A quanto ammonta l'importo "minimo vitale"?

La misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della metà, viene indicato come minimo vitale.

Infatti, il decreto legge 83/15, in vigore dal 27 giugno 2015, ha apportato modifiche all'articolo 545 del codice di procedura civile con l'introduzione del seguente comma Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge.

Passando al pratico, e fissando, per comodità di calcolo, in 500 euro mensili il trattamento minimo di pensione indicato dall'INPS, la quota impignorabile di una pensione sale a 750 euro.

Con la pronuncia 70/16, la Consulta ha ricordato la propria sentenza 248/15, con la quale aveva già stabilito che la tutela della certezza dei rapporti giuridici, in quanto collegata agli strumenti di protezione del credito personale, non consente di negare in radice la pignorabilità degli emolumenti ma di attenuarla per particolari situazioni la cui individuazione è riservata alla discrezionalità del legislatore e che, per tale motivo, non si può ritenere costituzionalmente illegittima la norma che prevede l'impignorabilità assoluta del minimo vitale solo per le pensioni, escludendo gli stipendi e i salari più esigui da tale beneficio.

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  • Simone di Saintjust 21 giugno 2013 at 11:44

    Sua sorella risponderà dei debiti di sua madre solo dopo la morte della genitrice, se non rinuncerà all’eredità. Le banche non si “abbassano” ad effettuare pignoramenti presso la residenza del debitore, almeno così è stato fino ad ora. Ma, se anche fosse, con l’opposizione al giudice per le esecuzioni e l’esibizione del contratto di ospitalità, il pignoramento si rivelerebbe comunque infruttuoso.

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