Donazione indiretta e diretta - le differenze sono spesso sottili, ma le conseguenze per il debitore possono essere catastrofiche

La donazione indiretta

La donazione indiretta si realizza attraverso un atto triangolare di intermediazione giuridica con il coinvolgimento di più soggetti: il beneficiante, il beneficiario ed un terzo.

Esempio di donazione indiretta è la cointestazione, con firma e disponibilità disgiunte, di una somma di denaro depositata presso un istituto di credito, qualora detta somma, all'atto della cointestazione, risulti essere appartenuta ad uno solo dei cointestatari: in tal caso, con il mezzo del contratto di deposito bancario, si realizza l'arricchimento senza corrispettivo dell'altro cointestatario.

Anche la cointestazione di buoni postali fruttiferi, ad esempio operata da un genitore per ripartire fra i figli anticipatamente le proprie sostanze, può configurare una donazione indiretta, in quanto la parte che deposita il proprio denaro consegue l'effetto ulteriore di attuare un'attribuzione patrimoniale in favore di colui che ne diventa beneficiario per la corrispondente quota, essendo questi, quale contitolare del titolo nominativo a firma disgiunta, legittimato a fare valere i relativi diritti.

Costituisce, inoltre, donazione indiretta il pagamento di un'obbligazione altrui compiuto dal terzo per spirito di liberalità verso il debitore. Anche qui si assiste ad un'operazione che vede il coinvolgimento delle sfere giuridiche di tre soggetti: quello estraneo al rapporto obbligatorio ma autore dell'adempimento, il quale libera il debitore da un'obbligazione verso il creditore.

Ancora come donazione indiretta, la giurisprudenza qualifica il complesso procedimento, finalizzato a fare acquistare al beneficiario la proprietà di un bene, nel quale la dazione del denaro, fatta dal beneficiante al beneficiario, assume un valore semplicemente strumentale rispetto al conseguimento di quel risultato.

Donazione indiretta può aversi anche quando le parti di un contratto oneroso fissino un corrispettivo molto inferiore al valore reale del bene trasferito, ovvero un prezzo eccessivamente alto, a beneficio, rispettivamente, dell'acquirente o dell'alienante. In tal caso, infatti, il contratto di compravendita è stipulato dalle parti soltanto per conseguire, appunto, in via indiretta, attraverso il voluto sbilanciamento tra le prestazioni corrispettive, la finalità, diversa ed ulteriore rispetto a quella di scambio, consistente nell'arricchimento, per mero spirito di liberalità, del contraente che beneficia dell'attribuzione di maggior valore.

La donazione diretta

La donazione diretta, che si realizza attraverso un atto bilaterale (diretto) fra beneficiante e beneficiario, è impugnabile per nullità se manca il requisito della forma dell'atto pubblico. La donazione diretta può vedere la partecipazione anche di un terzo soggetto, che tuttavia viene coinvolto esclusivamente come mero esecutore delle disposizioni del donante.

La giurisprudenza ha considerato donazione diretta il trasferimento del libretto di deposito a risparmio al portatore, effettuato dal depositante al terzo possessore. Analogamente, le liberalità attuate a mezzo di titoli di credito non sono donazioni indirette, ma donazioni dirette. Il fatto che l'obbligazione del donante sia incorporata in un titolo formale e astratto non muta la natura dell'obbligazione stessa.

In particolare, il trasferimento per spirito di liberalità di strumenti finanziari dal conto di deposito titoli del beneficiante a quello del beneficiario realizzato a mezzo banca, attraverso l'esecuzione di un ordine di bancogiro impartito dal disponente, non rientra tra le donazioni indirette, ma configura una donazione tipica, diretta, ad esecuzione indiretta; ne deriva che la stabilità dell'attribuzione patrimoniale presuppone la stipula dell'atto pubblico di donazione tra beneficiante e beneficiario, salvo che ricorra l'ipotesi della donazione di modico valore.

E' riconducibile alla donazione diretta l'elargizione, per spirito di liberalità (cioè senza l'obbligazione derivante da un contratto stipulato fra le parti) di somme di danaro, purché di importo non modico, mediante assegni circolari o bancari, nonché bonifici bancari.

