Truffa dei diamanti venduti a prezzi gonfiati in banca – Proposto il rimborso in cambio di scarico responsabilità: associazioni consumatori non ci stanno

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Anche io, come molti, sono caduto nella truffa, perpetuata da Unicredit e IDB, dei diamanti, proposti, come investimento, a prezzi gonfiati e con quotazioni false.

Con questo scherzetto ci ho rimesso quasi ventimila euro, pazientemente accumulati negli anni.

Qualche giorno fa, mi è arrivata una lettera di Unicredit, in risposta a una mia richiesta tramite PEC.

Dunque, Unicredit mi ha proposto un rimborso dell’intera quota versata, in cambio però, di una dichiarazione di manleva (o scarico responsabilità), verso IDB, ovvero la società fallita che vendeva i diamanti.

Non ho, però, accettato per sospetto e soprattutto per questione di principio.

Cosa vogliono ottenere e cosa è consigliato fare in questo caso?

Ne avevamo parlato in questo intervento, della grande truffa, scoperta dalla Guardia di Finanza, ai danni di onesti consumatori che avevano investito i risparmi di una vita in diamanti di pessimo valore, fatti passare per preziosi e fatti pagare a cifre folli, proposti dagli intermediari delle Banche come rendimento sicuro.

Ebbene, ci sono degli sviluppi nella vicenda.

Unicredit, ad esempio, ha richiesto di firmare uno scarico di responsabilità verso la società venditrice dei diamanti IDB (Intermarket Diamond Business spa), per restituire la cifra totale investita ad alcuni clienti.

Si legge nel contratto transattivo che la banca sottopone ai clienti che hanno investito in diamanti che dichiara di accettare la somma di cui al precedente art. 3, oltre che a titolo di prezzo per la vendita dei diamanti, anche a titolo transattivo e a stralcio e chiusura di ogni pretesa e contestazione di qualsiasi natura….. di non aver più nulla a che pretendere da parte di Unicredit e del Fallimento Idb nonché dalle società del gruppo Unicredit e/o dai dipendenti di Unicredit e/o dai dipendenti/collaboratori delle società del gruppo Unicredit, rinunciando a qualsivoglia azione nonché a tutti gli atti e/o diritti e/o domande e/o eccezioni e/o ragioni e/o pretese nei confronti di Unicredit e del Fallimento Idb relative all’acquisto dei diamanti per i fatti dedotti e/o deducibili di cui alle premesse, rinunciando altresì sin d’ora a presentare citazioni, ricorsi, esposti, denunce, querele (o, se già presentate, obbligandosi a ritirarle) e a costituirsi parte civile nei confronti di Unicredit, dei dipendenti e di qualsiasi altro collaboratore e dipendente della banca e di altra società del relativo gruppo bancario e dei relativi dipendenti e/o collaboratori nonché nei confronti del Fallimento Idb”.

In parole povere, la banca chiede l’impegno del cliente a non avanzare pretese e a non muovere contestazioni di qualsiasi natura non soltanto nei confronti di Unicredit ma anche verso l’ex società Idb, alias la società di diamanti Intermarket Diamond Business spa, fallita a inizio anno proprio sotto il peso dell’inchiesta in corso che a febbraio ha condotto al maxi sequestro da oltre 700 milioni di euro.

Il rimborso proposto da Unicredit è pari al 100% del valore inizialmente investito nella pietra preziosa.

A diversi legali ed associazioni dei consumatori, però, è parso insolito che Unicredit chieda la manleva anche sulle responsabilità della Idb in fallimento, nei confronti della quale per l’associazione dei consumatori i clienti della banca dovrebbero essere lasciati liberi di agire

Quel che sembra di capire è che, nel caso in cui i clienti firmassero quel contratto con quella doppia manleva, la procedura di fallimento potrebbe trarne qualche beneficio, diventando verosimilmente più snella e veloce, con un monte creditori ridotto.

Unicredit, intanto, fa sapere che per propria policy non commenta i procedimenti in corso e che collaborerà con le autorità competenti e continuerà a offrire servizi di assistenza ai clienti interessati.

L’iniziativa avviata già nel corso dello scorso anno prevede il riacquisto delle pietre dai clienti al valore a suo tempo pagato.

Per tutta risposta, diverse associazioni dei consumatori, tra cui Aduc, hanno consigliato di non firmare, ed hanno inviato una richiesta di spiegazioni ad Unicredit, segnalando la pratica presso gli uffici preposti.

4 Marzo 2019 · Patrizio Oliva

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