Quali vie di uscita al pignoramento dello stipendio dopo aver perso causa di lavoro? Ho da pagare un mutuo e da rimborsare due prestiti e lavoro solo io in famiglia

Sono un medico dipendente ho 57 anno in seguito ad un licenziamento ho fatto causa al mio ex datore di lavoro in I grado ho vinto e sono stato liquidato della indennità di reintegra (76 mila euro).

Successivamente la sentenza e stata ribaltata e oltre a restituire l'indennità di reintegra debbo per sentenza pagare le spese di condanna per 110 mila. Il mio avvocato ha provato a transare con 70 mila ma loro non hanno accettato e quindi mi hanno pignorato lo stipendio.

Io non ho quella cifra essendo dipendente ho busta paga di 3 mila mensili una famiglia di tre persone da mantenere: moglie non lavora, un mutuo da pagare e due prestiti. Cosa si può fare: è possibile pagare un debito al di sopra delle oggettive possibilità?

Una casa al 50% con moglie di residenza.

Dopo il pignoramento il nuovo datore di lavoro mi può licenziare?

Ci mettiamo nelle ipotesi in cui il mutuo abbia un capitale residuo da rimborsare tale da rendere economicamente svantaggiosa un'azione esecutiva finalizzata all'espropriazione dell'immobile da parte di un secondo creditore diverso dalla banca garantita da ipoteca.

In tali ipotesi potrebbe valutare la possibilità, per continuare a mantenere un livello di vita compatibile con quello condotto fino ad oggi, e poter pagare i debiti accumulati secondo le proprie effettive possibilità, di interrompere i pagamenti dei due prestiti che le sono stati erogati.

Vero è che creditori che hanno concesso i due prestiti potrebbero procedere anch'essi con il pignoramento dello stipendio, ma dovrebbero attendere che il datore di lavoro venisse completamente soddisfatto dal prelievo mensile attualmente in corso, prima di poter esigere la loro quota. Per crediti della stesa natura (in questo caso ordinaria) infatti, non può insistere sullo stesso stipendio, più di un pignoramento (rectius, per tutti i crediti ordinari non può essere pignorata una quota dello stipendio superiore al 20%).

In assenza di altri motivi oggettivi, il datore di lavoro non può licenziarla solo per aver avuto ragione in una causa civile.

Per il futuro, e data la situazione, sarebbe comunque consigliabile trasferire l'intera proprietà alla sua consorte (o la parte di proprietà del debitore ai figli), anche se ciò comporta, naturalmente altri rischi.

19 agosto 2018 · Annapaola Ferri

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