Quando ritieni di non dover pagare la cartella esattoriale: guida alla sospensione

Equitalia notica ai cittadini le cartelle per conto di vari enti creditori (Agenzia delle entrate, Inps, enti locali, ecc.).

Se ritieni di non dover pagare gli importi richiesti, puoi difendere le tue ragioni con facilità.

Grazie all'assistenza di Equitalia puoi chiedere di sospendere la riscossione e di avere risposta in tempi certi.

In quali casi puoi sospendere la riscossione

Puoi chiedere direttamente a noi la sospensione della riscossione degli importi indicati in una cartella, o in ogni altro atto noticato da Equitalia, se le somme richieste dall'ente creditore sono state interessate da:

  • pagamento effettuato prima della formazione del ruolo;
  • provvedimento di sgravio emesso dall'ente creditore;
  • prescrizione o decadenza intervenute prima della data in cui il ruolo è stato reso esecutivo;
  • sospensione amministrativa (dell'ente creditore) o giudiziale;
  • sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell'ente creditore, emessa in un giudizio al quale Equitalia non ha preso parte.

Come e dove presentare la domanda

È suciente compilare il modulo, che trovi allo sportello o sul sito e spiegare i motivi per cui non devi pagare.

Alla richiesta va allegata la documentazione in tuo possesso, ad esempio la ricevuta che attesta il pagamento già avvenuto, il provvedimento di sgravio o la sentenza a te favorevole.

Puoi presentare la domanda allo sportello di Equitalia oppure online con il servizio "Sospensione" che trovi nell'area Cittadini o nell'area Imprese del sito internet di Equitalia.

In alternativa puoi inviare la richiesta tramite raccomandata con ricevuta di ritorno ai recapiti che trovi indicati nella cartella, oppure via e-mail agli indirizzi indicati nel modulo.

Risposta in tempi certi dell'ente creditore

Ricevuta la domanda completa di tutta la documentazione, Equitalia sospende immediatamente l'attività di riscossione e chiede una verica all'ente creditore che dovrà darti un riscontro entro 220 giorni.

Nel frattempo la riscossione rimane sospesa.
Se i documenti inviati non sono idonei a dimostrare che il pagamento non è dovuto, l'ente creditore ti informa del rigetto della richiesta che hai presentato e comunica a Equitalia di riprendere le attività di riscossione.

La domanda non è reiterabile e va presentata, a pena di decadenza, entro 60 giorni da quando Equitalia ti ha notificato la cartella o altri atti di riscossione.

Nei casi di pagamento già effettuato, sgravio, prescrizione o decadenza, se entro 220 giorni non ricevi alcuna risposta dall'ente creditore, le somme richieste non saranno più dovute.

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Commenti e domande

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  • Dyana 23 giugno 2017 at 14:59

    se è già stato fatto fermo amministrativo e ipoteca per i debiti è possibile che adr procede anche al pignoramento del conto corrente?

    • Annapaola Ferri 23 giugno 2017 at 16:58

      L’iscrizione di ipoteca sull’immobile di proprietà del debitore svolge una funzione cautelare, con la quale il creditore si tutela da un eventuale vendita a cui non segua il rimborso, parziale o integrale, del debito.

      La disposizione di fermo amministrativo sul veicolo di proprietà del debitore serve ad esercitare una pressione psicologica sul debitore per indurlo a pagare.

      E’ evidente che si tratta di due azioni esecutive che non portano al recupero del credito: ragion per cui, anche se sul suo veicolo è stato disposto fermo amministrativo e/o il proprio immobile è gravato da ipoteca, ciò non esclude che il creditore possa agire chiedendo il pignoramento dello stipendio e/o quello del conto corrente del debitore.

  • Carmine Crocco 23 maggio 2017 at 05:54

    Una domanda sulla semplificazione delle procedure di pignoramento dei risparmi da parte di agenzia entrate-riscossione.
    In pratica si lascia capire che l’ade potrà bloccare i conti correnti nel momento il cui emette un avviso di accertamento.
    A me sembra una grossa violazione dei diritti dei cittadini.
    Immaginiamo un accertamento bancario, in cui vige l’inversione dell’onere della prova, l’ade può emettere direttamente avviso di accertamento (la cassazione ha più volte affermato che le prove contrarie il contribuente le può fornire in sede di contenzioso) e bloccare i conti. A questo punto il contribuente potrebbe trovarsi nella condizione di non poter pagare un avvocato per difendersi, anche nel caso avesse documenti che provano al di là di ogni ragionevole dubbio, che le somme accreditate, ad esempio, derivano da operazioni non imponibili.

    • Simone di Saintjust 23 maggio 2017 at 06:05

      Le sue considerazioni ci trovano in perfetto accordo. Grazie per il contributo.

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