalla levata del protesto.

      Nel caso avesse provveduto al pagamento della cambiale o del vaglia cambiario oltre il termine di 12 mesi dalla levata del protesto, per ottenere la cancellazione dal Registro informatico deve chiedere: la riabilitazione al Presidente del Tribunale e successivamente presentare istanza di cancellazione al Presidente della Camera di Commercio; oppure puo’ chiedere l’inserimento dell’ informazione aggiuntiva dell’avvenuto pagamento nel Registro Informatico.




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