Successione di mio suocero senza testamento - A chi spetta eredità se mio marito è già morto?

Mio marito è venuto a mancare due anni fa per una brutta malattia: il padre, mio suocero, che a sua volta era vedovo, è deceduto due giorni fa, lasciando una grossa eredità.

Mio marito era figlio unico, e dalla nostra relazione abbiamo avuto due splendidi figli.

Mio suocero, invece, ha una sorella più piccola ancora in vita.

Ora vorrei sapere, dato che mio suocero non ha fatto testamento, chi riceverà l'eredità?

Io e i miei figli o la sorella?

Se un figlio è premorto (venuto a mancare prima dell'apertura della successione) e ha a sua volta figli, questi ereditano la parte che gli sarebbe toccata dividendola tra loro sempre in parti eguali, in base al diritto di rappresentazione (Codice Civile articoli 467-469).

Questo stabilisce che i figli subentrano al genitore che non può (per morte o rinuncia) succedere al de cuius.

Ai fratelli del de cuius (correlati), in questo caso (vista la presenza di discendenti in linea retta) non va niente.

Ma nemmeno a lei.

Infatti, in base a quanto esplicato nell'articolo 149 del Codice civile, il matrimonio si considera sciolto con la morte di uno dei coniugi.

Lei, pertanto, non ha più niente a che fare, a partire dalla morte di suo marito, con il de cuius (suo suocero).

Pertanto, venendo alla suo domanda i suoi figli riceveranno in quote uguali (50% e 50%), l'eredità di suo suocero: la successione in questo caso spetta a loro.

Ecco uno schema molto utile che può semplificare la questione in materia di successione senza testamento:

La successione legittima - devoluta per legge - si apre solo se non c'è un testamento valido oppure se il testamento non dispone sull'intero patrimonio del defunto, ma solo su singoli determinati beni. In quest'ultimo caso la successione legittima si apre limitatamente alla parte di patrimonio non attribuita per testamento. Il patrimonio del defunto, in caso di successione legittima, viene devoluto ai parenti del defunto a partire da quelli a lui più vicini (figli e coniuge) e via via fino a quelli più lontani sino al sesto grado di parentela. Nel caso in cui non vi siano parenti entro il sesto grado l'eredità si devolve a favore dello Stato. Qui di seguito si indicano le quote che spettano ai beneficiari nei casi più comuni. È opportuno precisare che i fratelli e gli ascendenti possono diventare eredi soltanto se il defunto non aveva figli, quindi non sono possibili ipotesi di concorso tra i figli e i fratelli/ascendenti del defunto. Figli - in assenza di coniuge ai figli spetterà l'intero patrimonio diviso in parti uguali tra loro. Coniuge -  in assenza di figli, ascendenti e fratelli, al coniuge spetterà l'intero patrimonio. Concorso tra figli e coniuge -  nel caso di un solo figlio, allo stesso spetta la metà del patrimonio e al coniuge spetta la restante metà. Nel caso di più figli al coniuge spetta un terzo del patrimonio, ai figli spettano i restanti due terzi in parti uguali tra loro. Fratelli -  i fratelli del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi sia il coniuge, i fratelli e le sorelle succedono nell'intero patrimonio del defunto, in parti uguali tra loro (i fratelli unilaterali, peraltro conseguono la metà della quota che conseguono i germani). Genitori - i genitori del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi siano né coniuge né fratelli, ai genitori, o all'unico genitore sopravvissuto, spetterà l'intero patrimonio. Ascendenti - gli ascendenti del defunto possono essere chiamati a succedere nella successione legittima soltanto nel caso in cui il defunto non abbia figli. Nel caso in cui non vi siano né coniuge, né fratelli, né genitori succedono per una metà gli ascendenti della linea paterna e per l'altra metà gli ascendenti della linea materna. Se gli ascendenti non sono di pari grado l'eredità è devoluta al più vicino senza distinzioni di linea. Concorso tra genitori e fratelli - se con i genitori o con uno soltanto di essi concorrono fratelli e sorelle del defunto, tutti sono ammessi alla successione per capi (per cui l'eredità viene suddivisa in tante parti quanti sono i soggetti chiamati all'eredità), purché in nessun caso la quota in cui succedono i genitori o uno di essi sia inferiore a metà. Concorso tra ascendenti, fratelli e coniuge - al coniuge sono devoluti i due terzi del patrimonio se concorre con ascendenti legittimi e con fratelli e sorelle ovvero con gli uni e con gli altri. In quest'ultimo caso la parte residua (un terzo del patrimonio) è devoluta agli ascendenti e ai fratelli e sorelle per capi (per cui l'eredità viene suddivisa in tante parti quanti sono i soggetti chiamati all'eredità) salvo in ogni caso agli ascendenti il diritto a un quarto del patrimonio.

  1. in caso di rinuncia o premorienza possono essere rappresentati solo i discendenti e i fratelli. Ciò significa che quando i figli e i fratelli del defunto sono premorti oppure rinunciano all'eredità, subentrano nei loro diritti i rispettivi discendenti, in virtù della cosiddetta rappresentazione. In questo caso l'eredità si divide per stirpi, cioè si attribuiscono le quote che spetterebbero ai soggetti premorti o rinuncianti, e queste vengono a loro volta divise tra i rispettivi discendenti.
  2. esempio di successione per stirpi (e non per capi) - il de cuius lascia due figli, Primo e Secondo, i quali a loro volta hanno due figli ciascuno. Se Primo e Secondo rinunziano all'eredità, si avrà delazione per rappresentazione a favore dei figli. Se anche uno dei figli di Primo rinunzia all'eredità, la sua quota si accresce solo a favore dell'altro figlio di Primo, non anche a favore dei due figli di Secondo, come invece si avrebbe se i quattro succedessero (per rappresentazione) per capi e non per stirpi.
  3. esempi di divisione per stirpi (e non per capi) - alla morte di Tizio i suoi due figli, Caio e Sempronio, sono entrambi premorti, lasciando rispettivamente Caio tre figli (Primo - Secondo - Terzo) e Sempronio quattro figli (Quarto - Quinto - Sesto - Settimo e Ottavo); quest’ultimi sono viventi e raccolgono la metà dell'asse ereditario dividendolo, poi, per capi in quattro parti uguali. I figli di Caio invece sono morti e hanno lasciato rispettivamente, due, quattro, e tre figli. Della metà del patrimonio (di Tizio) spettante a Caio si faranno tre parti uguali, una delle quali va i figli di Primo (1/2 ciascuno) un'altra andrà ai figli di Secondo (1/4 ciascuno) e l'ultima parte andrà ai figli di Terzo (1/3 ciascuno).
  4. coniuge e ascendenti non possono essere rappresentati in caso di rinuncia o premorienza; in caso di premorienza di entrambi i genitori del de cuius succedono per una metà gli ascendenti della linea paterna e per l'altra metà gli ascendenti della linea materna. Se gli ascendenti non sono di pari grado l'eredità è devoluta al più vicino senza distinzioni di linea.
  5. discendenti e ascendenti chiamati all'eredità devono intendersi compresi entro il 6° grado di parentela.
  6. nell'illustrazione  per fratelli vanno intesi fratelli e sorelle.

30 novembre 2017 · Andrea Ricciardi

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