Equitalia » Rateizzazione straordinaria? I parametri sono incongruenti


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Equitalia disattende e non ottempera, nella maggior parte dei casi, le misure previste dal decreto del Fare, rigettando le istanze per una rateizzazione straordinaria, su due: analizzamo le anomalie di un sistema di conteggio basato su parametri assurdi.

Gli assurdi parametri che impone equitalia per la concessione della rateizzazione straordinaria

Ad esempio, un imprenditore che chiede la possibilità di usufruire di un maggior dilazionamento per rientrare dai debiti contratti con il fisco deve dimostrare comprovate situazioni di difficoltà, che non vengono esaminate in sede di presentazione della domanda stessa.

Ma cosa deve dimostrare un imprenditore in difficoltà con le 72 rate imposte da Equitalia?

Per prima cosa, il rapporto tra liquidità e passività correnti: la super rateizzazione prevede, infatti, il calcolo tra liquidità correnti e differite, (banca, cassa e crediti entro l’anno), rapportato con le passività, (i debiti da pagare entro l’anno ).

Tale indice deve essere compreso tra 0,50 e 1,00. Ciò significa che un imprenditore deve avere in tasca almeno i 50 centesimi su un euro richiesto da Equitalia.

C’è da dire che un imprenditore in difficoltà economica è un imprenditore ha sicuramente un deficit di liquidità, vale a dire che ha meno contante di quanto gli viene chiesto.

Stranamente Equitalia, davanti questo deficit di liquidità nega la rateizzazione straordinaria non ritenendo sicuro concedere maggior rate a chi è in crisi profonda. Questa prassi rende vana l’intenzione primaria del decreto ministeriale che voleva essere un aiuto davanti all’eccidio della piccola imprenditoria.

In questo caso l’agente della riscossione si comporta come una banca e nega la fiducia ad una azienda condannandola al fallimento.

Ma se un imprenditore è in difficoltà con le 72 rate, che senso ha negargli il dilazionamento straordinario?

La risposta potrebbe essere una sola, Equitalia preferisce prelevare prima ciò che resta invece di attendere ulteriori 10 anni.

Veniamo ora al secondo parametro per ottenere i 120 mesi di rateazione.

Il volume della produzione è individuato con tre voci del conto economico:

  1. A1 – Valore delle vendite e delle prestazioni;
  2. A3 – Lavori in corso su ordinazione;
  3. A5 – Altri ricavi e proventi.

Successivamente, si calcola l’importo e si divide per le ordinarie 72 rate e se queste rate superano il 10% del valore mensile viene riconosciuta la rateizzazione straordinaria.

Se dobbiamo ricavare un utile del 10% del fatturato per pagare non il corrente ma il pregresso, creeremo ulteriori debiti e non uscendo mai più da tale spirale debitoria che diverrebbe simile ad un buco nero.

Concludendo, il decreto ministeriale pone alcune misure per permettere al contribuente di ripagare il debito ma lascia ad Equitalia la facoltà di accogliere o meno le istanze presentate, cosa che avviene, purtroppo, puntualmente.

12 Marzo 2014 · Andrea Ricciardi



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