Sovraindebitata che non riesce più a pagare – C’è un modo per uscirne?

Vi spiego la mia situazione nella speranza che qualcuno possa darmi indicazioni utili.

Ho uno stipendio mensile di € 1.150,00 (gia’ decurtato di 205€ per cessione del quinto), inoltre ho una rata di 100€ (carta revolving compass), altra rata di 364 € per finanziamento compass e 320€ per finanziamento ubi banca.

Ovviamente non riesco più a pagare.

C’e’ un modo per uscirne? Chiedere di diminuire l’ammontare delle rate? A chi mi posso rivolgere per un aiuto.

Io vorrei pagare tutto ma con rate piu’ piccole.

Potremmo parlare di consolidamento del debito, quella operazione per cui una finanziaria si fa carico di tutte le posizioni del debitore e poi spalma il piano di rientro su un numero di anni tale per cui la rata diventa sostenibile per quel debitore. Ma pare che queste finanziarie esistano solo nel Paese delle meraviglie, là dove viveva Alice: nel mondo reale sono rimasti solo gli spot pubblicitari.

Potremmo consigliare al debitore di rivolgersi al giudice attraverso un’associazione di consumatori presente sul territorio in cui vive e redarre un piano nell’ambito della legge 3/2012, finalizzato allo stesso scopo: diluire il debito nel tempo per ciascuno credito, in modo da avere una rata di rimborso complessiva compatibile con le risorse reddituali del debitore e le esigenze minime di vita (pagare l’affitto, le forniture di acqua, luce e gas, e comprare quanto occorre a servire almeno un pasto al dì). Ma poi, come accaduto in passato, il debitore ci scriverebbe che le associazioni di consumatori, che pure vivono di contributi statali, non conoscono le procedure e che lo Stato non ha nemmeno pubblicato le liste degli organismi di composizione delle crisi da sovraindebitamento che dovrebbero assistere il debitore.

Ed allora, non ci resta che suggerire il vecchio sistema: se il debitore non ha beni immobili di proprietà, che potrebbero essere ipotecati ed espropriati, l’unica soluzione a chi non riesce più ad andare avanti è quella di interrompere i pagamenti a pioggia. I creditori che vorranno ottenere il rimborso di quanto a loro è dovuto dovranno rivolgersi al giudice.

Nel caso specifico, a fronte di uno stipendio (al netto degli oneri fiscali e contributivi ed al lordo della cessione del quinto) pari a euro 1.355 verrà prelevato alla fonte (presso il datore di lavoro) un importo di euro 271 (dunque, una rata sostenibile). Questo, anche se tutti i creditori decidessero, contemporaneamente, di procedere per via giudiziale.

Occorrerà una certa attenzione per evitare il pignoramento del conto corrente, ma, ormai, sotto questo aspetto, la legge 83/2015 con le modifiche apportate all’articolo 545 del codice di procedura civile, ha reso sopportabile anche una tale evenienza Le somme dovute a titolo di stipendio, salario, altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonché a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore, possono essere pignorate, per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti … dalla legge (in pratica, fino al 20%).

27 Aprile 2016 · Simonetta Folliero

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