Al nonno serve la badante? Bisogna farlo interdire o addio all'eredità

Una storia ormai frequente. La solita badante d’oltremare che lusinga l’arzillo vecchietto indigeno, ancora bisognoso di coccole, sposandolo, addirittura all’insaputa dei parenti più stretti. Possono questi ultimi, quando, messi al corrente della “tresca” in occasione dell’apertura della successione che assegna tutti i beni del defunto alla coniuge superstite, proporre annullamento del matrimonio contratto dal defunto in un presunto stato di assoluta incapacità di intendere e volere?

Il codice civile stabilisce un preciso limite alla possibilità che soggetti terzi, seppur qualificati come eredi, siano ammessi ad impugnare il matrimonio contratto da uno dei coniugi che sia affetto da vizi della volontà o da incapacità di intendere e volere.

Tale possibilità sussiste, infatti, solo nel caso in cui l’azione sia stata già esercitata dal coniuge il cui consenso o la cui capacità di intendere e volere risulti viziata, nel qual caso l’azione è trasmissibile agli eredi qualora il giudizio sia già pendente alla morte dell’attore.

L’ordinamento, infatti, attribuisce importanza al matrimonio come atto di volontà che presuppone la piena consapevolezza del suo significato, la quale viene a mancare in tutti i casi in cui la sfera volitiva e cognitiva del coniuge sia pregiudicata da cause di qualunque natura, temporanee o permanenti. Ed è per questo che è ammessa la trasmissibilità dell’azione impugnatoria che può essere solo proseguita dagli eredi.

Si tratta di una precisa scelta del legislatore che trova giustificazione nel fatto che il coniuge incapace di intendere e di volere è legalmente capace e, quindi, esclusivo titolare del potere di decidere se impugnare il proprio matrimonio, a differenza del coniuge interdetto il cui matrimonio può essere impugnato da tutti coloro che abbiano un interesse legittimo, compresi gli eredi.

Si deve quindi escludere l’importazione in ambito matrimoniale delle norme che disciplinano il regime di impugnazione degli atti negoziali compiuti da persona incapace di intendere e volere, trovando applicazione le norme speciali in tema di invalidità del matrimonio. Le quali, tra l’altro, non danno rilevanza allo stato soggettivo dell’altro coniuge, a differenza di quanto previsto per i contratti il cui annullamento presuppone la malafede dell’altro contraente.

In conclusione, la persona coniugata o in procinto di contrarre matrimonio è in possesso degli strumenti per esercitare, direttamente o indirettamente, il diritto fondamentale di autodeterminarsi nella scelta consapevole di impugnare il matrimonio e, in via preventiva, di contrario in condizioni di piena libertà e senza condizionamenti. Soprattutto quando a sposarsi è una persona legalmente capace e non sottoposta ad amministrazione di sostegno.

Così hanno deciso i giudici di legittimità nella sentenza numero 14794/14.

9 Luglio 2014 · Loredana Pavolini

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Stai leggendo Al nonno serve la badante? Bisogna farlo interdire o addio all'eredità Autore Loredana Pavolini Articolo pubblicato il giorno 9 Luglio 2014 Ultima modifica effettuata il giorno 4 Agosto 2017 Classificato nella categoria famiglia monoparentale e di fatto - unioni civili - diritto separazione e divorzio Inserito nella sezione lavoro, pensioni, famiglia separazione e divorzio, Isee

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