La giurisprudenza ha inoltre ravvisato una donazione diretta nell'accollo interno con cui l'accollante, allo scopo di arricchire un familiare con proprio impoverimento, si sia impegnato nei confronti di quest'ultimo a pagare all'istituto di credito le rate del mutuo bancario dal medesimo contratto.

Quelle appena esposte sono le conclusioni di principio a cui sono giunti i giudici della Corte di cassazione, a sezioni unite, con la sentenza 18725/2017.

Una delle conclusioni più rilevanti per il debitore è che se svuota il proprio conto corrente con un bonifico a favore di un altro soggetto, senza che tale trasferimento sia giustificato da una obbligazione, e cioè nell'ipotesi che il trasferimento di danaro avvenga per puro spirito di liberalità, può configurarsi fra disponente e beneficiario del bonifico una donazione diretta. La quale, se non è di modico valore, deve essere formalizzata, per legge, attraverso un atto pubblico: altrimenti la donazione può essere impugnata per nullità. E quindi, se viene formalizzato l'atto pubblico di donazione, questo può essere oggetto di azione di revocazione su iniziativa del creditore (articolo 2901 codice civile); se non c'è atto pubblico, il creditore può surrogarsi al suo debitore (articolo 2900 codice civile) e chiedere la declaratoria di nullità della donazione per difetto della forma scritta.

1 aprile 2018 · Lilla De Angelis

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Stai leggendo Donazione indiretta e diretta - le differenze sono spesso sottili, ma le conseguenze per il debitore possono essere catastrofiche Autore Lilla De Angelis Articolo pubblicato il giorno 1 aprile 2018 Ultima modifica effettuata il giorno 1 aprile 2018 Classificato nella categoria assegni cambiali conti correnti » mini guide Inserito nella sezione giurisprudenza.

Commenti e domande

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  • Anonimo 24 giugno 2018 at 21:06

    Art. 746. Collazione d’immobili.
    La collazione di un bene immobile si fa o col rendere il bene in natura o con l’imputarne il valore alla propria porzione, a scelta di chi conferisce.
    Se l’immobile è stato alienato o ipotecato, la collazione si fa soltanto con l’imputazione. Qindi io potrei decidere di dar la rimanenza del denaro e la casa rimarrebbe a me.

    • Simone di Saintjust 25 giugno 2018 at 04:49

      Certamente, se ha i soldi per compensare gli effetti giudiziali della collazione, lei paga il dovuto ai coeredi di sua moglie e si tiene la casa in tutta la sua interezza (meglio se questa compensazione nasce da un accordo, invece di regalare soldi agli avvocati).

  • Anonimo 24 giugno 2018 at 09:03

    Ma é mia facoltà optare in sede di collazione pagare il resto del valore della casa invece che restituire la casa? Ed inoltre se mio cognato non ha i soldi che io ho uscito per pagare la casa che succede?la casa ě mia finché non avrò i soldi?

    • Simone di Saintjust 24 giugno 2018 at 15:29

      Se non c’è accordo (o non ci sono soldi) per le compensazioni, semplicemente una parte della sua casa diverrà di proprietà degli coeredi di sua moglie.

  • Anonimo 23 giugno 2018 at 23:05

    6 anni fa quando ero ancora fidanzato ho comprato casa dal mio futuro suocero,il prezzo era inferiore al prezzo di mercato visto che da li a poco mi avrei sposato sua figlia, i fratelli erano d’accordo sul prezzo inferiore tanto poi sarei diventato della famiglia e cosi feci comprando casa con denaro tracciato, ora a distanza di 6 anni ho avuto dei problemi con mio cognato e mi ha minacciato che quando non ci saranno più in vita i miei suoceri la casa ritorna alla asse ereditario con la collazione, ora io mi chiedo é possibile tutto ciò? E i soldi che io ho uscito regolarmente per pagare la casa che fine faranno li perdo?e le migliorie che ho fatto durante i lavori in questi 6 anni?posso fare in modo che mio cognato non può prendersi la casa?

    • Simone di Saintjust 24 giugno 2018 at 06:53

      Con la collazione dovranno esserle restituiti i soldi versati al defunto al tempo della compravendita e quelli sostenuti nelle migliorie apportate all’immobile, se è in grado di esibire le fatture. L’unico modo per evitare la collazione è quello di trovare un accordo coi i coeredi di sua moglie.

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