Furto di energia elettrica e situazioni di indigenza


Non è giustificabile la condotta del capofamiglia che decide di usufruire gratis nel proprio appartamento della fornitura di energia elettrica (Corte di Cassazione, sezione penale, sentenza 121/2019).

La giurisprudenza penale ha più volte chiarito che la situazione di indigenza non è di per sé idonea ad integrare la scriminante dello stato di necessità, per difetto degli elementi dell’attualità e dell’inevitabilità del pericolo, atteso che alle esigenze delle persone che versano in tale stato è possibile provvedere per mezzo degli istituti di assistenza sociale.

Il principio è stato successivamente ribadito, rilevandosi che l’esimente dello stato di necessità postula il pericolo attuale di un danno grave alla persona, non scongiurabile se non attraverso l’atto penalmente illecito, e non può quindi applicarsi a reati asseritamente provocati da uno stato di bisogno economico, qualora ad esso possa comunque ovviarsi attraverso comportamenti non criminalmente rilevanti.

Con specifico riguardo al furto di energia elettrica, si è, inoltre, ribadito che una situazione di difficoltà economica non può essere invocata ai fini del riconoscimento della causa di giustificazione ex articolo 54 codice penale, essendo possibile vedersi garantiti i bisogni primari da parte degli enti preposti all’assistenza sociale.

Ricordiamo, per completezza, che l’articolo 54 del codice penale stabilisce che non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.

19 Maggio 2019 · Marzia Ciunfrini



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Stai leggendo Furto di energia elettrica e situazioni di indigenza Autore Marzia Ciunfrini Articolo pubblicato il giorno 19 Maggio 2019 Ultima modifica effettuata il giorno 19 Maggio 2019 Classificato nella categoria sentenze e ordinanze della Corte di cassazione in tema di tutela dei consumatori Inserito nella sezione tutela consumatori

Commenti e domande

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  • salvocan 6 Dicembre 2019 at 16:44

    Ho chiesto più volte e sollecitato sia per Fax che per email Pec che per via ordinaria, l’invio del Modulo/Preventivo per L’ Aumento potenza del nostro contatore in negozio. La società Illumia, scrive di averlo inviato tramite email. Ho cercato la loro email su tutti i canali di posta in arrivo, senza trovare nulla pertanto ho ripreso l’invio dei solleciti. A distanza di 2 mesi circa , ricevo una loro email dove mi scrivono che il modulo precedentemente ricevuto, ha una durata di 15gg. per essere evaso e lavorato. Nella stessa email, ne rinviano un’altro, che regolarmente ho sottoscritto firmato e inviato. Illumia sostiene di avere inviato il modulo precedente da me contestato e che pertanto non si ritiene responsabile per eventuali danni arrecati.
    Vorrei sapere, se il ritardo da parte di Illumia costituisce un danno per la mia attività da richiedere in separata sede.

    • Simone di Saintjust 6 Dicembre 2019 at 17:14

      Certo, dovrebbe innanzitutto dimostrare anche il danno sofferto e poi potrà richiedere il risarcimento al giudice se ha soldi da buttar via in parcelle di avvocato.

      La prossima volta, stampi il modulo, lo compili, lo sottoscriva, ne faccia copia e lo trasmetta al fornitore con raccomandata AR rigorosamente in piego (altrimenti, visto l’andazzo, sono capaci di dire che hanno ricevuto solo una busta vuota).