Il curatore fallimentare può liquidare l'immobile fatto confluire dal fallito nel fondo patrimoniale

La costituzione di un bene in fondo patrimoniale, invero, non comporta il trasferimento della proprietà o del possesso del medesimo a terzi, ma soltanto l'assoggettamento a un vincolo di destinazione (articolo 167, primo comma, del codice civile). La proprietà e il possesso dell'immobile di cui trattasi sono dunque rimasti in capo al fallito, e dunque il curatore del fallimento è già titolare, anche in ordine ad esso, dei poteri di cui all'articolo 42 legge fallimentare, in forza dei quali può senz'altro procedere alla sua liquidazione all'esito della sola rimozione, con la sentenza di revoca della costituzione in fondo patrimoniale, del vincolo di destinazione sopra detto.

E' questo, in sintesi, il principio enunciato nella sentenza della Corte di Cassazione numero 8882, depositata l'11 aprile 2013, con cui gli ermellini danno il via libera al curatore fallimentare per la liquidazione dell'immobile che il soggetto fallito aveva fatto confluire nel fondo patrimoniale da lui costituito.

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